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Roma, 5 mag – Il 5 maggio 1826 nasceva, a Casale Monferrato, Eleuterio Pagliano eroe del Risorgimento milanese. All’età di soli dieci anni, Pagliano entrò all’accademia di Brera per le particolari doti artistiche dimostrate già precocissimo. Le sue prime pubblicazioni risalgono al 1846 con la presentazione della “Vergine Miracolosa” e nel 1851 ottenne addirittura la commissione di re Carlo Alberto per il “S. Luigi Gonzaga”.
Come i più famosi fratelli Induno, anche Eleuterio Pagliano divenne famoso come “pittore – soldato”; infatti, partecipò animatamente alle Cinque giornate di Milano durante le quali realizzò uno splendido acquerello nel quale possiamo vedere, nel bel mezzo della battaglia, un soldato rivoluzionario che fa sventolare libera al vento la bandiera tricolore.
Pagliano si legherà molto strettamente con il bersagliere Luigi Manara con il quale combatterà a Roma a difesa della Repubblica Romana. Al condottiero realizzerà un meraviglioso dipinto “La morte di Luciano Manara” esposto oggi a Roma.
L’esperienza della guerra segnò profondamente le sue tematiche. Innanzitutto iniziò a dipingere en plen air alla moda impressionista e cominciò a rappresentare elementi patriottici come “Lo sbarco dei cacciatori delle Alpi a Sesto Calende il 23 Maggio del 1859”, un quadro meraviglioso in cui si possono vedere due navi colme di soldati intenti ad attraccare al porto di Sesto Calende e, volendo autocelebrarsi, Eleuterio Pagliano si ritrasse tra i presenti nella folla assieme Gerolamo Induno, Ippolito Nievo ed altri importanti garibaldini. Questo quadro è davvero rivoluzionario in quanto sembra davvero che i personaggi al suo interno assumano una posa cinematografica e siano assorti completamente nei loro pensieri e nelle loro preoccupazioni.
Pagliano, tra le altre cose, realizzò due meravigliosi ritratti di Garibaldi, anziano e pensoso quasi mosso da quel sentimento di pathos senile caratterizzante le opere dell’epoca classica. Altrettanto famosa è l’opera “La presa del cimitero di Solferino” nella quale possiamo vedere un manipolo di soldati austriaci che scappa dai zuavi francesi all’interno di un cimitero nei pressi del paesino mantovano. In maniera alquanto polemica verso l’orrore della battaglia, Eleuterio preferì rappresentare solo “dei semplici muri biancastri di un cimitero, a pochi isolati austriaci in fuga, a quattro o cinque zuavi che li mettono in isgomento”. Ancora una volta notiamo che il fulcro della scena non è rappresentato dai soldati che scappano ma bensì dalla desolazione del luogo, bianco e neutro, assoluto da ogni legame con la realtà di sangue e odio in cui era invischiato.
Eleuterio Pagliano continuerà la sua fiorente attività di pittore fino alla sua morte, avvenuta in Milano il 5 gennaio 1903.
Tommaso Lunardi



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