Roma, 27 set – “TourismA – il Salone dell’Archeologia e del Turismo culturale” in programma questo fine settimana a Firenze e giunto alla sua VIII edizione, quest’anno ripropone un importante argomento molto caro al mondo antico. Amore e morte. Due elementi da sempre tanto distanti quanto vicini fra loro, soprattutto nella cultura etrusca. L’evento organizzato dalla rivista “Archeologia Viva”, porterà al Palazzo dei Congressi di Firenze un eterno amore del II secolo a.C., rimasto custodito nella tomba etrusca di Vel Cai Carcu e di sua moglie Thana Caia Prucui. La tomba venne rinvenuta nel 1963 a Ponticello di Campo, in provincia di Perugia e, oggi, grazie agli studi dell’etruscologa Maria Angela Turchetti, l’iscrizione incisa sul sarcofago della donna etrusca rivelerebbe particolari davvero straordinari.

L’eterno amore di Vel e Thana

Tanto per cominciare, il numero 91 sulla tomba di Thana indicherebbe l’avanzata età della donna al momento della sua morte. In genere siamo abituati a pensare che, in antichità, le aspettative di vita degli uomini erano assai ridotte, morendo intorno al mezzo secolo di età. Questo necrologio etrusco, invece, così come in altri reperti archeologici, rivela eccezioni ben diverse dai luoghi comuni della scienza moderna. Il fatto poi che venne sepolta in un’urna diversa da quella del marito, potrebbe indicare che morì parecchi anni dopo il coniuge. Nelle lapidi sepolcrali i due sposi sono raffigurati in dolce posizione amorevole. “La posizione avvicinata tra le due urne – commenta Turchetti – l’abbraccio raffigurato su quella del marito e l’età di morte avanzata di lei, ci suggeriscono che lei scelse di rimanergli fedele fino alla fine dei suoi giorni“. Anche questo fatto è a dir poco eccezionale considerando il sapere comune sulla società etrusca che ci hanno fornito gli storici. La donna etrusca godeva infatti di un’emancipazione tale da essere rispettata e venerata nella società. Una donna madre, saggia ma indipendente, sì! Ma alla quale era anche concesso rifarsi una vita dopo la separazione dal marito. Cosa, quest’ultima, che la vecchia Thana non sembrò volere; portando l’amore nella morte e rimanendo fedele al marito fino all’ultimo respiro, come nelle più belle favole e storie, reali, che questi anni Duemila hanno seppellito frettolosamente.

Amore e morte negli Etruschi

Ma nella misteriosa e affascinante civiltà etrusca, amore e morte hanno un ruolo costante e dominante. In Etruria, infatti, moltissime tombe raffigurano coppie, momenti amorosi e persino scene sessuali. La famiglia, così come l’amore, aveva dunque un ruolo centrale nella società etrusca. La coppia era vista prima di tutto come unione sentimentale, legata da vero amore, che permetteva crescita e continuità generazionale alla famiglia e al popolo stesso. Varie raffigurazioni a sfondo sessuale dipinte o incise però su alcune tombe etrusche, potrebbero ingannevolmente far pensare il contrario. Interpretato da alcuni come momento di mero svago, in realtà il sesso, per ciò che ne sappiamo potrebbe aver avuto in Etruria un significato tutt’altro che così scontato; arrivando a fondersi con sacri rituali ancestrali. Il fatto che, oggi, tali raffigurazioni possono apparirci volgari o irrispettose verso i defunti, non significa che duemila anni fa fosse stato così. Il retaggio culturale cristiano ha infatti influito non poco nei costumi della nostra civiltà, cancellando dalla memoria storica le più antiche tradizioni politeiste, anche in termine di amore e morte. Da quanto però è emerso grazie a scavi e sepolture, i nostri antenati sembravano non nutrire imbarazzo o vergogna per certi tabù sessuali. Nemmeno nell’Oltretomba.

Il Sarcofago degli Sposi di Cerveteri

Conservato al Museo di Villa Giulia, a Roma, il Sarcofago degli Sposi è un capolavoro del VI secolo a.C. rinvenuto alla necropoli della Banditaccia di Cerveteri. Scolpita su questa famosa tomba, gli sposi sono distesi aristocraticamente sulla kline, il letto utilizzato dagli Etruschi durante i banchetti. Il sarcofago di Cerveteri viene spesso ripreso a dimostrazione della parità dei sessi in Etruria, in quanto la donna presenziava al pari del marito ai banchetti ufficiali. In realtà, però, più che materializzare improbabili lotte di genere dell’antichità, la scultura rappresenta il paterfamilias e la materfamilias, che ricoprono un ruolo preciso e fondamentale nella società. Altre raffigurazioni di questo genere si trovano oggi scolpite sui reperti del Louvre di Parigi e del Museo di Cerveteri, oppure affrescate sulla Tomba dei Leopardi di Tarquinia.

