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sindaco RaggiRoma, 2 dic – Il Comune di Roma ha deciso di far riesaminare dall’avvocatura le 288 lettere di sfratto già inviate alle famiglie romane divenute improvvisamente “abusive”, sorte già toccata alle due famiglie Ruga e Preda di via del Colosseo. E nel programma c’era il riesame di tutte le circa 60.000 posizioni degli affitti delle case comunali, indagine, a quanto si legge da un articolo de “Il Messaggero” del 29/11/2016, da affidare alla Procura di Roma, nelle persone dei PM Fasanelli e Orano che aspettano il dossier. Il Corriere della Sera (edizione romana) di ieri eleva alta la sua lagnanza: “fu proprio Raffaele Marra, oggi contestato capo del Personale ma all’epoca, con l’ex giunta Alemanno, direttore dell’ufficio Politiche abitative. All’epoca, fiutate le anomalie, imboccò senza esitazioni la strada della procura. Sfratto e rimborso degli arretrati dal 2006, anno di consegna degli immobili, ad oggi. Le lettere-fotocopia sono state inviate dal dipartimento Politiche abitative, ancora orfano di un assessore alla Casa, in seguito all’ultima sentenza della Cassazione, di aprile 2015, che ha confermato la condanna dei funzionari infedeli”.

Sembrava fatta: sgomberi a forza di botte, costole rotte, mobili “lanciati” dalle finestre, incriminazione art. 630, 633 bis, 110 e 337 Codice Penale, donne anziane sbattute in un campo rom dove le prendevano pure a sassate, porte murate, manette ai “resistenti” e verbali falsi dove si accusano questi del nuovo sport del “lancio mobili” inventato dal Reparto Speciale della Polizia di Roma Capitale. Insomma il “ripristino della Legalità” non si è fatto mancare niente. Invece dopo il test a Via del Colosseo, e partite le altre 288 lettere di sfratto, si “riesamina”, ci si ripensa, si cirioleggia… Il Diavolo Casa Pound si è messo di mezzo, e il Generale Custer rincula, non va allo scontro coi guerrieri di Toro Seduto e Cavallo Pazzo, a Little Bighorn, aspettando inutilmente con le bancarelle. Il Diavolo Casa Pound ha mandato le dirette facebook mentre accadevano i fatti, si sono fatti mettere le manette in 16 per difendere chi non era affatto “abusivo” ma era solo stato dichiarato tale, e aspettano il processo che inizierà il 13 gennaio prossimo.

Fra i 288 sfrattati (è normale, prima si fa un test modesto, 2 famiglie, poi un test più ampio, 288 famiglie, e infine si aggredisce il grosso, 54.466 famiglie) c’è anche Emmanuel Mariani, tre figlie di cui una paralizzata dalla nascita per un errore dell’ospedale, e Emmanuel si ribella: vive in quella casa da dieci anni con regolare contratto, fece regolare domanda, la casa la concesse Veltroni proprio in virtù della drammatica situazione! Abusivo, macchè abusivo! Corruttore di funzionari comunali, macchè corruttore!  Qualcuno deve aver pensato che buttare in strada una ragazzina paralitica in diretta facebook e mettendo altre 16 manette a chi vi si opponeva non era proprio il massimo per mantenersi il consenso dei romani, e quindi “riesaminiamo”, poi quando le acque si saranno calmate ce la buttiamo, magari prima dell’alba, con un “blitz” degno della Wermacth o dell’Armata Rossa, prima che arrivino quelli coi cellulari e le telecamere: al comando dei Vigili Urbani gli toccherà studiare Guderian, Yamamoto, Rommel, Zukov, ‘ste cose qui.

E il Corriere della Sera eleva alto il suo lamento: e la “Legalità!?” La “Legalità” sarebbe cacciare di casa i romani rendendoli “abusivi” (anche se magari dal 1986 ti pagano quello che chiedi invocando per trenta anni di avere un contratto scritto), e quindi per le case di pregio (Colosseo) imbastirci saporiti business da 15.000 €/mq per i soliti ammanicati, mentre in periferia le case liberate si rimettono in graduatoria dove per l’80% se le prenderanno i migranti, che hanno tanto bisogno. E così sono anche contenti all’UE. che bacchetta l’Italia perché non gli assicura una accoglienza adeguata. E vero che alle Alpi hanno messo più fili spinati che durante la Grande Guerra ’15/18 per non farli passare, ma si indignano se noi non condividiamo adeguatamente casa e lavoro: siete o non siete il paese di San Martino, patrono dei pellegrini, che divise il suo mantello col poverello infreddolito?

A stoppare le prevedibili proteste degli italiani che sono marginalizzati nell’assegnazione delle case pubbliche, il Comune di Roma, da sempre innovativo e fantasioso, si è inventata la quadra: oscura i nomi delle graduatorie e delle assegnazioni. Non si deve scrivere il nome di chi entra in graduatoria perché poi il Diavolo cavalca la protesta fascista/razzista/populista. Basta togliere il nome e nessuno saprà se l’assegnatario viene dall’Alto Volta, dal Pakistan, dalla Nigeria. O dalla Garbatella, dal Rione Monti o da Testaccio: siamo o non siamo una “Grande Famiglia Globalizzata”? E che forse uno di Borgo Pio o del Quadraro non viene messo in graduatoria alla pari per le case popolari a Dacca, al Cairo o a Kabul? I Radical Chic ne sono sicurissimi, basta che i migranti non vadano a Capalbio, che è “Comune Demigratizzato”: residenti, villeggianti, Sindaco e Prefetto sono tutti concordi. Non c’è neanche bisogno di oscurare i nomi sulle graduatorie, a Capalbio i nomi stranieri proprio non ci stanno.

Ultima nota. Il Corriere della Sera scrive: ” …fu proprio Raffaele Marra, oggi contestato capo del Personale ma all’epoca, con l’ex giunta Alemanno, direttore dell’ufficio Politiche abitative. All’epoca, fiutate le anomalie, imboccò senza esitazioni la strada della procura”. Ma, a giudicare da una inchiesta pubblicata il 2 novembre 2016 e relativa proprio a contratti milionari nel settore dell’emergenza abitativa, sembra che questa “ansia di legalità” sia un poco strabica: è feroce verso il disoccupato o l’anziana, assai meno quando si tratta di contrattualizzare società immobiliari & affini.

Luigi Di Stefano

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