Berlino, 21 lug – Ricordate la storia di Sami A., il rifugiato tunisino e presunta ex guardia del corpo di Osama bin Laden, mantenuto in Germania dai sussidi del governo nonostante inchieste dell’intelligence tedesca e internazionale lo indicassero come affiliato di Al Quaeda? Spiegel Online, versione web del quotidiano tedesco Der Spiegel, ha continuato a seguire le evoluzioni della curiosa faccenda.
Dopo le polemiche dei mesi scorsi e un lungo braccio di ferro, l’uomo è stato finalmente ricondotto nel suo Paese dalle autorità tedesche venerdì scorso, ma mentre si trovava sul charter destinato a riportarlo in patria, non è mancato un colpo di scena: il tribunale amministrativo di Gelsenkirchen aveva deciso che la “deportazione” non avrebbe dovuto avere luogo, adducendo come motivazione il rischio di tortura in Tunisia.
La decisione ha però raggiunto l’Ufficio Federale per l’immigrazione e i rifugiati (Bamf) della decisione solo quando Sami A. era già sull’aereo. All’arrivo è seguita la consegna dell’individuo alle autorità del Paese nordafricano da parte della polizia tedesca.
Il tribunale, a quel punto, ha rincarato la dose chiedendo di riportare immediatamente Sami A. in Germania, ma il governo di Tunisi si è detto impossibilitato a riconsegnare l’uomo sul momento. Attraverso il portavoce dell’agenzia anti-terrorismo nazionale, infatti, è stato chiarito che il soggetto deve essere sottoposto a un’inchiesta prima che possa essere presa in considerazione qualunque possibilità di estradizione. Questo in ragione delle gravi accuse che gli vengono mosse in Tunisia, incluso il suo presunto coinvolgimento negli attacchi dell’11 settembre 2001.
Seda Basay-Yildiz, l’avvocato di Sami A. non vede ragioni per cui, una volta rilasciato in Tunisia, il suo cliente non dovrebbe poter tornare in Germania: «L’ambasciata tedesca dovrà solamente rilasciare un visto per il rientro, e non vedo perché dovrebbero esserci problemi: a parere mio non c’è niente di serio contro il mio assistito».
Quel che si teme è che ora altri casi simili possano vedere un blocco dei rimpatri in forza dei “possibili pericoli di tortura” che hanno indotto la Germania a chiedere il rientro di Sami A. Come nel caso di Allah H., anch’egli tunisino, arrestato il mese scorso a Colonia con l’accusa di pianificare imminenti attacchi terroristici in Europa.
A conti fatti, sembra che della sicurezza dei cittadini tedeschi, in tutta questa storia, si sia preoccupata molto di più il governo di Tunisi che quello di Berlino.
Alice Battaglia

2 Commenti

  1. …anche la ”evoluta” Germania ha la su magistratura ”democratica” comunista-radical chic..
    con tanto di sboldrini, gentilonnni, racaenzi..ecc ecc…mal comune mezzo gaudio…

  2. “il tribunale amministrativo di Gelsenkirchen aveva deciso che la “deportazione” non avrebbe dovuto avere luogo, adducendo come motivazione il rischio di tortura in Tunisia.”
    Torture in Tunisia?….hahahaha, in Tunisia sarà stato immediatamente liberato ed applaudito.
    “La decisione ha però raggiunto l’Ufficio Federale per l’immigrazione e i rifugiati (Bamf) della decisione solo quando Sami A. era già sull’aereo.”….. ahahahah, che buffonata.
    Non sarà che i krukki lo rivogliano perché ottimo organizzatore delle masse islamiche presenti e future in teutonica terra?

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