Roma, 26 lug – Carlo Calenda come Mario Draghi. Di più: il successore dell’ormai ex-premier. Così, come riporta Tgcom24, la provocazione del leader di Azione.

Calenda, il nuovo Draghi

In verità non sarebbe neanche chissà quale onore per Calenda, essere il nuovo Draghi. Considerati i risultati molto scadenti del governo presieduto dall’ex-governatore della Bce, ci sarebbe poco da vantarsi. Eppure il leader di Azione sguaina la spada e tiene pronto lo scudo, sicudo di combattere per un radioso futuro: “Noi pensiamo al governo Draghi bis con una forte componente riformista e ci candidiamo a far questo, ma un Paese non si può fermare solo ad una persona per cui se domani Draghi dicesse che non è disponibile allora mi candiderei io. Spiegheremo come intendo governare questo Paese”.  Affermazioni di peso, quelle di Calenda, che gioca a fare il condottiero forse in modo peggiore di come gioca a fare il politico.

Calenda, il Pd e Forza Italia

Nella caotica situazione in cui si trova la politica italiana, una candidatura a sorpresa così non può che far pensare a cosa ci potrà mai attendere da qui in avanti. Di sicuro, il Draghi bis sembra essere un obiettivo. Poi c’è il nodo dell’alleanza o meno con il Pd. Un Pd in cui Enrico Letta quasi fa il verso ai “cugini” di Forza Italia, dopo l’emorragia di uomini che ha caratterizzato la vita del partito di Berlusconi negli ultimi giorni. Per il segretario, intervenuto nella relazione alla direzione nazionale, in corso alla Camera, “Forza Italia è un partito con cui abbiamo collaborato al governo, abbiamo lavorato bene”, aggiungendo con critica che “poi, improvvisamente, questa scelta incomprensibile che gli sta portando una frana di consensi e dirigenti. Fi ha deciso di sciogliersi dentro la Lega, ed è un punto di non ritorno, ma lì si è aperta una voragine, dentro il centrodestra. O noi convinciamo una parte degli elettori che hanno votato lì o sarà difficile giocarla solo sugli astensionisti. Dobbiamo parlare anche con chi ha votato Fi alle ultime elezioni o le liste civiche”.

Alberto Celletti

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