Roma, 13 mar – È passata inosservata la spiacevole novità contenuta nel Dpcm varato il 2 marzo e pubblicato in Gazzetta, dunque divenuto effettivo, il 4. L’attenzione dell’opinione pubblica e mediatica concentrata comprensibilmente sulla guerra in Ucraina ha permesso di introdurre tra la quasi indifferenza generale una proroga apparentemente senza limiti definiti del green pass.

Fine green pass mai?

Certo, gli ennesimi annunci roboanti di esponenti dell’esecutivo promettono una progressiva regressione del certificato verde, che a partire da aprile non dovrebbe essere più necessario almeno per i locali all’aperto. Tuttavia, è necessario denunciare nuovamente come sia assurda la presenza effettiva di esso nella nostra vita sociale, soprattutto se paragoniamo lo status italiano a quello di altre nazioni europee, come il Regno Unito. Inoltre, nel famigerato Dpcm è a chiare lettere esplicitato che il Green Pass sarà automaticamente rinnovato ogni 540 giorni. Pertanto, con cadenza di 18 mesi il nostro cellulare rinnoverà automaticamente quella che si appresta a diventare una certificazione necessaria anche nell’epoca post-pandemica. Non è in nessuna parte del decreto contenuta con chiarezza la tempistica per la cancellazione dello strumento e neanche sono chiarite le condizioni che potrebbero impedirne il rinnovo. Infatti, se si ritiene necessaria la permanenza del green pass si intende anche proseguire per anni un richiamo costante della vaccinazione? Oppure, si potrà utilizzare il ricatto dell’annullamento di questo strumento per ogni individuo che non rispetti i parametri di sicurezza decisi dal governo attuale e futuro?

Chiarezza zero

È ovvio che la mancanza totale di chiarimenti su questi aspetti apra un vuoto normativo eccezionale e piuttosto grave: ci prepariamo ad una digitalizzazione della nostra democrazia senza aver discusso prima i parametri che essa dovrà sostenere? E cosa succederà in una società esclusivamente tecnologica se il QR Code si colorerà di rosso piuttosto che di verde? La convinzione sarebbe quella della necessità di incentrare il futuro della democrazia e del progresso su delle basi di libertà inalienabili. Eppure, i rischi derivanti dal trascurare delle garanzie doverose non appaiono interessare la maggior parte degli osservatori. Merito effettivo è stato in questa fase del quotidiano La Verità, il primo a rilanciare i rischi derivanti dall’introduzione del Dpcm, tra l’indifferenza di troppi.

Tommaso Alessandro De Filippo

 

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4 Commenti

  1. Siamo già da un pezzo alla libertà a punti concessaci dagli Illuminati dal nulla se non dalla materia da loro pure degenerata. Ma i ns. Yes-man comprendono poco, solo la biada dorata, figuriamoci il resto.

  2. La Verità? ah! ah!… Mezza Verità!… Zero Cervelli!
    “Io odio dire Ve l’avevo detto”…

    Buona lettura
    1)
    https://telegra.ph/Dai-Vaccini-Istruttivi-a-Quelli-Predittivi-02-13 (13 febbraio)
    2)
    https://telegra.ph/La-Pandemia-durera-oltre-il-2030-02-19 (19 febbraio)
    3)
    https://telegra.ph/Incostituzionale-la-Proroga-dello-stato-demergenza-02-21 (21 febbraio)
    4)
    https://telegra.ph/I-Nuovi-Virologi-Vicoli-Ciechi-Evolutivi-03-12 (Oggi 13 marzo)

    By Manlio Amelio

  3. Basterebbe un provvedimento del Parlamento di un articolo “si intendono abrogate le parole fino al 15 giugno” per sanare la situazione ma quel bicameralismo perfetto che, giustamente, per i Padri Costituenti era e sarebbe il baluardo della democrazia è diventato paraculismo perfetto aprendo le porte alla dittatura che i Padri Costituenti volevano evitare.

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