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Fratelli_LumiereRoma, 13 feb – Il 13 febbraio 1895, due sconosciuti francesi, figli di un fotografo di Besançon, brevettavano un nuovo marchingegno destinato a cambiare per sempre la storia dello spettacolo e della cultura: si chiamava il cinématographe e loro erano Auguste e Louis Lumière. Cresciuti come aiutanti del padre, l’imprenditore e fotografo Antoine Lumière, i due ragazzi avevano un talento innato per l’innovazione e l’invenzione. Il frutto più eclatante di tale attitudine è appunto il cinematografo, uno strumento che funzionava sia da camera che da proiettore.

La prima pellicola venne girata con questo strumento il 19 marzo 1895. Il film era La Sortie de l’usine Lumière, proiettato il 28 dicembre 1895 al Salon indien du Grand Café di Boulevard des Capucines a Parigi. Fu il primo film a essere visto dal pubblico, per cui viene solitamente indicato come il primo film della storia del cinema, anche se gode forse di maggiore fama L’Arrivée d’un train en gare de La Ciotat, che però venne proiettato pochi giorni dopo, il 6 gennaio 1896. Paradossalmente, dopo un periodo di fama immensa e di tour mondiali legati al cinematografo, i fratelli Lumière ritennero di fatto esaurita la portata rivoluzionaria della loro opera, dedicandosi per il resto a perfezionare la fotografia a colori. La loro invenzione resta comunque una pietra miliare del genio inventivo europeo.

Nel 1995, in occasione del centenario della loro invenzione, i fratelli Lumière rischiarono di finire sui 200 franchi. Poi, a banconote già stampate, non se ne farà nulla: diciassette milioni di biglietti andarono al macero. Cosa aveva causato la marcia indietro repentina? Semplice, la solita protesta delle associazioni legate al ricordo della resistenza. Pochi sanno, lumiere-1infatti, che in più occasioni i due fratelli (morti nel 1948 e nel 1954) espressero simpatia per i regimi fascisti. Nel 1935, per il quarantennale del cinematografo, Louis venne invitato in Italia, dove all’epoca si riteneva che il cinema fosse “l’arma più forte”. Louis Lumière dedicò una foto al Duce: “A Sua Eccellenza Benito Mussolini, con l’espressione della mia profonda ammirazione”. In un libro pubblicato per celebrare tale visita, egli espresse la “viva gratitudine” agli organizzatori italiani, evocando “l’amicizia che unisce i nostri due Paesi e che una comunità originaria non può mancare di accrescere nell’avvenire”. Il 15 novembre 1940, è sempre Louis a scrivere nel Petit Comtois: “Sarebbe un grande sbaglio rifiutare il regime di collaborazione di cui il maresciallo Pétain ha parlato nel suo ammirevole messaggio. Auguste Lumière, mio fratello, in pagine in cui esalta il prestigio incomparabile, il coraggio indomabile, l’ardore giovanile del maresciallo Pétain e il suo senso delle realtà che deve salvare la patria, ha scritto: ‘Affinché l’era tanto desiderata della concordia europea sopraggiunga, occorre evidentemente che le condizioni imposte dai vincitori non lascino un fermento di ostilità irriducibile contro di loro. Ma nessuno saprebbe raggiungere meglio tale risultato del nostro ammirevole Capo di Stato, aiutato da Pierre Laval, che ci ha già dato tante prove di chiaroveggenza, della sua abilità e della sua devozione ai veri interessi del Paese’. Io condivido questo modo di vedere le cose. Faccio interamente mia questa dichiarazione”.

Auguste sedette anche nel consiglio municipale di Lione nominato da Vichy. Appena insediatosi, propose di rendere omaggio ai soldati francesi che stavano combattendo in Siria contro gli Alleati. Sempre Auguste fu collaboratore dell’Emancipation nationale, il quotidiano del Ppf di Jacques Doriot. Louis, invece, fu membro del Consiglio nazionale (il parlamento provvisorio) e fece parte del comitato d’azione della Légion des volontaires français contre le bolchevisme, incaricato del reclutamento a Marsiglia. I due ricevettero l’Ordine della francisca, una decorazione creata da Pétain come “il simbolo del sacrificio e del coraggio e ricordava una Francia sventurata che rinasceva dalle sue ceneri”. Il candidato doveva prestare il seguente giuramento: “Faccio dono della mia persona al Maresciallo Pétain come egli ha fatto dono della propria alla Francia. Mi impegno a obbedire ai suoi ordini e a restare fedele alla sua persona e alla sua opera”.

Adriano Scianca

2 Commenti

  1. Grazie , non conoscevo la storia
    Mi chiedo a che serve Rai storia che non vedo più da tempo racconta solo un punto di vista il chè non è ne democratico né servizio pubblico