Roma, 10 feb – Per l’Anpi non si possono paragonare i morti italiani con gli ebrei, come riportato anche da Tgcom24. La tragedia riguarda solo alcuni esseri umani e non altri, a quanto pare. E guai a mettere le perdite sullo stesso piano, come direbbe ogni buon antirazzista che si rispetti.

La circolare del Miur

Tutto parte da una normalissima circolare del ministero dell’Università, che sostanzialmente tende ad equiparare gli italiani con gli ebrei parlando del “Giorno del ricordo”, durante il quale si  commemorano le vittime delle Foibe.

Il testo recita: “Il Giorno del Ricordo e la conoscenza di quanto accaduto possono aiutare a comprendere che, in quel caso, la ‘categoria’ umana che si voleva piegare e culturalmente nullificare era quella italiana. Poco tempo prima era accaduto, su scala europea, alla ‘categoria’ degli ebrei. Con una atroce volontà di annientamento, mai sperimentata prima nella storia dell’umanità…”. Cosa ci si trovi di strambo, resta un mistero. O meglio, lo si sa perfettamente, ma è talmente incredibile, stupido e ipocrita che non meriterebbe nemmeno di essere esposto.

Anpi: “Chiariscano, aberrante paragone di morti italiani con ebrei”

L’Anpi, ovvero la ormai famigerata Associazione nazionale partigiani (senza più partigiani, tra l’altro, tutti o quasi deceduti), ovviamente non ci sta. Apriti cielo. L’associazione chiede direttamente al Miur “urgenti lumi su questa comparazione che consideriamo storicamente aberrante e inaccettabile”. Addirittura aberrante, cara Anpi. E la miseria, e che vi avranno fatto mai queste vittime. Per carità, non è possibile mettere sullo stesso piano degli esseri umani che vengono ammazzati o lasciati morire per fame o per malattie. Specie se una categoria vale meno dell’altra.

Quale buon “antirazzista” non suffragherebbe una visione tanto pacifica, tanto umana, tanto egualitaria. Questo a prescindere dal fatto di considerare indirettamente gli “ebrei italiani” quasi una categoria a sé stante (anche questo diremmo un principio molto poco razzista dei partigiani da operetta e da pastasciutta), mentre la storia ci racconta di una minoranza italianissima, che andrebbe ricordata anche in quanto tale e non solo come “ebrea”. Perché se proprio vogliamo dirla tutta, nei campi di concentramento c’erano anche ebrei italiani. Ma temiamo che la “profonda umanità” che l’Anpi dimostra ogni secondo della sua scialba, ipocrita e triste esistenza, questo, non sia in grado di comprenderlo.

Ovviamente, il governo è prono, pronto a non discutere minimamente gli ordini. E così arriva la dichiarazione cerchiobottista del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, che così commenta: “Ogni dramma ha la sua unicità, va ricordato nella sua specificità e non va confrontato con altri, con il rischio di generare altro dolore”. Insomma, hanno ragione tutti, ma è bene non fare innervorsire chi comanda.

Stelio Fergola

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5 Commenti

  1. Ma perchè questa indignazione non la mostrano verso quelle persone che paragonano(a scopo ricattatorio verso gli occidentali) la condizione dei migranti in Libia a quella degli Ebrei nei campi di concentramento?

  2. Perchè non ci si indigna per la definizione di “lager” applicata ai luoghi dove vengono tenuti i migranti in Libia ?

  3. Un altro bel cortocircuito della Kultura ufficiale..
    Bella la puntualizzazione che all’anpi non ci sono più i partigiani che hanno fatto la guerra per ovvi limiti d’età.

  4. Ogni genocidio è di per sè la nullificazione e l’annientamento di qualcuno. Quindi non c’è niente di inaccettabile in questa circolare. Sì è vero, nell’eccidio degli italiani in Istria non si sono usate camere a gas – ma altre e agghiaccianti torture – questo basta a classificare ciò come una sofferenza “minore” e un orrore “minore”?
    Come è curioso che ci si inalbera a mo’ di sacrilegio verso questa comparizione “blasfema” sulla Shoah.
    E’ curioso, visto che la Shoah viene tirata in bello molto spesso, quando si tratta dei miserabili “poveri” negri che assaltano Lampedusa, per ogni bipede non bianco vittima di un presunto “razzismo sistemico”, quando si tratta di difendere l’accozzaglia di invertiti e confusi sessuali racchiusi nei Lgbt da parte di chi non ne condivide le scelte, quando una donna viene fischiata o fatto un commento sulle sue fattezze fisiche – i cosidetti “catcalling” e “body shaming – o addirittura tirato diritto in ballo quando si parla di diatribe adolescenziali come ha fatto la nostra senatrice a vita. https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwjjjLDK6fn1AhUQg_0HHdDgC_EQFnoECAcQAQ&url=https%3A%2F%2Fwww.tgcom24.mediaset.it%2Fpolitica%2Ffoto%2Fliliana-segre-rinunciando-alla-vendetta-sono-diventata-libera_13717213-2020.shtml&usg=AOvVaw2Hzif1PbQtmfdSItLuC1-H
    Tutto questo, è bene specificarlo, è avallato dalle comunitè ebraiche e dai sacrofagi dell’Anpi, gli stessi che gridano allo scandalo per questa comparazione con le Foibe.
    Reato di lesa Shoah?
    E’ evidente che il ricordo della Shoah è usato per mostrificare e disumanizzare una specifica tipologia di essere umano – l’uomo bianco etero – e per gettare nel torbido la convivenza civile.
    Perchè ormai ogni imbecille che si dichiara “diverso” da questa tipologia, si fa scudo dell’immaginario orrorifico della Shoah per sacralizzarsi e martirizzarsi, per intorbire e lanciare merda verso chi non ha nessun intenzione nè di amarlo nè di adularlo.
    Il fine non dichiarato ma palese, è la chiusura del cerchio, è la vendetta attuata in compagnia della peggiore feccia, a cui si dà l’occasione – sacra!- di innalzare a bene assoluto la loro lurida esistenza, di partecipare all’ordalia verso chi è infinitemente migliore di loro.
    Come già detto, prendiamone atto e convinciamoci di combattere in solitudine questa lotta esistenziale, perchè nessuno ci verrà a salvare. Tantomeno i miserabili “sovranisti” proni e supini pronti a vendersi per qualche cadrega dorata.
    P.S.: Sia chiaro e ribadito che non piango più nè il 27 gennaio nè mai.

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