Roma, 3 ott – Ormai l’hanno capito anche i muri. Oltre, naturalmente, a tutti coloro i quali non pratichino la nota mossa dello struzzo, che occulta la testa sotto la sabbia, così precludendosi la possibilità di vedere intorno a sé ciò che accade. Il potere neototalitario della civiltà cool del liberismo cosmopolita impone il proprio ordine sempre simulando di estendere i diritti e di tutelare la global democracy, ossia il mero flatus vocis dietro il quale si nasconde il dominio impersonale dei mercati deregolamentati. Quando il “globalitarismo” deve imporre una delle sue mosse preordinate per rinsaldare il proprio disordinato ordine senza frontiere, lo fa prima costruendo ad hoc l’opinione pubblica favorevole: di modo che la popolazione “logotomizzata” (lo ripeto ancora una volta, privata del logos) accetti con ebete euforia il continuo intensificarsi della propria insubordinazione, scambiata penosamente per “libertà” anche grazie all’immancabile arcobaleno che sempre addobba il nuovo tecnonichilismo repressivo globalista.

E ora il prossimo passo dei globalizzatori, che meglio andrebbero detti “glebalizzatori” (ci permettiamo di rinviare al nostro “Glebalizzazione. La lotta di classe al tempo del populismo”), sarà quello di dare il voto ai sedicenni in Italia. La retorica è già dispiegata: si implementano i diritti, si accresce la libertà. Il tutto, more solito, con una poderosa panoplia di arcobaleni che colorano il grigio cielo della civiltà del grigio nichilismo integrale. Letta l’ha detto apertamente, tra gli altri: voto subito ai sedicenni. E se lo dice lui, l’uomo dei mercati, l’Apollo della cosmopolitizzazione delle menti, lo zelante docente che, come Gozi, preferisce l’aria gallica macroniana a quella fetida del populismo italico, non v’è da dubitarne.

Sedicenni più manipolabili dai “padroni del discorso”

Voto ai sedicenni, in verità, significa una cosa sola, per chi sappia avventurarsi al di là del vitreo teatro delle ideologie e degli inganni confezionati con arte degli architetti del globalismo: significa dare la capacità di decidere a chi, per via dell’età, non si è ancora formato appieno; a chi, cioè, è ancora nel bel mezzo dello scolpimento della propria statua e ha ancora da percorrere un notevole segmento di strada per addivenire al grado che un tempo si chiamava maturità, prima che subentrasse la nuova epoca degli eternamente giovani (ed eternamente precari e senza diritti). Insomma, dare il voto ai sedicenni significa darlo a chi, non ancora giunto allo zenit della coscienza critica, è più facilmente manipolabile dal potere culturale e dai padroni del discorso, dai gestori della pubblicità e dagli organizzatori delle superstrutture.

In una parola, significa favorire il peraltro noto e lampante disegno delle élite globaliste e privatizzatrici liquido-finanziarie: fare in modo che i popoli decidano liberamente, con le elezioni, ciò che la classe dominante cosmopolitica ha già autocraticamente deciso in privatissime sedi (consigli di amministrazione, per lo più). E ciò di modo che si evitino fastidiosi incidenti come la Brexit, il referendum costituzionale italiano o, ancora, il benemerito governo gialloverde sovranista e populista (da cui la global class solo recentemente si è salvata, con l’arrivo preordinato dell’armata brancaleone dei giallofucsia, i fidati maggiordomi della finanza no border).

I giovani come pecore arcobaleno

Le scene di questi giorni sono la prova di ciò: i giovani che vivono a tempo determinato, senza diritti e senza stabilità, e che invece di rovesciare l’ordine vigente, scendono in piazza con Greta belando come pecore color arcobaleno “climaaa! Ambienteee!”. Il non plus ultra della subalternità culturale: il non sapere che per difendere, com’è giusto, l’ambiente, occorre cambiare modello di sviluppo, anziché colpevolizzare i descamisados del globalismo e le classi lavoratrici. Si pensi alla scena tragicomica di Greta che veleggia green verso Nuova York, mentre l’operaio in coda sulla Panda sul grande raccordo anulare deve sentirsi in colpa perché “inquina il pianeta”. Il capolavoro del potere: che non può non capitalizzare elettoralmente quelle masse, le prime nate sotto le lugubri insegne dell’end of history; le prime senza alcun residuo di coscienza di classe e senza alcuna memoria del “sogno di una cosa” di un mondo sottratto alla prosa reificante del modo capitalistico della produzione.

Diego Fusaro

4 Commenti

  1. C’è anche da aggiungere che trattandosi di giovani in età scolastica,la scuola attuale è spesso permeata dal pensiero progressista e le giovani menti sono le più influenzabili.

  2. Tipico della sinistra! Una volta si richiedeva il diritto di voto per il bracciante analfabeta. Poi la licenza elementare, poi la maturità, adesso la “mezza laurea” , la “laurea sindacale” per gli utili idioti da “sistemare”” che non sanno fare la “O” col bicchiere! Adesso, l” ultima trovata, il diritto di voto agli adolescenti , persone che devono affrontare mutamenti psicofisici dovuti ad autentiche “tempeste ormonali” . Quindi, botoriamentn fragili, indifesi ed influenzabili facilmente da certi “imbonitori”! E il “cinghialesco” cacciari, (e meno male che professa “estetica”!!!), tipico rappresentante del sedicente “partito della cultura” , (gli “imbonitori” di cui parlavo prima), incolpa “altri” , e da ricercare “altrove” , di avere “inventato” l’ “ideologia” dell’ incompetenza!!! Povera Italia!!!

  3. Solo nel regno della quantità l’aver compiuto 18 anni (o 16, poco cambia) può essere un limite foriero di cambiamento e maturità.
    Capirei se questo limite fosse l’aver messo su famiglia (la prima cellula che va a comporre l’organismo chiamato stato), o magari l’aver raggiunto un compimento nel mondo del lavoro e quindi un posto nella società anche se non si è avuta la possibilità di metter su famiglia (vi sarà magari un limite in cui è compresa ‘anche’ l’età, ma non solo quella e molto probabilmente non diciotto anni!) o ancora l’aver servito lo stato, ma 18 anni che mi stanno a significare??
    Cmq grazie Fusaro, sempre molto interessante leggerti.

  4. Se si procede con questa linea, i risultati minacciano d’essere surreali. Verrà enunciata una legge della fisica che lega deterministicamente con rapporto di proporzionalità inversa l’età del voto e le aliquote IVA.
    Comunque sia, osservo che PER PURO CASO questa proposta arriva parallelamente a quella della concessione automatica anticipata della cittandinanza e a quella della modifica della legge elettorale — ne deduco che il gioco possa essere cambiare più efficacemente la struttura dell’elettorato in vista delle prossime elezioni. A pensar male…

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