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Eroi dimenticati: Silvano Buffa, l’alpino del Mali Spadarit

by Tommaso Lunardi
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Roma, 9 mar – “Va’ dal capitano e digli che lascio il comando della compagnia perché muoio. Ho fatto il mio dovere fino all’ultimo. Come mi hanno ordinato, sono arrivato in cima allo Spadarit. Viva l’Italia!”. Così se ne andava Silvano Buffa, medaglia d’oro al valor militare, leggenda del corpo degli Alpini.

L’avvocato

Silvano Buffa nacque il 15 maggio 1914 a Trieste da genitori originari di Pieve Tesino. Grande appassionato dello studio dei classici, frequentò il liceo classico nel suo paese natale per poi laurearsi in giurisprudenza a Padova. La sua brillante carriera da studente e di avvocato continuò fino alla fine degli anni ’30.

In quegli anni frequentò il corso allievi ufficiali e lo terminò con il grado di tenente prestando servizio in prima nomina. Sul fronte occidentale si distingue e ottiene una Croce di Guerra al Valor Militare. La sua bontà d’animo e il suo amor di patria hanno appena consacrato la leggenda dell’avvocato più brillante d’Italia.

Con il battaglione “Feltre” viene inviato in Grecia a combattere per la conquista della penisola. I partigiani greci, tuttavia, riescono a rapire Buffa. L’avvocato, sprezzante del pericolo, si liberò dalla morsa della morte e scappò ritornando dai suoi compagni e riprendendo il comando del battaglione.

Il suo coraggio venne riportato dal cappellano della “Feltre” che celebrò “le preclare virtù militari del ten. Silvano Buffa, l’indomito coraggio e l’altissimo sentimento del dovere, accompagnati da una sentita fede religiosa”.

La morte sul Mali Spadarit

Nel marzo del 1941, le truppe italiane si ammassarono in Albania al confine con la Grecia. Era imminente una pesante offensiva ai danni delle truppe elleniche per cercare di conquistare una volta per tutte la penisola ionica.

Il 10 dello stesse mese, mentre comandava la sua compagnia alla conquista del monte venne ferito mortalmente. Ferito e agonizzante lasciò il comando ad un altro ufficiale suo compagno ma continuò ad incitare i suoi soldati all’attacco.

Per il suo gesto di valore gli venne conferita la medaglia d’oro al valor militare: “Durante l’attacco di una munitissima posizione nemica, essendo rimasto ferito il comandante di compagnia, assumeva arditamente il comando del reparto e dava costante prova di calma, fermezza, capacità ed indomito valore, riuscendo, col suo esempio trascinatore, a condurre i suoi uomini fin sulla vetta violentemente contrastata dall’avversario. Giunto valorosamente fra i primi sull’obbiettivo e colpito mortalmente, riusciva, dimentico del suo stato e con superbo esempio del più alto sentimento del dovere, ad impartire gli ordini per l’ulteriore proseguimento dell’azione. Nell’affidare poi ad altro ufficiale il comando della compagnia, ordinava al suo porta-ordini di comunicare al superiore comando che egli aveva assolto in pieno il proprio dovere ed era riuscito a raggiungere la difficile meta. Chiudeva la sua nobile esistenza al grido di «Viva l’Italia»”.

Tommaso Lunardi

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1 commento

Paola Mauretto 17 Dicembre 2021 - 9:27

Sia reso onore all’ardimento dei nostri soldati e insieme alla loro bonta’. Mandati allo sbaraglio nella campagna di Grecia, una assurda guerra voluta per un ripicco di Mussolini, sono stati i soldati peggio guidati del mondo, mandati a morire di fame e congelamento sui monti della Grecia. Non si sono persi e han ben meritato del nostro ricordo

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