Roma, 26 mag – Il 25 maggio è una data tristemente famosa nella storia della geografia. Il 25 maggio 1928, infatti, si consumava la tragedia del dirigibile Italia precipitato in mare con il suo equipaggio mentre cercava di tornare dal Polo Nord per una missione esplorativa. Sono due, in particolare, i partecipanti a quella spedizione che vogliamo ricordare in questo articolo: Renato Alessandrini e Aldo Pontremoli. Renato nacque a Roma l’11 agosto 1890 e, fin dal 1914, lavorò allo Stabilimento Costruzioni Aeronautiche della capitale. Alessandrini partecipò, inoltre, alla prima transvolata del dirigibile Norge, probabilmente il primissimo velivolo che abbia mai raggiunto l’Artide. Aldo Pontremoli nacque, invece, a Milano il 19 gennaio 1896 da una famiglia di origine ebraica. Aldo partecipò alla prima guerra mondiale dove venne insignito di una croce di guerra e di una medaglia d’argento al valor militare. Terminata la guerra, Pontremoli poté laurearsi in fisica e, di li a pochi anni, con Enrico Fermi ed Enrico Persico vinse il primissimo concorso per la cattedra di fisica teorica.
Alessandrini e Pontremoli si conobbero nel 1928 quando vennero chiamati a Roma per partecipare alla spedizione esplorativa al Polo Nord curata dal generale Umberto Nobile. Il dirigibile Italia arrivò a destinazione il 23 maggio 1928. Il 25 maggio, però, si persero completamente le tracce sia del dirigibile che del suo equipaggio. I superstiti vennero ritrovati il 12 luglio da un rompighiaccio sovietico che passava per puro caso da quelle parti. Gli esploratori erano tutti al riparo di una tenda di fortuna costruita con i mezzi di emergenza e poi coperta con il telo rosso del dirigibile da qui il nome di “Tenda Rossa”. Dalle dichiarazioni dei sopravvissuti, il dirigibile era diventato ingestibile a causa di un’avaria ai motori e precipitava a circa 1,8 km/h. Alessandrini si recò sulla poppa per verificare un’eventuale fuoriuscita di gas ma, nello stesso istante in cui giunse sul posto, il dirigibile colpì il durissimo pack cozzandoci contro e distruggendosi. Alessandrini e Pontremoli vennero trascinati via dalla carcassa dell’Italia e nulla si seppe più di loro due.
Il governo della Norvegia permise la costruzione di una lapide commemorativa alle Isole Svalbard dove avvenne la strage, per la precisione, a Tromsø. Il generale Umberto Nobile, sopravvissuto all’incidente, volle commissionare questo simulacro memoriale sul quale fece incidere le parole: “Scritti qui sulla pietra i nomi di quelli che perirono nel naufragio dell’Italia sono vicino ai nomi dei loro soccorritori nel ricordare un’impresa che fu gloria degli uomini oggi testimonianza e memoria della loro comune civiltà”.
Tommaso Lunardi

Commenta