Larth e Thanchvil Arnth e Ramtha

Altri due famosi sarcofagi etruschi di epoca ellenistica, rinvenuti a Vulci ma oggi conservati al Museum of Fine Arts di Boston, raffigurano coppie di sposi su coperchi in travertino. Delle due coppie, una è di anziani e una di giovani. I più giovani, Larth e Thanchvil, sono abbracciati l’uno di fronte all’altro, fissandosi con passione per l’eternità. A differenza del sarcofago degli sposi di Cerveteri, qui i due non si mostrano alla società, mantenendo un atteggiamento più intimo, amorevole e naturale. I più anziani, Arnth e Ramtha, sono invece immortalati in un infinito abbraccio coniugale, ma senza traccia di sensualità. Il loro sguardo è quello dell’intesa di chi ha passato una vita insieme e non ha più bisogno del sesso per sentirsi unito all’altro.

La tomba della fustigazione di Tarquinia

Altri straordinari esempi di amore e morte li troviamo poi a Tarquinia, alla Necropoli dei Monterozzi. Qui, la Tomba della Fustigazione e la Tomba dei Tori, esprimono le scene più erotiche dell’intera arte etrusca. La Tomba della Fustigazione è così chiamata a causa del suo menage a trois. Viene raffigurato un atto sessuale in cui la donna, centrale, viene posseduta da dietro da un uomo che la fustiga con una verga, mentre pratica una fellatio ad un altro uomo davanti a lei. Una seconda raffigurazione riporta una donna in piedi, posseduta davanti e dietro da due uomini. Questi strani simbolismi, che oggi potremmo tranquillamente definire “pornografici”, continuano a sollevare interrogativi sul perchè si trovino in un contesto che, in teoria, dovrebbe essere triste e rispettoso come la morte. Ovviamente ipotesi ce ne sono diverse; dai rituali sciamanici ai “mestieri più vecchi del mondo”, ma sicuramente i nostri avi intendevano l’atto sessuale in una maniera ben più naturale rispetto all’oggi.

I vizi della Tomba dei Tori

Così chiamata a causa dei tori che assistono a scene sessuali, la Tomba dei Tori esprime in realtà una scena mitologica. Nello specifico è qui rappresentato lo stupro del giovane Troilo da parte dell’eroe greco Achille. Nel sepolcro vi sono però alcune raffigurazioni che potrebbero avere una simbologia molto importante per la conoscenza della cultura etrusca. Sulla parte alta della struttura, dove si trova anche il nome del dedicatario, Aranth Spurianas, si hanno due scene erotiche che raffigurano due menage a trois molto complessi, uno orgiastico e l’altro di natura omosessuale. Davanti ad un toro per nulla infastidito, un uomo a gattoni porta sulla propria schiena una donna seduta a gambe aperte, mentre sta per essere penetrata da un secondo uomo. La seconda scena è invece omoerotica e raffigura un uomo dalla pelle più chiara posseduto da un uomo dalla carnagione più scura. In questo caso, un altro toro, vedendo la scena, sembra caricare minaccioso verso i due omosessuali.

Sesso, amore e morte

E’ sicuramente difficile interpretare la misteriosa cultura degli Etruschi dopo che religione e scienza la hanno seppellita sotto oltre duemila anni di “verità assolute” che hanno plasmato il nostro modo di vivere. Talune tradizioni arcaiche, legate al rapporto tra amore e morte, sono però rimaste ancora vive nel solco dell’identità italica. A volte scolpiti nelle antiche arti, nei verbi e proverbi, o a volte addirittura venerati tra i santi, alcuni antichi simbolismi del nostro passato sono sopravvissuti fino a noi. Sono giunti nelle nostre coscienze fino in quest’epoca priva di sentimenti veri e duraturi, dove tutto è artificiale e porta un prezzo impresso sul posteriore, quasi fossimo bestiame. Come delle voci dall’Oltretomba, i nostri istinti ci chiamano ad accelerazioni incontrollate di una ribellione contro la castità e il bigottismo, certo. Allo stesso tempo, però, ascoltandole bene, le melodie dei nostri antenati ci insegnano che sopra ogni vizio o peccato vi sono valori e virtù non barattabili come l’amore, la famiglia e il rispetto della vita stessa. Anche oltre la morte.

Andrea Bonazza

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