Roma, 26 mag – Il governo si sta fermando a Savona, un nome che continua a non essere gradito al Colle su cui invece Di Maio e, soprattutto, Salvini sembrano irremovibili. Paolo Savona, indicato a Mattarella per ricoprire la carica di ministro dell’Economia, sta generando uno stallo impensabile fino a pochi giorni fa, quando dopo l’incarico a Giuseppe Conte da parte del presidente della Repubblica sembrava tutto fatto per la formazione dell’esecutivo. L’Unione Europea sta quindi a cuore più di ogni altra cosa al capo dello Stato, perché non si vedono altri motivi per impuntarsi e rischiare di far saltare tutto per una singola persona.
Il governo del cambiamento rischia di arenarsi così, a causa di un estenuante braccio di ferro tra Lega e M5s da una parte e Mattarella dall’altra. Matteo Salvini per adesso si è espresso soltanto su Facebook, con un lapidario: “Sono molto arrabbiato”. Ma è chiaro il riferimento al muro eretto dal Colle di fronte al nome di Paolo Savona, che sta così provocando un’inevitabile allungamento dei tempi per la formazione del governo e riapre l’ipotesi di una clamorosa rottura. Neppure il lungo faccia a faccia tra Giuseppe Conte e il capo dello Stato, durato oltre un’ora e mezza, pare aver prodotto risultati concreti a riguardo. Da un lato il Colle mantiene le sue riserve su Savona, dall’altro Matteo Salvini, con l’appoggio dei 5 stelle, non vuol cedere un centimetro.
Il leader della Lega d’altronde ripete lo stesso concetto da giorni, senza giri di parole: o ci fate lavorare come vogliamo per cambiare radicalmente oppure meglio tornare al voto. L’atteggiamento dei Cinque Stelle è più cauto, con Luigi Di Maio che si dichiara ancora una volta soddisfatto: “L’incontro – ha dichiarato Luigi Di Maio dopo il vertice con Salvini e Conte di ieri – è andato molto bene. E’ come se avessimo lavorato sempre insieme, c’è una totale sinergia e sintonia e stiamo lavorando con abbastanza velocità per assicurare il governo del cambiamento”. Senza poi esprimersi sul nome chiave che di fatto sta bloccando tutto, lasciando intendere che in realtà non è una questione irrisolvibile: “Non voglio parlare di nomi. Di questo – commenta secco Di Maio- ne devono parlare il presidente della Repubblica e Conte”. Nel frattempo però Mattarella sembra utilizzare sia veti che diktat, nonostante dica il contrario. Imperativi di opposizione tutti contra personam.
Eugenio Palazzini

1 commento

  1. Spero che Salvini tenga duro, così andiamo a elezioni, i populisti stravincono e ci liberiamo definitivamente della schiuma mondialista, insieme ail maniaco sessuale di Arcore e alla nana dagli occhi de fori.

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