Roma, 10 feb – Il vento gelido della guerra continua a imperversare, ingrossando i timori della deflagrazione, nel bel mezzo di una crisi Ucraina finita in un pericoloso vicolo cieco. Paure frutto dei passi falsi della diplomazia più che delle reali intenzioni delle parti in causa, ancora intente a mostrare i muscoli e a esacerbare il braccio di ferro. Un gioco al rialzo più che un “para bellum”, per quanto l’uno non possa escludere l’altro e nonostante la trottola di dispiegamenti ed esercitazioni militari non sia di per sé un segnale rassicurante. Il conflitto però – bene ribadirlo – è troppo rischioso, per tutti. Eppure la quadra per scongiurarlo definitivamente non si trova.

Crisi Ucraina, un dialogo tra sordi e muti?

Prova ne è il fallimento del vertice Russia-Regno Unito. “Tra di noi è in corso una conversazione tra un muto e un sordo, sembra che ci ascoltiamo, ma non ci sentiamo”, ha dichiarato il ministro degli Esteri di Mosca, Sergej Lavrov, subito dopo il colloquio con la sua omologa britannica Liz Truss. Evocativa ricostruzione dello strappo consumatosi. Lavrov ha lasciato intendere poi che a “premere”, paradossalmente, per l’attacco dell’esercito di Mosca all’Ucraina è proprio Londra. La Russianon intende invadere l’Ucraina, ma sfortunatamente i nostri tentativi di spiegarci si sono scontrati con la sordità delle controparti, che non sono a conoscenza dei fatti oppure li stanno deliberatamente ignorando”, ha detto il ministro russo. Intanto – come fatto sapere dallo stesso Lavrov all’agenzia Tass – il Cremlino ha invitato il personale non essenziale della sua ambasciata a Kiev a lasciare temporaneamente l’Ucraina.

Ad evocare lo scenario più disastroso è Boris Johnson, pur specificando che questo è il momento della de-escalation. Curioso modo di procedere. “Io non credo che il presidente Vladimir Putin abbia già preso la decisione di procedere con la guerra ma questo non vuol dire che sia impossibile che qualcosa di disastroso possa accadere presto: la nostra intelligence dipinge un quadro fosco, nei prossimi giorni si affronterà il passaggio più pericoloso e dobbiamo fare bene, con una combinazione tra sanzioni, impegno militare e diplomazia”, ha dichiarato il premier britannico durante una conferenza stampa a Bruxelles con il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. Al contempo Johnson non ha escluso un aiuto militare a Kiev, da parte di Londra, se Mosca decidesse di attaccare: “Se manteniamo la nostra unità, con un mix tra forte deterrenza e diplomazia, possiamo trovare una via d’uscita alla crisi, ma il momento è molto teso”, ha detto il primo ministro britannico.

L’esercitazione in Bielorussia

Nel frattempo Russia e Bielorussia hanno iniziato un’esercitazione militare congiunta – denominata Union Resolve 2022 – che durerà 10 giorni, esattamente fino al 20 febbraio. Era in programma, ma la mossa spaventa la Nato per via dell’aumento di forze russe ai confini con l’Ucraina. In questo momento in Bielorussia si trovano circa 30mila soldati di Mosca, due battaglioni missilistici terra-aria S-400 e diversi caccia. Una qualsiasi mappa di quell’area è utile per comprendere d’altronde quanto Kiev sia vicina alla Bielorussia, più di quanto non lo sia alla frontiera con la Russia. Per Washington questa esercitazione è un modo per alzare ulteriormente la tensione. Sta di fatto che il Cremlino continua a negare di volere la guerra, peraltro dagli esiti tutt’altro che scontati soprattutto a lungo termine. Ancora una volta, ribadiamo, serve che l’Europa faccia l’Europa, ritagliandosi il ruolo di arbitro decisivo.

Eugenio Palazzini

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