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Roma, 19 feb – Ucronia, da ou e chronos, “non tempo”, allo stesso modo in cui l’utopia è un ou topos, un non luogo. È un genere letterario che congettura un tempo storico diverso, che ha avuto da qualche parte – o meglio in qualche tempo – una divergenza rispetto al nostro, e che quindi immagina cosa sarebbe successo se un particolare accadimento o fatto storico fosse andato in maniera diversa da come è andato realmente. In poche parole, storia alternativa. È questa la base su cui si fonda Fantafascismi, venti racconti di storia alternativa, raccolta antologica edita da Bietti e curata da Gianfranco De Turris che raccoglie appunto venti racconti tutti ambientati in epoca fascista ma in cui qualcosa è andato in maniera diversa.

Il libro presenta le stesse problematiche del genere ucronico. L’ucronia può essere solo una fantasia “sterile”, una sorta di rifugio in un mondo immaginario per disertare dal mondo reale. Soprattutto nel caso del ventennio può essere un modo per immaginare un fascismo edulcorato, moderato, depotenziato e più spendibile per renderlo più appetibile non tanto agli altri quanto a se stessi, in una sorta di complesso post-missino. Ma l’ucronia può anche essere un metodo efficace non per fuggire dalla storia come è stata ma anzi per analizzarlae capirla – e farla capire – ancora meglio di quanto fanno i manuali scolastici e i libri monografici, sottolineando le dinamiche che hanno mosso uomini e tempi ed estrapolandole nude e crude per “manipolarle” in modo da renderle ancora più esplicite e comprensibili.
I racconti raccolti in Fantafascismi si collocano ora nell’una ora nell’altra categoria. Non mancano racconti di puro divertissement narrativo, che immaginano ora il bombardamento italiano di New York ora un Mussolini ancora neutrale in imbarazzo per la richiesta di asilo politico di un Hitler già sconfitto (il primo, Beffa all’America, è scritto da Mario Farneti, già noto per la sua ucronia sul fascismo della trilogia Occidente). Così come non mancano alcuni sterili “ah se solo il Fascismo avesse fatto questo”, spesso incentrati sul personaggio di cui l’autore è innamorato e che secondo lui avrebbe potuto essere la chiave di volta della storia del Fascismo. E quindi abbiamo un Fascismo estetico e poco dittatoriale con a capo D’Annunzio che può essere “cool” anche per la destra liberale, o un Fascismo in cui Balbo “fa le scarpe” a un Mussolini oramai prigioniero delle lobbies sabaude e industriali e riporta il partito allo spirito rivoluzionario delle origini, poi ovviamente il solito Fascismo che non si allea con Hitler e che con Giovanni Capasso Torre come ministro degli Esteri cambia la sorte della guerra e quindi i destini del mondo – ma ovviamente non basta questa ucronia, perché per trasformare il mondo a immagine e somiglianza dell’autore praticamente tutti gli eventi storici devono andare in modo diverso da come sono andati per spiegare la scelta di Mussolini come sensata – e un Marinetti che improvvisamente si scopre critico con il Fascismo perché ha perso lo spirito rivoluzionario (ancora…) forse dimenticandosi che nel 1943, a 66 anni, sarebbe partito volontario con l’Armir in Russia.
Ma, al contempo, non sono poche le storie che oltre al divertissement e al sogno ad occhi aperti che vuole piegare in modo forzato la storia ai propri desideri offrono anche una grandissima validità storica e culturale. Su tutti spicca Lettere al Direttore di Emanuele Mastrangelo, forse uno dei racconti più brevi dell’antologia ma che in sole quindici pagine nell’immaginare un Mussolini che durante la guerra gioca su più tavoli cambiando gli esiti della storia – questa volta in maniera coerente e sensata – mette in luce alcuni ipotetici aspetti del carteggio Churchill-Mussolini ma soprattutto mette in risalto come alcuni fatti americani poco indagati dalla storiografia abbiano chiaramente influenzato le scelte inglesi, oltre che delineare obiettivi reali di tutte le potenze in guerra e gli scontri politici interni degli Alleati.
Altro racconto degno di nota è Il Mistero della Grande Roma di Maurizio Ponticello, che pur cadendo nella vulgata piuttosto antistorica e troppo schematizzata del Mussolini “traditore di Roma” per aver voluto i Patti Lateranensi, delinea con un racconto pieno di intrighi e suspense tutte le trame e le forze in campo che si mossero dietro ai famosi accordi con il Vaticano e che portarono a una guerra “sottile” tra gesuiti e tradizionalisti romani, prendendo a piene mani dal documentatissimo e fondamentale studio Roma Renovata Resurgat di Fabrizio Giorgio. Altri piccoli gioielli sono L’Oro di Roma di Niccolò Capponi che immagina sì un Mussolini neutrale e non alleato, ma nel farlo riesce a delineare una storia molto più credibile di quella di Questioni Diplomatiche – la storia con Capasso Torre che fa diventare “buoni” Mussolini e il Fascismo – e Controcolpo di Stato di Carlo De Risio, che immagina l’intervento dei Battaglioni M durante la seduta del 25 luglio, esplicitando con sapienza i reali movimenti e i reali interessi e uomini dietro le quinte del colpo di mano di Re, Grandi e Badoglio, così come Vento del Sud di Tullio Bologna e Il Più Grande Spettacolo del Mondo di Max Gobbo che immaginando il primo Grandi e il secondo Ciano come capi del Fascismo fin dagli anni ’30 danno vita a quella dittatura soft e cool tanto cara a molti autori che vorrebbero essere fascisti ma non troppo e solo in forma liberal-moderata, dimostrando come questa si sarebbe in realtà trasformata in un teatrino reazionario, per nulla rivoluzionario e soprattutto incatenato agli interessi inglesi e anti-italiani che spingevano i due personaggi avversari di Mussolini.
Potrebbero sembrare semplici divertissement artistico-narrativi o sogni ad occhi aperti ma L’Uomo nella Torre di Dalmazio Frau e La Trappola di Bardia di Donato Altomare, il primo che ipotizza una Roma costruita dall’architetto Armando Brasini, con tanto di progetti, e il secondo che immagina Italo Balbo che soppianta Badoglio come comandante in capo in Africa, hanno in realtà una valenza storica, artistica e militare di non poco conto che muovono l’ago della bilancia da ucronia sterile a ucronia propositiva. Sarebbe stato da citare anche Una Notte Tranquilla dello storico Sergio Valzania, che ipotizzando l’arresto degli alleati sulla linea gotica immagina una guerra fredda tra Asse e Alleati anziché tra comunismo – qui crollato dopo un bombardamento nucleare tedesco – e occidente ma purtroppo si perde sul più bello e invece di parlare dei rapporti tra i due blocchi e di un ipotetico protrarsi di scontri geopolitici fino agli anni ’60 si limita ad analizzare lo sterile dialogo esistenziale tra un fanatico e un critico del regime.
Carlomanno Adinolfi

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