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Roma, 9 mar – In un anno esatto, -84mila lettori. I dati, appena resi noti da Ads Accertamenti Diffusione Stampa sulle vendite dei quotidiani in Italia e rielaborati da Prima online, certificano ancora una volta la crisi dei giornali. A partire proprio da quelli che hanno la pretesa di dettare linee e orientamenti. Se si confrontano i numeri della diffusione del mese di gennaio 2019 con quelli dello stesso mese del 2018 dei primi quindici quotidiani italiani, il saldo è ancora una volta eloquente: -84mila copie solo nell’ultimo anno. La sofferenza è praticamente generalizzata, anche accoppiando i dati delle edizioni cartacee con quelli delle digitali.

Una crisi dettata dalla perdita di credibilità

Una delle chiavi di lettura della crisi di questi giornali è che hanno scelto di moralizzare invece di informare. Anche l’utilizzo dei “titoli bomba” – tradotti in continui presunti allarmi per il Paese – senza reale sostanza non hanno evidentemente premiato. Il Corriere della Sera, principale giornale nazionale, passa da 290mila copie a 280mila, con un -3,63 per cento. La Repubblica registra una lieve inversione di tendenza dopo mesi da incubo (con relativo cambio del direttore) e risale a 201mila copie dalle 199mila del gennaio 2018. Un + 0,95 per cento che non è detto faccia primavera, visto che il giornale fondato da Eugenio Scalfari perde il 2,64 per cento rispetto al mese di dicembre 2018.

Per non parlare de Il Sole 24 Ore, uscito malconcio proprio da uno scandalo che ha avuto al centro il reale numero di copie digitali vendute: -5,68 per cento e copie ferme a 163mila, come dire 10mila in meno rispetto a un anno fa. Va ancora peggio alla La Gazzetta dello Sport. La “rosea” colleziona un -9,66 per cento perdendo 15mila lettori e assestandosi a 145mila copie. Profondo rosso anche per un altro quotidiano trés chic e politicamente corretto, come La Stampa: -11,93 per cento e copie ridotte complessivamente a 144mila.

Gli abbonamenti salvano i vescovi

L’unica testata a registrare un sostanziale miglioramento è Avvenire: il quotidiano dei vescovi, sesto per diffusione, cresce da 112mila a 119mila copie del gennaio 2019, con le copie che arrivano non tanto dall’edicola quanto dagli abbonamenti. Il resto è un bollettino di guerra che certifica la lontananza del sistema informativo dagli italiani, e del resto basta osservare le posizioni tenute rispetto alle scelte del governo per averne una puntuale conferma. Alcuni giornali hanno scientemente denigrato la maggioranza del Paese in quanto ‘cattivi elettori’, con ciò alienandosi potenziali lettori e rinunciando a recuperare quelli che, anni fa, erano loro proprio lettori.

Perdono copie anche Il Resto del Carlino (-5,27 per cento), Il Corriere dello Sport (-8,62), La Nazione (-4,55), Il Gazzettino (-3,96), Il Giornale (-15,73 e in crisi davvero preoccupante), Il Giorno (-1,09), Tuttosport (-9,75) e Il Fatto Quotidiano (-2,22). Dati ancora più negativi se si guardano le sole copie vendute in edicola. Negli ultimi cinque anni le principali testate hanno perso tra il 30 e il 40 per cento dei propri lettori, ma non la pretesa di educare (o rieducare) gli italiani piuttosto che informare. Una missione che sembra sempre più destinata a perdersi nel deserto. Delle vendite.

Fabrizio Vincenti

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5 Commenti

  1. Giornali……..????? Un continuo latrare comunistoide, notizie false e farlocche ,inchieste costruite ad arte,nauseabonda litania anti italiana ed immigrazionista………dovrei comprare un giornale dove si inneggia all’invasione negroide e si tacciono gli ignobili crimini compiuti dalla fecciaglia africana e dalla mafia slavo-nigeriana………per non parlare della ignobile difesa a priori del lerciume sinistro asociale……….auguri.

  2. Una cosa certa è questa: i giornaloni non hanno più il primato di fare notizie e non sono più corpo intermedio nei media anche grazie al fatto dell’ avvenuto di altre testate giornalistiche. Ben Venga un quotidiano come Il Primato che rompe giustamente le uova nel paniere e promuove la libertà di espressione e il pluralismo d espressione.

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