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fondi immobiliariRoma, 9 gen – E’ di venerdì scorso la notizia di un nuovo scandalo finanziario: i fondi immobiliari. Dovevano essere l’investimento sicuro per eccellenza legato al mattone, i titoli erano stati proposti e venduti ai risparmiatori da Poste Italiane, il taglio minimo di 2.500 Euro e quindi indirizzato a una clientela popolare. Sembra quasi di sentirli: “Direttò, io non voglio sorprese! –  Vadi vadi, dorma fra quattro guanciali!”. Invece il “bond” dei fondi immobiliari Invest Real Security, Obelisco, Europa Immobiliare 1 e Alpha, valgono quasi nulla. Gli 850 milioni di euro raccolti inizialmente e divisi in oltre 340mila quote sono quasi evaporati e oggi molti di quei titoli (Irs) sono in scadenza: verranno liquidati per una cifra inferiore ai 400 euro. Si recupera il 16% del capitale investito, si sono volatilizzati 714 milioni di Euro. Ma essendo “fondi immobiliari”, si sono volatilizzati gli immobili? Scopriremo, semmai lo scopriremo, che gli immobili non c’erano a meno che di qualche palazzo comprato supervalutato dagli amici degli amici. Chi ha preso il volo sono i “quattrini” che ormai staranno al sicuro in Lussemburgo o chissà dove.

Sangue di Enea Ritter

Poco male, nel senso che parliamo di “soli” 714 milioni di Euro, quisquilie, pinzellacchere, direbbe Totò. Giusto una settimana fa stavamo “indagando” sui motivi per cui l’Italia è in emergenza abitativa per le fasce impoverite dalla II Repubblica dei Finanzieri: non si fanno più case popolari e il “bisiniss” immobiliare è ridotto a sfrattare disoccupati e donne anziane, ragazzine paralizzate e disabili che vivono attaccati al respiratore, quindi organizzare sugli immobili finalmente sgomberati dai “pezzenti” aste immobiliari, ristrutturazioni, immobili “di pregio”, sulla carta “i Miliardi” che poi si sono ridotti a miserelli 20.150€ mentre il resto delle offerte è andato deserto.

Black Brain

Nell’articolo del 27 dicembre scorso scrivevo: “Basta guardare la relazione della Corte dei Conti, Sezione del controllo sugli Enti, Allegato 3 pag. 25 per verificare la situazione degli Enti Previdenziali privatizzati. Al riepilogo del Totale Generale abbiamo per il 2014: Immobili e Fabbricati 5,2 miliardi; Immobilizzazioni Finanziarie 30,5 miliardi; Attività finanziarie non immobilizzate 17,6 miliardi. In sostanza a fronte di un patrimonio edilizio di 5,2 miliardi abbiamo oltre 48 miliardi in impieghi finanziari, a dire una montagna di soldi alta come l’Everest che sono finiti nelle casse di chissà chi, esposti ai “crolli di borsa”, alla “volatilità dei mercati” e tutte le altre diavolerie con cui periodicamente si svuotano le casse”.

Andando nel dettaglio (e la relazione della Corte dei Conti è stata presentata al Parlamento ad aprile 2016, quindi lo sanno tutti: il vecchio e il famoso nuovo) per verificare che alla voce:
– Immobilizzazioni Finanziarie 2014, “Fondi Immobiliari”, abbiamo 9.582 milioni di Euro
– Immobilizzazioni Finanziarie 2014, “altro”, abbiamo 20.880 milioni di Euro.
Totale 30.482 milioni di Euro, che se stiamo alla svalutazione del capitale dell’85% come per i Fondi Immobiliari venduti dalle Poste Italiane hanno “volatilizzato” la bellezza di 25.588 milioni di Euro. Questi “Fondi Immobiliari” sarebbero gli “investimenti” degli enti previdenziali privatizzati per pagare le pensioni, soldi che non ci sono più, “privatizzati”. Chi le paga le pensioni? Poi, sempre nel famoso documento della Corte dei Conti trasmesso al Parlamento ad aprile 2016 abbiamo la voce
– Attività Finanziarie non immobilizzate” per 17.618 milioni di Euro. Di questi neanche sappiamo se si sono svalutati del 84% o se sono del tutto “volatilizzati”. Il totale dei soldi che i lavoratori e professionisti hanno versato per la propria “previdenza” (a dire la futura pensione) e che sono stati investiti in impieghi finanziari assomma quindi al totale di ben 48 miliardi di Euro, e nessuno ci dice cosa ne è rimasto.

E’ bene ricordare che il D.M. 509/94 (governo Berlusconi) che privatizza gli Enti Previdenziali dirotta i soldi della previdenza in impieghi “più remunerativi”. Sicuramente è stato molto remunerativo per chi ha ottenuto decine di miliardi di Euro in cambio di “titoli” (a dire “fogli di carta”) che poi ha provveduto a far sparire in tutto comodo. Ma alla fine, le pensioni, chi le paga? E chi lo sa? Dipende dall’andamento dei mercati finanziari. Prima per gli Enti Previdenziali c’era l’obbligo di avere il “patrimonio di previdenza”, gli “immobili”, le “case popolari”. Ma era una cosa Fascista, ripresa dalla I Repubblica, antiquata e che tarpava le ali ai geni della finanza. Le casse operano quindi nel rispetto della teoria costituzionale, nel diritto della previdenza sociale imponendo la tassazione ed erogando un servizio pubblico che consiste nella gestione di un sistema pensionistico pubblico in Italia, ossia di un sistema pensionistico senza patrimonio di previdenza. Ciò significa che non attuano il principio del bilancio in cassa chiusa e che le prestazioni previdenziali, non avendo un patrimonio di previdenza, non sono garantite né dall’istituto né dallo Stato italiano. Ciò è stato confermato dalla sentenza della Corte di Cassazione del 13 novembre 2014 n. 24221.

Si può dire che il Sacco di Roma dei Visigoti a confronto è stato roba da oratorio. Naturalmente ci si aspetterebbe che dagli scranni parlamentari, il nuovo che avanza, il vecchio che arretra, diciamo un po’ tutti, chiedessero di vederci chiaro: i soldi della previdenza hanno fatto la fine di quelli di Poste Italiane? Ci si aspetterebbe che chiedano gli elenchi, di come si possa indicare come “altro” un impiego finanziario di 20.880 milioni di Euro! Ma quando mai, ci sono cose importantissime da fare: intanto salvare MPS con 20 miliardi di Euro, e poi organizzare alleanze, tradimenti, pugnalate alle spalle e colpi di palazzo in vista della nuova Legge Elettorale, per ridisegnare equilibri di potere e distribuzione di sottogoverno.

Ricordate che il 16 Gennaio comincia il processo contro quelli di Casa Pound che si sono “opposti”, e che sono stati ammanettati in 16. Se li condannano sapete perché, questo è come il Vaso di Pandora che una volta scoperchiato non si richiude più.

Luigi Di Stefano

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