Roma, 13 mar – Ricordate le chilometriche interviste e dichiarazioni di numerosi esponenti dell’agorà mediatica nei giorni dell’insediamento di Mario Draghi a Palazzo Chigi? Un fiume di entusiasmo teoricamente motivato dalla “credibilità istituzionale e geopolitica” che l’ex presidente della BCE avrebbe fornito all’Italia con il proprio arrivo.

Draghi e la credibilità dell’Italia

Pochi osservatori fecero notare che Draghi avrebbe avuto l’unico ruolo di essere garante della stabilità politica, per rasserenare la UE sull’appoggio incondizionato dell’Italia a misure come la ratifica del MES (il cappio al collo che Bruxelles sogna di imporci da anni) e la famigerata riconversione verde, tragicomicamente stravolta dalla crisi energetica dovuta alla guerra in Ucraina. Chiunque esprimesse dubbi sulla presunta immagine positiva che l’Italia avrebbe ritrovato venne tacciato di complottismo e negatività, marginalizzato ed isolato nel dibattito mainstream. Eppure, alla prima vera grande crisi geopolitica l’inconsistenza italiana in politica estera e l’inutilità di Draghi frustrato a Palazzo Chigi sono evidenti. Nelle ore precedenti l’inizio della guerra Draghi ancora paventava un viaggio a Mosca volto ad incontrare Putin ed “intavolare la via diplomatica per risolvere la crisi”. I fatti hanno smentito il premier, tra l’imbarazzo nazionale.

Le solite esclusioni

Tuttavia, anche a conflitto in corso Draghi è stato escluso da tutti o quasi i vertici istituzionali e diplomatici: in UE sono ancora Francia e Germania quelle che, almeno comunicativamente, possono operare in ambito geopolitico con l’immagine di rappresentare una pur minima potenza geopolitica. Non a caso i vertici li tengono autonomamente e, quando ritengono di dover ampliare la compagine delle nazioni presenti ai tavoli diplomatici, scelgono nazioni maggiormente credibili della nostra come Spagna, Polonia o Regno Unito, che ha lasciato la UE tra gli attacchi e le ironie di larga parte degli osservatori. Anche sul piano extraeuropeo le attenzioni verso l’Italia a guida Draghi sono prossime allo zero, dato che Biden e tutta la presidenza USA non hanno mai preso in considerazione l’Italia sul piano diplomatico per provare a risolvere la crisi, affidandosi fino ad ora prevalentemente allo storico e radicato alleato britannico.

Come se non bastasse il presidente ucraino Zelensky dal suo bunker ha spesso rimarcato la vicinanza ideologica e politica alle singole nazioni europee ed occidentali, citando però raramente l’Italia, piuttosto polemizzando ironicamente con Draghi nelle scorse settimane, in occasione della nota telefonata mancata tra il premier ed il presidente ucraino. Un mix di inconcludenza ed impalpabilità in ambito internazionale che annulla ancor più il peso geopolitico dell’Italia, nonostante la presenza a capo del governo di una figura di “alto profilo” che all’estero però viene percepita con una considerazione alquanto limitata.

Tommaso Alessandro De Filippo

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5 Commenti

  1. Credibilità con uno così che quando apre la bocca gli si vede la lingua tempestata di sponsor tipo Astra Zeneca contabilmente fallita, Biontech nota anche come Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson?

    Ma per favore!

    E’ proprio gente così che mina la credibilità di una nazione.

  2. In una classifica dei governi della Repubblica italiana, questo lo metterei all’ultimo posto.

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