Roma, 15 ago – La festività di Ferragosto, o meglio della Feriae Augusti, come tutti ben sapete cade il 15 agosto ed oggi, nell’era moderna, è dedicata all’Assunzione della Vergine Maria. Questa ricorrenza però è ben più antica, imperiale, pagana e prettamente italica. Il Ferragosto affonda infatti le sue radici nel 18 a.C.; quando l’imperatore Ottaviano fu proclamato dal Senato “Augusto” e, quindi, sacro, venerabile e venerato quasi come un dio. Per consacrare questo importante evento per la storia di Roma, l’imperatore Ottaviano dichiarò tutto il mese di agosto “vacanze di Augusto”. In tale periodo venivano incluse molte feste religiose, tra cui i Vinalia rustica, dedicata alla dea Diana, che cadeva il 13 agosto.

Nel nome di Augusta

Augusto prende nome da Augusta, la Grande Madre, la dea siriana Atargatis o Atargatide; la più grande e la più sacra della civiltà siriaca. Paragonata dai greci ad Afrodite e spesso rappresentata come una sirena, con coda di pesce, la Dea Syria con la corona turrita, in molte antiche raffigurazioni si ergeva in piedi poggiando fieramente su due leoni. Il mito ellenico la volle madre di Efeso e Semiramide, entrambi partoriti dall’unione con Caistro, figlio di Achille.

Dalle ricerche di molti storici, sembra che nel 21 a.C. le Feriae Augusti mutarono nome in Feriae augustales, riunendo in un unico festeggiamento tutte le feste del mese di agosto. Da allora i raccolti sarebbero stati dedicati all’imperatore quale garante degli approvvigionamenti del popolo, non solo dei romani in genere, ma dei poveri che ricevevano gratis il grano e l’olio anche nella periferia dell’impero.

La tradizione di Romolo

Le festività tra il 15 e il 21 agosto si celebravano a Roma in onore del dio arcaico Consus, dio delle semi e della fertilità, probabilmente di origini etrusche o, comunque, dei popoli pre-romani, protettore dei raccolti e dei granai. Come divinità della terra, a Conso era consacrata un Ara Consi al Circo Massimo, un tempio ipogeo sotterraneo dell’VIII sec. a.C.. Nell’ipogeo si lasciava entrare la luce solo in questo periodo estivo e nei Consualia di dicembre antecedenti al solstizio d’inverno. Proprio in quella occasione avvenne il famoso ratto delle sabine, immortalato artisticamente dalla famosa scultura rinascimentale del Giambologna. L’evento si festeggiava fino dalla nascita dell’Urbe, ai tempi di Romolo. Con un tranello avvenuto nel corso di una festa alla quale erano invitate alcune popolazioni delle più importanti città laziali, i Romani avevano depredato a questi delle vergini. Secondo la tradizione, in queste antiche città le donne erano molto più numerose e libere rispetto a quelle romane. Per accettare la pace, le popolazioni al di fuori del primo limes scrissero delle leggi a cui i primi romani dovevano sottostare, rispettando le sabine, se volevano che esse restassero all’interno del solco divino.

Nel culto di Ops

Continuando la nostra antica storia per collegarla all’età dell’Italia cristiana, dal ratto delle sabine incontriamo inevitabilmente la Dea Opi, la Dea Madre Consiva, divinità primigenia e sabina introdotta a Roma da Tito Tazio e collegata alla natura. Opi, come la Madonna cristiana, fece un figlio rimanendo vergine per poi sposarlo e regnare con lui, nel simbolismo arcaico della morte e rinascita annuale.
Successivamente Opi, da divinità italica divenne romana, associata nel culto a Saturno e a Conso, di cui era sposa, ma il dio usurpò il suo posto, diventando la principale divinità della natura e delle messi. Tuttavia il culto della dea si protrasse e alla sua protezione venne affidato il grano mietuto e riposto nei granai. Le furono dedicati due santuari, uno sul Campidoglio e l’altro nel Foro, e in suo onore si celebravano le feste tradizionali degli Opiconsivia il 25 agosto. Come riportano diversi libri, tra cui il romanzo storico “L’Occhio del Vate”, scritto da Carlomanno Adinolfi per Altaforte edizioni, a Roma Ops aveva un sacrario vicino alla casa delle vestali ed alla domus publica. Questa era all’interno del Foro romano e vi potevano accedere solamente il pontefice massimo e le vestali. Secondo una tradizione riportata da Macrobio, proprio in Ops poteva essere riconosciuta la divinità tutelare segreta di Roma. Segreta per difendere l’energia dell’Urbe dalle forze ad essa avverse, restando quindi segreta per impedire che i nemici potessero evocarla e farle abbandonare la città divina.

