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Roma, 21 mag – Per la felicità dei contribuenti Rai, Gad Lerner tornerà sulla tivù di Stato dal 3 giugno con cinque puntate del (non nuovo) talk chiamato L’approdo. Il nome non è nuovo perché quando la Rai era composta da un solo canale e si presentava in bianco e nero, esisteva già un programma con questo nome che vantava un cast micidiale e di tutto rispetto: Ungaretti, Riccardo Bacchelli, Renato Longhi, la prima fila della cultura italiana d’allora e di cui, oggi, il caro Gad ritiene di essere un degno erede. Tipo la Murgia con Pasolini. Ma loro sono talmente avanti da potersi permettere l’autoproclamazione. Evento che si tiene nei migliori teatri d’Italia ossia nei salotti tivù della medesima televisione di Stato, e in particolare modo, in questo caso, si tratta di Che tempo che fa di Fabio Fazio, quello che, pur lavorando in un’azienda sostenuta anche coi quattrini pubblici, ritiene di non dover rendere conto né di quanto guadagna, né di ciò che sbandiera durante il suo proverbiale quarto d’ora di celebrità.

E dunque è da una delle poltrone più comode del panorama televisivo che Gad Lerner fa lo spoiler del suo nuovo programma, ovviamente dopo aver riempito i precedenti cinque minuti della solita retorica anti italiana, condita di inesattezze e vere e proprie minchiate, come quando ha tenuto a dirci che non dobbiamo preoccuparci se sbarcano una quarantina di clandestini perché ultimamente ne stanno sbarcando pochi. Ma non era quel mostro neonazi di Salvini, con la sua politica hitleriana, ad aver quasi azzerato gli arrivi di immigrati? Pensavamo che egli meritasse un processo di Norimberga e non il plauso di Lerner su Rai 3.

Puntate sulla Lega e Capalbio

E insomma di sicuro non sarà un programma fazioso: la scenografia degli studi torinesi dove si svolgerà è composta dal relitto di un barcone, e non è del tipo che svetta a Capalbio. La prima puntata sarà dedicata al leghismo, fenomeno di cui Lerner è esperto, e l’evento sarà caratterizzato dalla presenza di esperti e che non saranno più di due, così da evitare di trasformare la puntata in un “cicaleggio” (fidatevi: questa parte detta con la erre moscia fa ancora più persona acculturata ed erede di Ugaretti). Poi le telecamere si sposteranno a Mirafiori dove gli intellettuali di punta si chiederanno se cinquant’anni dopo le lotte operaie sia ammissibile replicarle basandosi su una discriminazione nazionalista.

Il “prima gli italiani” non è ammissibile, anche se centinaia di migliaia di soggetti che prestano la propria manodopera a prezzi sotto la media creano un inevitabile abbassamento del costo della stessa, tanto che a Capalbio, pur non trattandosi di lavoratori bensì di meri immigrati, gli eredi acculturati si rifiutarono di trovarseli tra i piedi. Furbizia? No, solo la (s)fortuna di esser nati da quella parte della barricata. La terza puntata si svolgerà davvero a Capalbio, quartier generale della galassia intellettuale di sinistra dove gli illuminati si interrogano su quale quartier popolare utilizzare per dare sfogo alle proprie velleità umanitarie, decidendo se trasferirci un campo rom o la nave Ong usata un mese prima per le sfilate. Perché, come già disse il caro Gad, ai Parioli gli immobili sono troppo prestigiosi per ficcarci un gruppo di clandestini accolti.

Se vince Salvini è colpa dell’ignoranza

Un’altra puntata tratterà del fenomeno dell’ignoranza e dell’analfabetismo. Ora, conosciamo tutti le statistiche per le quali ogni anno leggiamo troppo poco, sappiamo troppo poco e siamo esageratamente idioti. Ma, partendo dal presupposto che tali studi non tengon conto del fatto che in Italia sia considerato un buon libro il fascistometro della Murgia, suona strano che Lerner si interessi a questo tema proprio mentre la Lega raggiunge il primo posto tra i partiti italiani.

A voler pensar male, pur facendo sempre bene, pare evidente la volontà di creare un nesso tra la svolta politica cui stiamo assistendo e questa fantomatica avanzata inesorabile dell’ignoranza e del turpiloquio. Ma si sa, è la classe colta di sinistra che può caricarsi sulle spalle macigni di tale portata per condurre verso lidi migliori la plebaglia che loro intimamente disprezzano e le cui istanze debbono essere recluse nel perimetro delle insensatezze e dei rigurgiti. Ma signor presidente della Rai, ci sei o ci Foa?

Lorenzo Zuppini

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