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Roma, 4 nov – Non poteva certo mancare un appuntamento in onore dell’anniversario del 4 novembre. Per arrivare a quella data, tuttavia, molto fu il sangue sparso da parte dei nostri valorosi uomini. Lui è Raffaele Libroia e prese parte alla battaglia di Vittorio Veneto.
IL PRIMO A VARCARE L’ISONZO
La storia di Raffaele Libroia inizia il 16 dicembre 1889 a Napoli. A ridosso dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, si iscrisse alla regia accademia militare di Modena uscendone, nel 1912, con il grado di sottotenente come molti altri suoi illustri colleghi. Libroia venne immediatamente affidato all’Arma di Cavalleria di pronto ritorno dalla Libia e, nuovamente, in preparazione al prossimo conflitto. Venne affidato ai Cavalieri di Foggia e, il 24 maggio, Libroia fu uno dei primissimi soldati a varcare il confine del fiume Isonzo. Dopo aver ottenuto la promozione a tenente, Libroia venne richiamato all’interno per svolgere la mansione di istruttore per le nuove reclute.
LA BATTAGLIA DI VITTORIO VENETO
Nel marzo del 1918, dopo la pace di Brest-Litovsk, gli Austriaci poterono concentrare le forze sul fronte italiano. Raffaele Libroia venne promosso a capitano ed affidato alla 9° Armata a totale servizio del Comando Supremo. Il 24 ottobre infuriò la battaglia di Vittorio Veneto. Il 31 ottobre le truppe capitanate da Libroia oltrepassarono la Livenza e, identificati i nemici in fuga, li inseguirono e li combatterono fino alla fine.
L’IMBOSCATA
Il 2 novembre, mentre avanzava rapidamente, il gruppo di Libroia venne fatto bersaglio del cannoneggiamento dei nemici austriaci. Al grido valoroso di “Avanti Savoia !”, Libroia condusse i suoi soldati ad un’ennesima vittoria vincendo i nemici e accaparrandosi le loro armi e munizioni tra cui due cannoni, sei mitragliatrici e una dozzina di cavalli. Dopo l’ultima carica, il soldato cadde al suolo stremato e morì a causa della lacerante ferita alle gambe rimediata in combattimento.
In suo onore gli è stata conferita una medaglia d’oro al valor militare recitante: “All’ordine di attaccare una batteria nemica, che improvvisamente aveva aperto il fuoco su di un fianco del proprio reggimento in marcia, con slancio e coraggio mirabili, alla testa dello squadrone di cui aveva il comando, si avventava impetuosamente contro i pezzi avversari in azione. Fatto segno a violento tiro e gravemente colpito ad ambo le gambe, con perseverante, indomabile audacia, incurante dello strazio prodottogli dalle doloranti ferite, riunite in uno sforzo supremo tutte e sue energie ed incitato, col suo fulgido esempio, il proprio reparto, perseverava con esso nell’arditissima carica, trascinandolo sui pezzi tuttora fumanti, e nell’attimo in cui li conquistava, colpito a morte, lasciava gloriosamente la vita sul campo”.
Tommaso Lunardi

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