La festa “curativa” di Diana

Un’altra importante celebrazione augusta era quella di Diana sull’Aventino. Diana era una Dea importantissima per tutto il suolo italico. Servi e padroni si recavano insieme al tempio sull’Aventino e poi nei boschi per un sano pic-nic ante litteram. Nelle campagne ai confini di Roma Diana imperava come Dea dei campi coltivati e dei boschi, nonchè delle erbe selvatiche, siano esse da mangiare o curative. Proprio per queste ultime e per le acque termali e curative che proteggeva, Diana veniva adorata anche come Dea maga e della salute. Quando Roma divenne cristiana, abolendo progressivamente il politeismo, non riuscendo a sradicare il culto pagano di Diana la Chiesa condannò al rogo le donne “magiche”, chiamate streghe. Esse custodivano e tramandavano gli antichi saperi per gli intrugli di erbe curative. Durante il Rinascimento, il medico, alchimista e astrologo svizzero, Paracelso, sfidò i divieti della Chiesa per riscoprire i più antichi saperi della medicina. Paracelso girovagò proprio nelle campagne lontane dalle città, chiedendo alle donne di rivelargli i segreti della medicina magica naturale.

Il Ferragosto fascista

Se l’antica festa del Ferragosto arriva infine ai giorni nostri, mantenendo la sua tradizione millenaria, lo si deve sicuramente poi anche grazie al Fascismo. Proprio come nell’Antica Roma, nella seconda metà degli anni 20, infatti, il governo Mussolini istituì i “Treni Popolari” organizzando per il popolo italiano vantaggiosi viaggi e gite fuori porta. Gite vacanziere che portavano gli italiani anche a centinaia di chilometri di distanza, con ponti e vacanze di 3/4 giorni presso fiumi e laghi, città d’arte e campagne, monti e mare, che moltissimi italiani ancora non avevano mai visto. Nella prima metà del secolo scorso, era infatti ancora molto viva la mentalità rurale e da paesino che tratteneva le famiglie entro poche miglia dalla vita sedentaria e lavorativa di tutti i giorni.

Buon Feriae Augusti Italia

Inconsapevoli o no, ancora oggi, dai più anziani ai più giovani, noi italiani risparmiano o attendiamo la quattordicesima per goderci, con o senza pranzi al sacco, le meritate Feriae Augusti prima di riprendere gli impegni della vita al tramonto delle estati mediterranee. Una tradizione certamente millenaria e, come abbiamo visto, decisamente ancora più antica. Una tradizione che dovrebbe ricordare a noi italici la nostra storia, i nostri miti e la gratitudine per le risorse della nostra ricca terra baciata dal sole e bagnata dal mare. Una tradizione che però, oggi, purtroppo, è sovrastata da vuote esibizioni di influencer sempre a caccia unicamente di like e followers. Per non parlare delle imminenti elezioni e dei vecchi e nuovi barbari della politica nazionale, anch’essi alla disperata ricerca di voti e consenso da un elettorato ormai ultra-sfiduciato. Ma intanto godiamoci anche questo Ferragosto 2022, magari in attesa del ritorno di un nuovo Augusto che sappia rimettere ordine e saggezza in questa povera Italia sempre meno fertile.

Andrea Bonazza

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