Roma, 12 mar – La demografia diviene una scienza fondamentale per un paese nel momento in cui, per cause più o meno insondabili, le coppie smettono di far figli o si limitano a farne circa uno per coppia. Questo andamento, se sommato al progressivo allungamento della vita che comporta una maggior spesa pubblica in fatto di pensioni, può creare seri problemi alla stabilità economica e sociale della nazione. E non stiamo prendendo il caso dell’Europa e dell’Italia del 2019, le quali sono state investite negli ultimi decenni da un flusso migratorio afro-islamico degno di un’invasione, grazie al quale sono approdate su questa sponda del Mediterraneo persone con tutt’altri usi e costumi rispetto ai nostri e con una conseguente propensione alla natalità impressionante se paragonata con la nostra. Qualche numero renderà chiara la situazione che ci troviamo a vivere.

L’Africa cresce vertiginosamente

L’Europa si è assestata su un numero di abitanti che conta circa 510 milioni di individui, i quali invecchiano paurosamente senza che un’altra generazione a sua volta nasca. L’Africa, al contrario, è cresciuta vertiginosamente sino a raggiungere il miliardo e 250 milioni di abitanti, di cui il 40% ha meno di quindici anni. E questo popolo di giovani viene spinto verso nord da una differenza di qualità della vita ancora innegabile e da una campagna incessante organizzata in modo capillare dalle organizzazioni di trafficanti di uomini che mirano a sradicare i giovani dalla loro patria. Quando parliamo di campagna pubblicitaria per far muovere le persone facciamo riferimento alla pubblicità in senso stretto, dunque anche cartelloni issati nelle città e riportanti tariffari, contatti e promesse mirabolanti. Non in pochi paesi questo genere di messaggistica è stata vietata per legge.

Secondo un’inchiesta effettuata dall’Istituto Gallup nel 2016, il 42% dei giovani africani con un’età tra i 15 e i 24 anni ha intenzione di migrare. Stessa cosa vale per il 32% dei diplomati. Queste due percentuali, in costante crescita, se inserite nella previsione demografica che va sino al 2050, chiariscono come il popolo europeo sia destinato a scomparire: ebbene, entro quell’anno gli europei saranno 450 milioni mentre di africani ne conteremo 2 miliardi e mezzo.

Da qui al 2100, tre persone su quattro saranno nate a sud del Sahara e tra trent’anni l’Europa avrà dentro i propri confini un numero di africani (o afro-europei, così da non scontentare i correttissimi figli del mondo) che varierà tra i 150 e i 200 milioni di individui. Costoro saranno portatori di una cultura personale molto forte e non avranno possibilità di integrarsi dal punto di vista lavorativo, vista la progressiva tecnologizzazione dei paesi occidentali. Un numero così gigantesco di persone comporterà l’obbligo morale di conceder loro la cittadinanza facile per tentare di ottenere quell’integrazione che la mancanza di lavoro per tutti di fatto negherà. La proiezione che la realtà attuale consente di fare ci mostra le città e le grandi capitali d’Europa divise tra i loro centri ancora popolati dagli autoctoni e le periferie che, come già sta accadendo oggi, diverranno enormi ghetti in cui l’antica cultura europea farà la fine del proverbiale castello di sabbia.

Gli europei verso l’implosione demografica

Chi si crogiola nella speranza di una assimilazione di costoro da parte nostra sbaglia di grosso, poiché essi sono e saranno così diversi per cultura, memorie, passato comune e qualifiche scolastiche che è facilmente pronosticabile un arresto del progresso e un successivo arretramento. Nel Regno Unito ben ottanta tribunali islamici emettono sentenze sulla base della sharia e non della legge inglese, e questo è il semplice risultato ottenuto grazie al progressivo aumento della popolazione islamica. Dunque per quale motivo non dovrebbe esser questo il trend, e addirittura dovrebbe migliorare?

Come ha spiegato Antonio Golini a il Giornale in un’intervista, quando un popolo arriva a toccare un tasso riproduttivo di 1,2 o 1,3 figli per coppia, diviene concreto il rischio di implosione demografica. L’Italia si trova in bilico su questa corda. La Francia ha varato un piano di sostegno alle famiglie, cosicché i figli non siano ritenuti solo dei pesi e possa tornare a sorgere in quelle coppie il senso di responsabilità sociale collegato alla procreazione.

I numeri sono impietosi e impossibili da smentire. La sostituzione di un elemento con un altro, ossia di noi con loro, niente ha a che fare col razzismo di cui vanno farneticando le sinistre cosmopolite delle gitarelle fuori porta chiamate Erasmus. Si tratta di una battaglia con noi stessi, prima di tutto, e possiamo metterci l’animo in pace perché non esistono alternative al combatterla.

Lorenzo Zuppini

Vuoi rimanere aggiornato su tutte le novità del Primato Nazionale?
Iscriviti alla nostra newsletter.

Anche noi odiamo lo spam. Ti potrai disiscrivere in qualsiasi momento.

Commenti

commenti

7 Commenti

  1. Le alternative ci sono.
    Se teniamo il punto fermo sull’Italia, è possibile attuare politiche sociali a favore delle famiglie così da incentivare le natalità. Si dovrebbero stanziare più fondi per combattere il problema demografico e stanziarne meno per tutte quelle attività assolutamente improduttive, se non inutili.
    Ma la vera e necessaria battaglia, affinché si possa concretizzare una seria politica sociale, la si deve combattere preliminarmente su di un piano culturale.
    Contrastare dunque tutta la subdola ideologia marcatamente marxista-liberale che vede nell’individuo “libero e solo” il meglio della vita. Mettere all’angolo – insieme al tragicomico fenomeno neofemminista o, come preferisco definirlo, dell’isteria uterina – la sempre più invadente ideologia gender.
    Dall’altra parte si dovrà agire con un opera ricreativa, trasmettendo il senso della comunità e l’amore per la famiglia. L’idea che uniti, insieme e superando i propri individualismi, si possa andare in alto e avanti.

  2. A noi non serve un “piano di sostegno alle famiglie” ma che gli stranieri che si nutrono di walfare siano penalizzati (al nostro pari) dal fare figli o dal possedere qualcosa… Bella la vita se campi con le tasse degli altri! Gratis! Parassiti improduttivi.

  3. Ormai siamo abituati a fare qualche figlio abbondantemente dopo i trenta anni.Gli immigrati già figliano in giovane età e figliano come conigli.

  4. Per me non c’entra la denatalità, la densità demografica dell’Italia e dell’Europa non è mai stata così alta. Il problema è che vengono troppi stranieri. Ad esempio in Italia più di 60 milioni di abitanti per un territorio di 300.000 kmq sono moltissimi, la sostenibilità è precaria: è quindi giusto non fare troppi figli (io metterei il limite di un figlio).

    • fammi indovinare: hai più di 30 anni, nessun figlio, relazioni a breve termine, SUV e vivi come un ventenne.

      Ci ho indovinato?

      L’unico contributo che puoi dare a questa battaglia è fare figli, educarli crescendoli con sacrificio e senso di responsabilità (tra l’altro è la cosa più bella ed appagante del mondo).

    • La denatalità sarebbe un problema anche senza immigrazione, perchè l’età media si alza, la nazione invecchia e troppi pochi giovani reggono il funzionamento della società rispetto a molti anziani. Ancor più pressante è il bisogno di giovani quando si sta preparando una guerra di sostituzione etnica e senza truppe una delle due parti ha già perso. Chi dovrebbe difendere militarmente i confini ? I vecchi in carrozzella ??

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here