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Roma, 29 apr – Postare su Instagram le foto della cripta del nonno è reato, se il nonno si chiama Benito Mussolini. L’ultimo capitolo della censura social verso i “contenuti non allineati” ha visto infatti come protagonista Alessandra Mussolini: la scure del politicamente corretto si è abbattuta sulle foto che la ritraevano in visita nella cripta di S.E. per il 74° anniversario del suo assassinio. L’europarlamentare non ha quasi fatto in tempo a postare le foto che Instagram aveva già azionato la mordacchia, disattivando addirittura l’account.

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“Questa vera e propria discriminazione offende non tanto sul piano politico (in un momento importante della campagna elettorale mi viene impedito l’utilizzo dei social), ma soprattutto dal punto di vista personale“, spiega la Mussolini affidando le sue parole a Facebook. “Evidentemente, questo è il grado di democrazia e di libertà che viene garantita alle persone perbene: quelle che insultano, minacciano, inveiscono ogni giorno coperte dall’anonimato vengono invece coperte e tutelate. Ovviamente non mi fermeranno né ora né mai”. Puntuali come i lombrichi quando piove, ecco apparire sotto il post gli insulti della più bassa lega e le minacce: “Troia del mio zerbino”, scrive uno. “A testa in giù, puttana”, un altro. E ancora: “Ma muori anche tu puttanona” e “Prima o poi appendiamo pure te”. Con questi sfregi Facebook sarà parimenti solerte nel prendere provvedimenti? Non lo sappiamo ancora, ma senza scomporsi la Mussolini ha replicato così alle invettive dei suoi detrattori, pubblicando gli screenshot dei messaggi più vergognosi: “Che ne dite di queste belle personcine? Aspetto ora che gli attenti gendarmi dei social e la #PoliziaPostale facciano il loro lavoro #Instagram #Facebook”.

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Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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