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Roma, 15 dic – “L’identità nazionale come antidoto al male della banalità”: così afferma Julia Kristeva, filosofa, semiologa, scrittrice e psicanalista nata in Bulgaria ma da sempre protagonista nella scena culturale parigina. Ed in maniera decisamente dissidente.
Lo ricorda a margine della Lectio tenuta presso l’Università IULM di Milano, che ha conferito alla Kristeva la laurea magistrale honoris causa in Traduzione specialistica e Interpretariato di conferenza. In un’aula magna gremita, attenta alle sue preziose parole, Julia Kristeva ha offerto un’analisi accurata riguardo la situazione vissuta dall’Europa. Un “oggi” che deve, necessariamente, ripartire da “ieri”: la cultura europea esiste, ma si deve rilanciare dalla singola identità nazionale. “Uniti ma nelle nostre diversità”: il meltin’ pot (auspicato da un multiculturalismo sfrontato e spersonalizzante) è un modello destinato a fallire. E, peraltro, i fatti parlano chiaro. Ciò che manca, sono spirito e speranza: che si riparta da questo, sostiene la Kristeva.
Da sempre considerata “intrusa” nei salotti degli intellettuali parigini, è cresciuta con un padre cristiano ortodosso nella Bulgaria comunista: oggi, si considera “cittadina europea” ma con debite precisazioni. Ribadisce infatti che esista “l’individualità, che non è l’individualismo o narcisismo, bensì una singolarità libera e indivisibile. L’identità oggi è un problema ‘critico’ ed è ‘un paradosso’: esiste una identità, la mia, la nostra; essa può essere creata, ma anche disfatta. Nietzsche ha detto che dobbiamo mettere un punto di domanda alla fine delle frasi più serie: l’identità, la lingua, la nazione, Dio devono diventare domande. Però spesso questa identità come domanda diventa tolleranza permissiva. Invece – spiega la Kristeva – bisogna parlare di “identità plurima, come gli universi dell’astrofisica’, in cui un ruolo centrale è giocato dal multilinguismo. È solo attraverso la lingua altrui che possiamo risvegliare la passione per ogni lingua, come elemento fondamentale di una diversità prorompente e come base di un futuro individuo caleidoscopico”.
Tutto questo, però, deve essere complemento e non sostituto dell’ identità nazionale. Che va “valorizzata, non solo nelle cerimonie, bensì concentrandosi sulle questioni cruciali come le angosce, le passioni, i bisogni delle persone, le sofferenze degli adolescenti e quelle di una vita senza senso”. L’identità nazionale è infatti “il solo antidoto al male della banalità – versione contemporanea della banalità del male di Hannah Arendt – e solo una Europa federale con queste diversità, linguistiche e culturali, può trovare un ruolo importante nella ricerca di un nuovo equilibrio mondiale”.
Julia Kristeva contestualizza poi il discorso parlando di integralismo islamico e proteste dei gilet gialli: “Integralismo e nichilismo sono figli di questa malattia. Ma l’Europa che ideali propone a questi adolescenti? È una sfida storica: è capace di affrontare questa crisi della fede? La rabbia dei gilet gialli in Francia viene dal fatto che la politica non tratta i problemi che stanno loro a cuore. L’angoscia che paralizza l’Europa esprime l’incertezza di fronte alla posta in gioco. Il lavoro degli intellettuali, oggi, è proprio su questo bisogno di credere. Perché il caos creato da fanatismo e nichilismo tocca i fondamenti del legame fra gli esseri umani”. L’Europa è dunque “depressa” e come tale va curata. Le ricette di mondialisti e fautori di un’Europa spersonalizzata, minestrone di non cultura e covo virulento di barbarie inaudite, ha fallito. Ripartire dai singoli “noi”, dalla nostra nazione e da quei tratti molteplici che ci rendono unici: che la lezione della Kristeva sia d’esempio e ispirazione.
Chiara Soldani



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1 commento

  1. Pensavo che i salotti parigini fossero tutti ripieni di deiezioni sorosiane cumunistoidi……… ovvero luridume sinistro e merda varia………fa piacere sapere che esiste ancora qualche anima buona che fa del buonsenso e del realismo una ragione di vita…….. spero che non sia avvelenata…….come ben sappiamo i sinistri sono assassini codardi e vigliacchi.

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