Roma, 20 lug – Non ci sono solo l’austerity, la moderazione salariale e la svalutazione interna. C’è anche chi, pur in periodo (ancora) di crisi, cresce e lo fa in modo robusto, con conti in perfetto ordine e senza aver mai risposto alle sirene della grande finanza. Potendosi così permettere di condividere almeno una parte del proprio successo con i dipendenti. Parliamo di Ferrero, storica realtà piemontese dell’alimentare che ha appena sottoscritto un generoso contratto integrativo.
Nei prossimi 4 anni, l’azienda riserverà ai propri 6mila lavoratori negli stabilimenti italiani oltre 9mila euro a testa come incentivo per la produttività. Nello specifico, il “premio variabile” ammonta a 9210 euro: 2.220 euro l’anno prossimo e il successivo, che diventeranno 2.320 nel 2021 e 2.450 nel 2022. Rispetto alle già elevate cifre del precedente integrativo, si tratta di un aumento del 14%.
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Il nuovo contratto, siglato in brevissimo termine dopo che il vecchio era scaduto lo scorso 30 giugno, prevede anche altre novità non di natura economica inserite all’interno del progetto “Persone in Ferrero”. Dopo le neomamme, anche i neopapà avranno infatti due giorni di permesso in più rispetto a quanto stabilisce la normativa nazionale. Potranno godere di ulteriori mezze giornate di permesso per le visite pediatriche, oltre alla possibilità di lavorare con contratto part-time fino al quarto anno di vita del piccolo. Altre due mezze giornate al mese saranno poi concesse a chi deve accudire il coniuge o parenti stretti malati.
Filippo Burla

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