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Roma, 29 set – “Come folgore dal cielo, come nembo dalla tempesta” è il moto dei paracadutisti della Folgore. Un reparto particolarissimo quello delle “truppe della tempesta” se volessimo riprendere la dicitura classica inglese; un corpo quanto mai letale, una morte che piomba dal cielo. Ma chi fu il primo dei paracadutisti?
UN ARDITO CONCENTRATO
Alessandro Tandura nacque il 17 settembre 1893 a Vittorio Veneto. Non era molto alto, sfiorava appena i 160 cm, ma ciò lo rendeva molto agile e leggero. Allo scoppio della Grande Guerra, Tandura viene assegnato al 1° Reggimento Fanteria “Re” di stanza a Sacile. Come altri valorosi soldati, come anche Giorgio Natale Gherlinzoni, anche Tandura combatté sul Monte Podgora ma ivi venne gravemente ferito ad un braccio. Il 16 maggio 1916 il caporale veneto, finalmente, poté ritornare dai suoi uomini e, nel settembre dello stesso mese, venne trasferito al Deposito del 77° Reggimento Fanteria “Toscana”. Nei mesi a seguire, Tandura venne affidato alla custodia dei depositi di mitragliatrici del Reggimento “Brescia” finché, nell’ottobre 1917, non ottenne la nomina a sottotenente di complemento. Tandura, però, ricadde nei dolori della malattia che lo costrinsero ad allontanarsi dal fronte fino al dicembre dello stesso anno.
ALESSANDRO L’ICARO ITALIANO
Il 27 dello stesso mese, il giovane soldato chiese insistentemente, malgrado il non totale recupero fisico, di entrare a far parte del 20° Reggimento d’Assalto delle “Fiamme Nere” che diverrà famoso con il nome di “Arditi”. Con loro, Tandura combatterà in tutti gli scontri del Basso Piave e, il 28 aprile 1918, ottenne la promozione a tenente di complemento. Nell’estate del 1918, l’ardito partecipò alla vittoriosa Battaglia del Solstizio finché, dopo pochi giorni, non venne contattato dal tenente colonnello Dupont. Tra il 9 ed il 10 agosto, infatti, Tandura si sarebbe dovuto lanciare da un aereo guidato dall’asso canadese Barker e dal capitano inglese Benn in territorio veneto, allora occupato dal nemico dalla rotta di Caporetto. Nella notte fatidica il meteo non fu dalla parte degli eroi. Un violento temporale si abbatté sul nord-est ma, dimentichi della paura, i tre partirono comunque e Tandura venne lanciato, come da manuale, in territorio nemico. Atterrato parecchio distante dal punto di arrivo, il soldato non si diede per vinto; raccolse alcuni soldati e rivoltosi e boicottò gli Austriaci rallentandoli ed impedendoli nella loro avanzata verso il sud Italia. Tandura fu costretto a vivere in una grotta alcuni giorni ma, alla fine, i nemici lo catturarono. Il soldato riuscì a scappare una volta ma, catturato nuovamente, venne posto su di un treno diretto ad un campo di lavoro in Serbia. Durante un’avaria del treno, però, il soldato agilmente scappò dal treno scivolando dal finestrino e nascondendosi tra la boscaglia. Salvatosi per puro miracolo, Tandura non aspettò un secondo e si ricongiunse con i suoi compagni a Vittorio Veneto, pronto a sferrare il colpo finale ai nemici. Alla fine del conflitto, stremato Alessandro Tandura ottenne la medaglia d’oro al valor militare con incise sopra le seguenti parole: “Animato dal più ardente amor di Patria, si offriva per compiere una missione estremamente rischiosa: da un aeroplano in volo si faceva lanciare con un paracadute al di là delle linee nemiche nel Veneto invaso, dove, con alacre intelligenza ed indomito sprezzo di ogni pericolo, raccoglieva nuclei di ufficiali e soldati nostri dispersi, e, animandoli col proprio coraggio e con la propria fede, costituiva con essi un servizio di informazioni che riuscì di preziosissimo ausilio alle operazioni. Due volte arrestato e due volte sfuggito, dopo tre mesi di audacie leggendarie, integrava l’avveduta e feconda opera sua, ponendosi arditamente alla testa delle sue schiere di ribelli e con esse insorgendo nel momento in cui si delineava la ritirata nemica, ed agevolando così l’avanzata vittoriosa delle nostre truppe. Fulgido esempio di abnegazione, di cosciente coraggio e di generosa, intera dedizione di tutto se stesso alla Patria”.
Il soldato di Vittorio Veneto difenderà e libererà la sua città natale ma questo non lo porterà via dal mondo della divisa. Sempre da militare, infatti, cadrà in Somalia, a Mogadiscio, il 29 dicembre 1937. Di lui parlerà così il capitano Wedgwood: “Non ho mai visto un uomo più coraggioso di questo Piccolo soldato italiano, il più valoroso soldato del mondo”.
Tommaso Lunardi

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