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Bologna FC v US Citta di Palermo - Serie APalermo, 19 feb – “O taci, o di cose migliori del silenzio”. Il pittore pre-romantico Salvator Rosa aveva le idee ben chiare, in fondo nel mutismo di un’immagine, nella folgorazione di un gesto, nell’esempio dell’azione c’è ben più di languide parole. El Mudo – il muto – è Franco Vazquez da Palermo per i tifosi italiani di calcio. Un giocatore che ha fatto del silenzio la sua arma più forte, anche perché cosa serve blaterare, esporsi, ergersi a divinità sui social quando hai un sinistro che lascia senza sonno Adriano Galliani e il Milan.

Sergio Magliano — le cui generalità tradiscono antenati piemontesi — da dodici anni responsabile delle giovanili del Belgrano, – squadra dove il numero 20 rosanero ha cominciato ad assaporare il calcio che conta – racconta di un argentino atipico, senza quella “garra”, quella rabbia, quell’adrenalina e quell’ardore che ha accompagnato decine di talenti sudamericani nel nostro campionato. Un uomo, classe ’89, capace di spostare gli equilibri con una giocata od un numero, per poi sorridere alla panchina, come per dire le mie estremità sono il mio vocabolario. Eppure l’approdo al calcio che conta è stato lento e faticoso, i primi due anni al Belgrano disastrosi, poi un lento incedere, proprio come a Palermo. Dall’anonimato – compreso il prestito al Rayo Vallecano – della serie B, fino alle dieci segnature dello scorso campionato e la chiamata, come oriundo, nella nazionale di Antonio Conte.

Se cerchi sul google Vazquez trovi pochi dettagli sulla sua carriera, qualche articolo di giornale, la biografia di Wikipedia e nessun aneddoto, nessun elogio del suo essere trequartista in una dimensione di falsi nueve, seconde punte e di chi svaria su tutto il fronte offensivo, difficile trovare chi ancora fa del dribbling, quasi da fermo, la sua dote migliore. Con Giuseppe Iachini – tornato sulla panchina del Palermo – nel 3-5-2 che ha riporto nel paradiso del calcio gli isolani può giocare da seconda punta, da esterno sinistro, da mezzala e regista tetris del pallone capace di incastrarsi con qualunque pedina.

In questa stagione il piatto piange, ma El Mudo ha bisogno di essere quello che per Chet Baker fu la tromba complemento per un duetto “quasi blu” come la scorsa annata con il genio infinito di Paulo Dybala. Passerà questa primavera e l’ultimo vero gioiello nella cassaforte di Maurizio Zamparini prenderà il volo, magari in un Milan di nuovo in Europa, ma Vazquez ha bisogno di essere aspettato come si aspetta la poesia, non bramato come si brama l’oblio.

Lorenzo Cafarchio

 

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