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Roma, 18 maggio – Con la morte di Franco Battiato il 18 maggio diventa una data-simbolo della musica internazionale: nello stesso giorno infatti sono morti Ian Curtis e Chris Cornell. Una data fatale che unisce tre universi musicali, tre latitudini davvero lontane tra loro. Il grande artista siciliano, poi, si è spento dopo una lunga malattia. Curtis e Cornell si sono tolti la vita. E a parte il suicidio, questi ultimi due hanno ben poco in comune (il primo a livello compositivo ben al di sopra del secondo). Per non parlare di Battiato, diametralmente opposto agli altri due Mondi lontanissimi. Ma tutti e tre, a loro modo, resteranno per sempre nella memoria di chi ama la musica.



Ian Curtis, il leader dei Joy Division

Partiamo da Ian Curtis. Il leader dei Joy Division, oggetto di vera e propria venerazione da parte di generazioni di amanti della musica, è forse il nome più importante a livello mondiale tra i tre. Non fosse altro perché la sua band, dalla grigia e umida Manchester, ha dato il la a interi generi musicali – “seminale”, dicono i critici – in tutto il mondo. Ma si sa, quando qualcuno che suona sfonda nel Regno Unito poi conquista facilmente il resto del globo. Perché – con i dovuti distinguo – un po’ come è successo a Roma con i popoli italici, i più difficili da conquistare sono proprio i britannici, cresciuti a birra e musica. Malato di epilessia fotosensibile e profondamente depresso, Curtis si è tolto la vita impiccandosi a soli 23 anni il 18 maggio 1980. Sulla sua lapide (poi trafugata) i suoi versi più famosi: “Love Will Tear Us Apart” (L’amore ci farà a pezzi). Come da accordi, con la morte del leader i Joy Division divennero i New Order portando in eredità Curtis lungo tutta la decade appena iniziata e ben oltre.

Chris Cornell, il leader dei Soundgarden

Chris Cornell, invece, era nato a Seattle. La capitale della rinascita del rock, a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta. Icona del grunge, per l’appunto, voce inconfondibile, interprete straordinario dotato di una estensione notevole, Cornell è stato il frontman dei Soundgarden per poi intraprendere la carriera solista. Insieme al cantante degli Alice in Chains, Layne Staley, e al leader dei Nirvana Kurt Cobain, Cornell è uno dei tre cantanti grunge morti prematuramente. L’altra band di riferimento del Seattle Sound, ossia i Pearl Jam, ha tutti i componenti ancora vivi e vegeti. Vi parliamo di loro anche perché – questo è il passaggio più da critico musicale di tutto il pezzo – l’apice del grunge è il super gruppo Temple of the Dog, composto da membri dei Soundgarden e dei futuri Pearl Jam, con Cornell alla voce insieme, appunto, a Eddie Vedder. E il loro duetto Hunger Strike è da annali del rock. Cornell poi è stato anche il cantante degli Audioslave, ossia i Rage Against The Machine senza Zack de la Rocha. Il grande rocker americano, da tempo sotto sedativi e ansiolitici si è tolto la vita, anche lui impiccandosi, il 18 maggio 2017, subito dopo un concerto con i riuniti Soundgarden.

Ma per noi il 18 maggio è il giorno della morte di Franco Battiato

Oggi, 18 maggio 2021, è morto Franco Battiato. Era malato da tempo. La sua scomparsa non ha nulla a che vedere con Cornell e Curtis, ma come abbiamo detto è accomunata dalla coincidenza della data. Nella cultura popolare legata al rock ci sono alcune “maledizioni”, come quella dei 27 anni: Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain, Amy Winehouse sono tutti morti alla stessa età (noi ci mettiamo anche Brian Jones, “l’angelo biondo” dei Rolling Stones, vero genio della band). Ebbene, da oggi possiamo parlare anche del 18 maggio, perché tre coincidenze non si possono non notare. Ma chi vi scrive – che ha visto dal vivo tante volte Battiato e anche Cornell (Curtis no, per ragioni anagrafiche) – da oggi ricorderà sempre questa data per la morte del grande artista siciliano più degli altri due, pur importanti nella formazione musicale (soprattutto Curtis). Ma, come si dice, de gustibus

Adolfo Spezzaferro

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