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Roma, 21 giu — Una tecnologia che impedisca lo scambio di fotografie e selfie «inappropriati», in particolare modo foto di corpi nudi o atti sessuali, specialmente tra gli adolescenti: è ciò che il governo giapponese ha recentemente chiesto ai gestori telefonici e agli sviluppatori di applicazioni per contrastare il fenomeno dei predatori online e del revenge porn. Lo riporta JapanToday.



La guerra del Giappone contro i selfie inappropriati

Come è possibile aiutare bambini e adolescenti a rimanere al sicuro su Internet rispettando la loro privacy? Con questo progetto le istituzioni nipponiche si prefiggono di offrire un utilizzo meno rischioso del web — in particolar modo dei social e delle app di messaggistica istantanea — per i giovani e giovanissimi. Con l’incremento vertiginoso dei crimini online legati alla pedopornografia, l’iniziativa andrà ad integrare una serie di campagne di sensibilizzazione diffuse nelle scuole, riguardo a comportamenti e contenuti ritenuti dannosi e inappropriati per gli adolescenti.

Gli utenti sono scettici

L’iniziativa anti selfie, seppur lodevole, ha sollevato ondate di scetticismo. «Chi decide cosa è inappropriato e cosa no?», si chiedono gli utenti social. «E’ inutile. Puoi semplicemente usare un’altra fotocamera per scattare una foto e inviarla. Siamo ancora molto lontani dal trovare una soluzione concreta a questo problema», obietta un altro.

C’è anche un telefono 

Non è la prima volta che in Giappone si cerca di sviluppare una tecnologia per contrastare i selfie «osé». Nel 2020 la società di telefonia mobile Tone Mobile aveva messo in commercio lo smartphone Kakiyasu, il Tone e20. Per mezzo di un sensore basato sull’intelligenza artificiale, il telefono non consente di scattare foto di nudi. Il sensore analizza gli scatti verificandone la liceità. Se durante la scansione delle fotografie la tecnologia all’interno dello smartphone individua un nudo, il sistema invia un messaggio di errore e l’immagine viene eliminata dal dispositivo.

Non solo: per un controllo parentale più stretto, il telefono può anche essere controllato da remoto dal cellulare dei genitori, scaricando entrambi un’applicazione che avvisa i parenti quando il proprietario del Tone e20 tenta di scattare un selfie inappropriato. Il messaggio contiene la data e l’ora della foto, la localizzazione Gps di dove è stata fatta e un’anteprima pixelata dello scatto. Non si sfugge…

Cristina Gauri



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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

2 Commenti

  1. Su Whatsapp e soprattutto su Telegram, dilaga lo schifo. Circolano contenuti decisamente osceni e pornografici. Bisogna controllare la rete e impedire tutto questo. Io personalmente sarei per mettere fuorilegge la pornografia.

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