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ghost in the shell filmMilano, 14 mag – Quando uscì Ghost in the Shell, il film d’animazione del 1995, chi scrive pensò di aver assistito per la prima volta nella vita alla migliore rappresentazione cinematografica del concetto tradizionale di tripartizione del ‘Composto Umano’: Corpo, Anima e Spirito. Naturalmente il film fu un glitch nel sistema operativo di molti: portava con sé una poesia, una bellezza, un retroterra di concetti fino ad allora appena percepiti – il Transumanismo piuttosto che una certa critica al Mondialismo – che solo in seguito, e probabilmente grazie ad esso, cominciarono ad essere ripresi dal Cinema della seconda metà dei ’90 (Matrix è del 1999, ndr) e toccati con mano da una generazione.

Di quella pellicola, ciò che negli anni è rimasto come l’elemento inarrivabile per altri film dello stesso (o altro) genere, è proprio quell’equilibrio di cui sopra tra Corpo, Anima e Spirito. Equilibrio che ne caratterizza ogni singola scena, colonna sonora ovviamente inclusa – chi l’ha visto, sa di cosa scrivo. Quest’anno come noto ne è uscita la trasposizione di Ghost in the Shell in live action con Scarlett Johansson. A scanso di equivoci diciamolo subito: il film è bello, merita la visione. E non soltanto per Scarlett versione skinhead, ma per due specifiche ragioni:

  1. Il Corpo: il film riesce a mantenere una dimensione umana, fisica, perfetta. In una pellicola come questa, con il rischio di digitalizzazione dietro l’angolo, non è scontato;
  2. L’Anima: per quanto spiattellata in faccia fin dalla primissima scena, la dimensione e la tensione psichica del Maggiore viene mantenuta alta per tutta la durata della pellicola. Non è cosa da poco.

Manca ovviamente, sarà chiaro ormai, quel terzo ed ultimo – forse il più importante – elemento: lo Spirito. Ma che gli Americani riuscissero a parlare di spiritualità più, o almeno quanto i Giapponesi non è cosa improbabile…è cosa impossibile. Probabilmente, dando per scontato questo, si riuscirà ad approcciarsi con maggiore tranquillità ad un film che comunque riesce a mantenere la giusta trazione ed a toccare temi importanti, soprattutto per chi non ne ha già avuto modo.

In conclusione e sintetizzandone il codice: non è vero, in questo caso, che la Tecnologia senza Spirito rimane solo ferraglia.

Davide Trovato

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