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grillini 5 stelle onestàRoma, 9 gen – Nelle ultime settimane il codice etico e il conseguente botta e risposta Mentana-Grillo hanno distolto l’attenzione dai gravi problemi che attanagliano le amministrazioni 5 Stelle sparse sul territorio nazionale, facendo passare in secondo piano anche l’assurda proposta di istituire giurie popolari per giudicare la veridicità delle notizie dei media. I sindaci grillini rappresentano la cartina di tornasole di una nuova visione della politica e della gestione della cosa pubblica basata sul concetto di “onestocrazia”. L’onestocrazia grillina si basa principalmente sulla presunzione di “essere onesti” ed è rappresentata da un fantomatico areopago, in cui gli attivisti grillini sono gli unici detentori delle patenti di presentabilità che non tengono minimamente conto di altre qualità o requisiti. Diviene così obsoleta, quasi arcaica, la visione di un amministratore capace, in grado di spiccare per lungimiranza e competenza, poiché il possedere delle capacità, secondo l’onestocrazia, non è più un requisito utile alla vita politica, bensì semplicemente un accessorio, purché si sia onesti e grillini. Il governo degli onesti non tiene conto delle idee che divengono invece confuse e suggerite dall’opportunità di schierarsi per una o l’altra fazione. Diviene così normale, buttando un occhio ai sondaggi, saltellare da una posizione all’altra, come dimostra l’enorme confusione su temi come l’immigrazione o il rapporto con l’Unione Europea, oppure dando vita, di tanto in tanto, a proposte quali le giurie popolari.

Quest’ultime, secondo il governo degli onesti, sarebbero delle giurie composte da cittadini estratti a sorte che dovrebbero giudicare la veridicità o meno delle notizie circolanti riportate dai media. Benedetto Croce fu il primo a schierarsi contro il governo degli onesti, bollandolo come “utopia per imbecilli”, nonché come la “massima manifestazione della volgare inintelligenza circa le cose della politica”. Tale concetto è stato ultimamente ripreso da Vittorio Sgarbi che ha sottolineato l’inutilità dell’onestà nel momento in cui si è inetti alla gestione della cosa pubblica. L’onestocrazia produce amministratori incompetenti ma onesti, come a Bagheria, dove il sindaco grillino Patrizio Cinque ha sospeso per undici mesi la dirigente comunale Laura Picciurro, distintasi per aver denunciato lo stesso sindaco e tre assessori in seguito ad un affidamento del servizio rifiuti tramite ordinanza. La sospensione è stata giudicata “illegittima” dal Tribunale del Lavoro e il sindaco dovrà pagare ben 93 mila euro alla dirigente sospesa, ma poco importa, perché l’importante è essere onesti. La massima espressione del governo degli onesti è Virginia Raggi, onestissima a tal punto da non essere ancora in grado di mettere in moto la macchina amministrativa, pur essendo consapevole dell’onere che grava sulle sue spalle. Proprio per difendere il sindaco di Roma, il governo degli onesti ha dato vita ad un codice etico che cancella anni e anni di massacri mediatici contro gli altri partiti, rei di essere “disonesti”, col solo fine di porre una pezza sulle gravi incapacità amministrative.

Il concetto di onestocrazia introdotto dal Movimento 5 Stelle è il frutto di un dissenso represso nei confronti della politica, colpevole di non fare gli interessi degli italiani. Tuttavia l’onestà in politica è una condizione necessaria ma non sufficiente alla gestione della cosa pubblica, perché non basta essere onesti nel momento in cui non si sa come affidare un servizio rifiuti o creare un bando pubblico. Il politico è un mestiere a tutti gli effetti, che richiede anzitutto capacità e qualità sopra la media, paragonabile a professioni quali l’avvocato o il medico che richiedono sì onestà, ma anzitutto capacità e bravura, perché sfido chiunque a preferire un medico onesto ma totalmente incapace, ad un medico capace ma che non mette al primo posto l’onestà. Il governo degli onesti e l’onestocrazia sono oggi più che mai delle utopie per imbecilli, perché l’onestà politica non è altro che la capacità politica di difendere gli interessi del popolo. ​​​​​​​​ ​​​​​​​​​

Claudio Perconte

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4 Commenti

  1. in volo in mezzo alla tempesta datemi un TOP GUN puttaniere.

    Il pilota così così -che però vuole tanto bene alla moglie cozza- se lo cucca Beppe Grillo..

  2. E una via di mezzo no?
    Un medico abbastanza onesto e abbastanza capace, non lo vuole nessuno?
    Per la prima volta in vita mia alle scorse elezioni ho sbagliato a votare, ma a Milan disen:
    “Te me ciulà una volta, te me ciulet pu!”.
    A me Grillo più che grillo “mi” sembra Lucignolo.

    • negativo, Sonnynauta

      “Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità, Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia..” (dal Manifesto del Futurismo 1909)

      le “vie di mezzo” invece le lasciamo a questa RAGGI che più
      dettagliatamente IN MEZZO AD UNA VIA caccia le famiglie dei romani meno fortunati.

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