Roma, 13 mar – Il gas che viene dalla Russia finora si è rivelato indispensabile per la gran parte degli europei. Tuttavia la guerra in Ucraina ha fatto saltare tutto. Per questo la Commissione europea ha proposto oggi una bozza del piano REPowerEu per affrancare l’Europa dai combustibili fossili russi prima del 2030, cominciando con il gas. A Bruxelles dunque pensano in grande, ma non è così semplice. Andiamo con ordine.

La genesi del piano REPowerEu

Come dicevamo la bozza della Commissione ha l’obiettivo di rendere autonoma l’Ue da Mosca. Detta così, chi potrebbe essere contrario. L’autonomia energetica ci renderebbe maggiormente indipendenti. Ma dobbiamo fare i conti con la realtà. L’Ue importa il 90 % del gas che consuma e la Russia fornisce circa il 45 % di tali importazioni, in percentuali variabili tra i diversi Stati membri. Dalla Russia provengono anche circa il 25 % delle importazioni di petrolio e il 45 % delle importazioni di carbone.

Detto questo, secondo Bruxelles, il piano REPowerEU, rafforzerà “la resilienza del sistema energetico dell’UE nel suo complesso e sarà basato su due pilastri: diversificazione degli approvvigionamenti e riduzione dell’uso di combustibili fossili”.

In primis, quindi, verrà aumentata l’importazione (GNL e via gasdotto) da fornitori non russi e all’aumento dei volumi di produzione e di importazione di biometano e idrogeno rinnovabile.

In secundis, si lavorerà per ridurre più rapidamente l’uso dei combustibili fossili nell’edilizia, anche abitativa, nell’industria e a livello di sistema energetico grazie a miglioramenti dell’efficienza energetica, all’aumento delle energie rinnovabili e all’elettrificazione e superando le strozzature infrastrutturali.

Su quest’ultimo punto sarà difficile vedere risultati a breve e medio termine. Rimane dunque il nodo delle importazioni. Chi ci fornirà quasi la metà del gas che consumiamo? Una risposta a questa domanda potrebbe essere: importiamo più gas liquefatto.

Il GLN e le sue difficoltà

Il gas naturale liquefatto o GNL pone due problemi: la sua disponibilità e la capacità di riceverlo. Il GNL viene portato allo stato liquido e poi viene trasportato di solito via mare. Ed ecco che subentra il primo ostacolo: servono i rigassificatori per poterlo mettere nei tubi. Ora la nostra capacità di rigassificazione non è sufficiente a sostenere il nostro fabbisogno ed è concentrata solo in alcune nazioni: Spagna e in misura minore in Francia e Italia. La Germania, prima economia europea, non ne ha affatto.

Tuttavia qualcuno potrebbe pensare che si può puntare sulla distribuzione. Ad esempio, rigassifichiamo in Spagna e portiamo il gas in Germania. Ma mancano le infrastrutture e non possono essere costruite in pochi mesi. C’è infine un ultimo problema: i fornitori.

I principali esportatori di GNL al mondo, dall’America al Qatar, non sono in grado di aumentarne la disponibilità sul mercato. Non perché non possano produrne di più, ma perché non potrebbero commercializzarlo: la loro capacità di export è praticamente satura, e per espanderla ci vogliono anni.

In sintesi, nessun produttore di GNL possiede volumi sufficienti a sostituire completamente i volumi russi in Europa.

Le misure d’emergenza

Come abbiamo visto i progetti della Commissione incontreranno grossi ostacoli. Tuttavia ci sono anche parti interessanti nella bozza presentata dalla von der Leyen. In particolare quella sulla regolamentazione dei prezzi e sugli aiuti di stato. Non è proprio un’inversione di rotta rispetto all’orientamento liberista, ma c’è qualche misura sensata. E questo è già tanto. Vediamo perché.

La Commissione “offre” agli stati membri la possibilità di “regolamentare i prezzi in circostanze eccezionali”. E, cosa più importante, Bruxelles definirà le modalità con cui gli Stati membri possono ridistribuire ai consumatori le entrate derivanti dagli elevati profitti del settore energetico e dallo scambio di quote di emissione.

Le norme dell’UE in materia di aiuti di Stato offrono poi agli Stati membri la possibilità di fornire sostegno a breve termine alle imprese colpite dai prezzi elevati dell’energia e di contribuire a ridurne l’esposizione alla volatilità dei prezzi dell’energia a medio-lungo termine.

Infine, la Commissione intende presentare entro aprile una proposta legislativa con l’obiettivo di riempire al 90% della capacità (entro il primo ottobre di ogni anno) gli impianti di stoccaggio sotterraneo di gas in tutta l’Ue. Questa proposta comporterebbe il monitoraggio e l’applicazione dei livelli di riempimento e integrerebbe accordi di solidarietà tra gli Stati membri.

Al netto delle buone intenzioni, è possibile davvero immaginare un’Europa libera dal gas russo? Sono in tanti gli analisti che lo escludono. Sarà difficile per Bruxelles passare dalle parole ai fatti.

L’unica cosa che probabilmente vedremo –come anticipato da questa testata– è l’aumento dell’importazione di Gnl che farà felici gli Usa e il Qatar. Per il resto, insomma, possiamo dire: tanto rumore per nulla.

Salvatore Recupero

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