Roma, 24 giu – Luigi Lama nacque ad Aosta il 12 gennaio 1891 da una famiglia romagnola, e fin dalla giovane età fu educato all’amore per la Patria e al senso del dovere. Completò la Scuola Militare di Modena nel settembre del 1911 ottenendo il grado di sottotenente nel 33° Reggimento Fanteria, con il quale in seguito partecipò nel 1913 alla campagna di Libia. Nel 1915 fece ritornò in patria per superare la Scuola di applicazione d’Arma dove ottenne il grado di tenente e venne assegnato al X° Battaglione Indigeni in Libia dopo l’inizio della Grande Guerra. L’anno successivo passò a far parte delle Truppe coloniali della Cirenaica come capitano riuscendo in seguito, dopo numerose richieste, a rientrare in Italia per partecipare alla guerra contro l’Austria sul fronte alpino.
Giunto al fronte nell’ottobre del 1917, venne assegnato al 87° Reggimento. Appena un mese dopo, in seguito alla dolorosa disfatta di Caporetto, Lama venne incaricato di provvedere alla riorganizzazione del VII° Reparto d’assalto. Nei mesi successivi ottenne una licenza durante la quale fece visita alla famiglia, ma questa fu interrotta bruscamente quando Lama venne informato dell’inizio della feroce battaglia del Montello in cui era coinvolto il reparto sotto il suo controllo. Dopo essersi congedato dalla famiglia raggiunse di nuovo il fronte, dove tra il 19 e 20 giugno 1918 si riaccesero i sanguinosi scontri sul Montello. Il maggiore Lama prese il controllo delle truppe e guidò in prima linea l’assalto alle posizioni austriache. Durante gli ultimi attacchi decisivi per respingere il nemico dal monte i soldati italiani sfondarono le linee nemiche, scontrandosi in eroici e violenti combattimenti all’arma bianca.
Il maggiore Lama, impegnato anch’esso nello scontro corpo a corpo al fianco dei suoi soldati, venne trafitto da una baionetta austriaca che pose fine alla sua audace e impavida vita. Il 23 ottobre 1921 gli venne conferita la Medaglia d’oro al valore militare con la seguente motivazione: “Ufficiale di preclare virtù, saputo che il proprio battaglione era impegnato in un’azione, interrompeva volontariamente la licenza invernale, appena iniziata, per accorrere al suo posto d’onore e di pericolo. Assunto il comando di battaglione, in circostanze particolarmente critiche, riusciva, con singolare perizia e con l’ascendente del suo valoroso esempio, a trascinare all’assalto truppe già scosse, ed a giungere per primo sulla tanto contesa posizione nemica, ove cadde trafitto al cuore da baionetta austriaca”
Nicola Ravelli

1 commento

  1. Perfetto, la vera storia d’Italia, sarebbe da insegnare sin dalle elementari…….e non solo…….dovrebbero studiarla quelle vomitevoli facce di bronzo dei comunistoidi piddini ,da oliviro toscano a martino martina, dalla bonina alla varetta di skypd24 , quelle che ci raccontano le cazzate di profughi e naufraghi……..mentre sono le ong mafiose che li caricano praticamente sulla spiaggia libica……….gli italiani sono troppo buoni ma non coglioni……..e gli eroi di cui raccontate le epiche imprese sono offesi e dimenticati da questi politici sinistri che pensano solo agli africani negri ed alla sostituzione razziale.

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