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Francisco Franco, il passato sotto processo: la battaglia giudiziaria sulla statua di Melilla

by La Redazione
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Francisco Franco Melilla

Roma, 13 ago – La statua di Francisco Franco rimossa da Melilla nel 2021 continua a essere al centro di una battaglia giudiziaria. La Fundación Nacional Francisco Franco ha presentato nuove allegazioni contro la decisione che ha confermato la legittimità della rimozione, insistendo su un punto tutt’altro che secondario: quella statua non celebra il Caudillo, la guerra civile o la dittatura, ma il Franco comandante della Legione durante la crisi di Melilla del 1921.

La statua di Francisco Franco che celebrava il «socorro a Melilla»

La scultura raffigura infatti un Franco giovane, in uniforme legionaria, e reca una dedica esplicita al suo ruolo negli eventi del 1921, quando, nel contesto della guerra del Rif, dopo la grave disfatta spagnola nota come disastro di Annual che mise in crisi il controllo coloniale nel Marocco settentrionale, le unità della Legione furono inviate a Melilla per contribuire alla riorganizzazione delle difese e al contenimento della rivolta berbera guidata da Abd el-Krim. Nessun riferimento al 18 luglio, all’Alzamiento e alla guerra civile. È precisamente su questa distinzione che si fonda il ricorso della Fundación. La legge sulla memoria storica del 2007 prevedeva la rimozione dei simboli che costituissero esaltazione della sollevazione militare, della guerra civile o della repressione della dittatura. Non stabiliva, almeno letteralmente, che qualsiasi immagine di Francisco Franco dovesse essere considerata automaticamente un simbolo franchista. Il problema è evidente. Se a determinare il significato di un monumento non è più ciò che esso rappresenta, ma la biografia successiva della persona raffigurata, allora anche il passato viene riscritto a posteriori. Il Franco comandante del 1921 viene letto esclusivamente attraverso il Franco del 1936 e del dopoguerra. Un episodio precedente di quindici anni alla guerra civile viene così assorbito retroattivamente nella storia del regime.

L’estensione retroattiva ed infinita della colpa

La vicenda, tuttavia, è più complessa. La documentazione recuperata dall’amministrazione di Melilla mostra infatti che l’iniziativa per il monumento nacque nel dicembre 1975, poche settimane dopo la morte di Franco, come omaggio all’ex capo dello Stato. Ancora nel concorso indetto nel 1977 si parlava di una statua dedicata al “Generalísimo Franco”. Solo successivamente il progetto assunse la forma che conosciamo oggi: il giovane comandante della Legione legato agli eventi del 1921. È su questa doppia origine che si è appoggiato il tribunale per considerare legittima la rimozione. Secondo questa lettura, la genesi politica del monumento permetterebbe di ricondurlo comunque a una celebrazione di Franco, indipendentemente dall’episodio concretamente rappresentato. La Fundación sostiene invece l’opposto: uniforme, età, iscrizione e contesto iconografico definiscono chiaramente il significato dell’opera e non possono essere sostituiti da una valutazione complessiva della figura storica.

La memoria democratica come rullo compressore della storia

È qui che il caso di Melilla supera di molto la questione di una singola statua. Perché la domanda diventa inevitabile: un monumento deve essere giudicato per ciò che rappresenta oppure per ciò che il personaggio rappresentato diventerà successivamente? La logica della memoria democratica tende sempre più verso la seconda soluzione. E così non ci si limita più a rimuovere i simboli direttamente legati alla dittatura, ma si finisce per reinterpretare retroattivamente intere biografie, episodi storici e immagini alla luce delle categorie politiche del presente. È uno dei problemi fondamentali di ogni politica della memoria trasformata in moralismo: quando il presente pretende di stabilire non soltanto cosa ricordare, ma anche quale significato debba avere ogni frammento del passato, la storia smette di essere un territorio complesso e diventa un tribunale permanente.

Vincenzo Monti

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