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Roma, 13 lug – Il Polesine è stato una terra di grandi aviatori, in particolare dirigibilisti che originavano tutti dalla zona di Rovigo o della bassa padovana. Allo stesso modo, grandi marinai provennero dalla terra di Napoli e dalle zone limitrofe. Il loro valore si è dimostrato spesso sul campo di battaglia, dove persero la vita e dove il loro corpo non venne mai ritrovato: il mare.

Il sommergibilista

Era di Napoli anche Gennaro Maffettone ed era piuttosto giovane, era nato – infatti – il 26 aprile 1918. Il mare era la sua passione, il porto partenopeo, la navigazione. Per questo motivo si arruolò nella Regia Marina nell’ottobre del ’36 frequentando la Regia Accademia Navale di Livorno. Nel giro di 4 anni ottenne la nomina a guardiamarina ed, il 10 giugno 1940, venne imbarcato sul Conte di Cavour.

Tuttavia, nel corso della sua avviata carriera, Maffettone rimase strabiliato dalla figura dei sottomarini. Quei mezzi che avevano seminato il panico nei mari durante la prima guerra mondiale, ora erano i principali mezzi di trasporto e di guerra. Venne trasferito, quindi, al Betasom di Bordeaux dove si imbarcò sul Calvi. Gennaro Maffettone fu autore dell’affondamento di cinque navi mercantili e del danneggiamento di altre due navi nemiche.

La morte nelle Azzorre

Il capitano del Calvi era l’eroe di guerra Primo Longobardo, di 17 anni più grande di Maffettone. L’intento del capitano sardo era quello di attaccare un convoglio formato da una nave da guerra e quattro di scorta. Le imbarcazioni inglesi, però, rilevarono il Calvi nello stesso momento in cui gli italiani riconobbero gli inglesi. Il fuoco nemico fu devastante ed i danni gravissimi. Il Calvi venne fatto risalire e Longobardo ordinò che si facesse fuoco con i cannoni fintantoché non fossero riusciti a mettersi in salvo.

Le cinque navi inglesi martoriarono il sottomarino italiano con una cattiveria inaudita uccidendo gli addetti ai cannoni con delle scariche di mitragliatrice. Gennaro Maffettone, in un gesto di spiccato eroismo, si pose dietro ai cannoni ma un colpo avversario lo disintegrò. I suoi resti giacciono ancora oggi al largo dell’arcipelago portoghese.

In suo onore gli è stata concessa una medaglia d’oro al valor militare: “Giovane ufficiale imbarcato a domanda sin dall’inizio delle ostilità su sommergibile oceanico, si distingueva per slancio, capacità e sereno coraggio durante numerose e lunghe missioni di guerra spesso coronate da successo. Compiva sempre a bordo della stessa unità, prima in qualità di Ufficiale di Rotta e quindi come Ufficiale in seconda, circa ottomila ore di moto, con un totale di naviglio avversario affondato di 62.680 tonnellate. Nel corso di attacco a convoglio fortemente scortato, l’unità veniva avvistata e sottoposta a dura caccia da parte di forze preponderanti. Costretta ad emergere per i gravi danni subiti, impegnava impari ed aspro combattimento in superficie contro l’unità attaccante reagendo con il fuoco di tutte le sue armi e con i siluri. Caduto il Comandante e falcidiata la maggior parte degli uomini in coperta, mentre l’unità più volte colpita era in preda ad incendio, con mirabile spirito aggressivo seguitava a dirigere il tiro del pezzo di poppa incitando l’equipaggio alla resistenza estrema, fino a che mortalmente colpito dal ravvicinato e nutrito fuoco avversario, scompariva in mare dopo aver dato tutto se stesso per la grandezza della Patria”.

Tommaso Lunardi

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