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euro liraRoma, 11 set – Recentemente, il noto economista Alberto Bagnai, divenuto celebre per la sua battaglia ad oltranza contro l’euro, ha descritto uno scenario molto interessante sulla possibile evoluzione geopolitica della vicenda europea. Sostanzialmente, gli Usa potrebbero decidere di sacrificare l’euro pur di mantenere in piedi l’Ue, ma solo dopo che il pericolo di un collasso del sistema bancario tedesco, che si porterebbe dietro Wall Street, sia stato definitivamente scongiurato tramite il bail-in dei conti correnti italiani. Non suonerà del tutto nuova questa ricostruzione: abbiamo già sostenuto che l’Ue è un progetto americano, e che gli Usa potrebbero persino rinunciare all’euro se la situazione lo richiedesse.



A ben guardare, in effetti, Monte dei Paschi di Siena già si sta muovendo in questa direzione. Il 30 agosto, l’ex amministratore delegato Fabrizio Viola ha proposto al consiglio d’amministrazione della banca un cambiamento del piano precedente per ridurre il rischio per gli investitori, fra cui ovviamente Deutsche Bank. L’accordo originale prevedeva la cessione delle sofferenze al prezzo scontatissimo di 30 centesimi per un euro, al fondo Atlante che le avrebbe cartolarizzate e vendute sul “mercato” con garanzia statale, ed in cambio gli investitori avrebbero sottoscritto un aumento di capitale per 5 miliardi. Ora, pare che 3 miliardi di obbligazioni subordinate vengano convertite forzosamente in altrettante azioni, di fatto espropriando il risparmio dei creditori Mps.

La questione veramente importante a questo punto è di natura squisitamente politica, o meglio ancora geopolitica, se questa parola avesse ancora un senso. Come prevedibile e previsto, per sostenere l’euro, e quindi il mercantilismo tedesco che su di esso si fonda, e quindi l’ipertrofia del credito che da esso discende, l’eurozona è stata trasformata nel “buco nero” della domanda planetaria, creando non pochi danni persino alla Cina. Questo ha generato un conflitto oramai evidentissimo fra Usa e Germania, che però rischia di essere clamorosamente frainteso. Prima gli Usa hanno mandato un avvertimento para-mafioso tramite lo scandalo-bufala della Volkswagen, a cui la Germania (ovvero le istituzioni Ue monopolizzate da funzionari tedeschi o di stati satelliti della Germania) ha risposto con la multa all’Irlanda per non aver fatto pagare tasse alla Apple. L’errore di prospettiva agghiacciante a cui andiamo incontro, e che a “destra” è diffuso esattamente come a “sinistra”, è quello di sostenere la Germania in funzione antiamericana. Di fatto, esiste una parte consistente dell’intellighenzia “alternativa” che sostiene apertamente l’euro e l’Ue perché vede in essi il prodromo del Sacro Romano Impero 2.0.

Il punto non è sicuramente quello di scegliere da che parte stare, ma quella di sottrarci il prima possibile a questo gioco al massacro infamante, con un atto di coraggio sovranista e patriottico. Forse non è ben chiara la portata del discorso di Bagnai: se veramente arrivasse la Troika a gestire l’esproprio del risparmio italiano, il risultato sarebbe di sprofondare a livello greco, senza però nessuno che spenderà danaro per tenerci a galla. È ovvio: per la Grecia a spendere eravamo noi. Siamo con tutta probabilità il popolo più ricco del pianeta, se si guarda tanto la ricchezza mobiliare che immobiliare, ed a questa si punta per salvare un sistema bancario marcio fin nelle fondamenta. E allora, forse, è errata anche la dicotomia Usa vs. Germania: è troppo per una volta stare con l’Italia, senza se e senza ma?

Matteo Rovatti



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