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Giordano BrunoRoma, 17 feb – In data odierna ricade il 417° anniversario del rogo in Campo dei Fiori di Giordano Bruno (1548 – 1600), frate domenicano del XVI secolo, vittima in piena età moderna dell’oscurantismo religioso, figura luminosa di Sapiente, alla maniera antica, grande interprete della Tradizione Occidentale, nelle sue multiformi declinazioni, arcaica, magico – ermetica, platonica. Non ci occuperemo, però, in questa sede di delinearne le profondità di natura spirituale e realizzativa, semplicemente perché occorrerebbero molteplici saggi a riguardo, ma rivolgeremo la nostra attenzione sul simbolo che tale personalità ha assunto nel tempo e che potrà assumere per il futuro.

Nella società contemporanea, ove l’arroganza poco democratica del pensiero unico, nei più disparati campi (dalla cultura alla politica, dalla medicina alla filosofia), ma anche nell’universo tradizionalista, ove ancora circolano dogmatici portatori di verità assolute, che assurdamente non si potrebbero né discutere né tantomeno comparare o confutare, ci si rende conto quanto la prospettiva eretica della figura di Giordano Bruno possa assurgere ad un vero e proprio simbolo di libertà intellettuale. Il lettore, a proposito, non si lasci incantare dalla solita e stantia dialettica tra ecumenici e laici, tra vaticanisti e difensori del pensiero modernista, i quali hanno utilizzato strumentalmente il Nolano ognuno per i propri interessi di parte. Anche nei confronti delle nuove indagini scientifiche, l’insegnamento di Bruno era nel solco della centralità dell’Uomo e della sua libera indagine:” Se questa scienza che grandi vantaggi porterà all’uomo, non servirà all’uomo per comprendere se stesso, finirà per rigirarsi contro l’uomo” (De l’infinito universo et Mondi).

Il libero pensiero, filosoficamente parlando, non è la dimensione del disordine cerebrale, dello scatenamento delle moderne pulsioni psicanalitiche o istintuali, dell’asservimento sottile e subliminale alle logiche pseudo – culturali del mondialismo, ma può e deve assumere caratteristiche radicalmente diverse. La prospettiva “non – conforme” di Bruno non si rivolgeva verso un orizzonte temporale, verso un futuro con un suo preciso incedere progressista, ma era indirizzata verso quella dimensione classica che ritrova l’Eterno, senza patire le logiche passatiste o futuriste (dell’avvenire). Il libero pensiero bruniano si configurava essere come una costante identificazione con un preciso ordine ideale, con una precisa assunzione esistenziale, in cui la Libertà si configurava essere il riconoscimento ontologico della propria radice interiore, del riconoscimento della propria Patria Ideale, quel Bene, quell’Idea Imperitura, trascendente ed immanente, a cui spesso fecero allusione anche Platone ed Evola. Bruno sul tema è molto chiaro: “Maestro quando potrò ritrovarvi ?” “Guarda dentro di te, Sagredo ascolta la tua voce interiore e ricorda che l’unico vero maestro è l’Essere che sussurra al tuo interno”. (Dialogo tra Giordano Bruno e Sagredo). In tale solco interpretativo, il pensiero “non – conforme” potrebbe assumere quelle determinazioni di autentica validazione tali che esso possa risultare davvero dirompente dinanzi a qualsiasi imposizione culturale, a qualsiasi dogma, a qualsiasi forzatura, per cui la Verità è la sola espressione della propria esperienza, sociale, politica, intellettuale, aria pura di mare aperto o di vetta, quale superamento attivo e cosciente di quel limite che Junger pone oltre ogni Meridiano, nel Punto Zero del Polo:” Ho lottato, è già tanto, ho creduto nella mia vittoria. È già qualcosa essere arrivati fin qui: non aver temuto morire, l’aver preferito coraggiosa morte a vita da imbecille” (De Monade, numero et figura).

Il ricordo di Giordano Bruno, nel giorno della sua vile esecuzione, assume ai nostri occhi l’occasione di poter riflettere sulla necessità inderogabile di insistere, di perdurare in un atteggiamento di vita, di cultura, che irrompa e sconquassi il campo mortifero del conformismo, del politicamente corretto, dell’espressione artistica snaturata e desacralizzata. Vi si impone l’esplicitazione allegorica di un’idealità, di una concezione del Sacro, di un Ordine, origine noetica che era il fulcro delle antiche civiltà tradizionali e che meravigliosamente riecheggia nelle opere magiche e filosofiche del Nolano. Tali indicazioni, inoltre, ci auguriamo possano avere anche delle implicazioni di natura politica, intesa nel suo significato etimologico, quale governo della polis, che deve sussistere tramite la consapevolezza della sua specifica identità. Le opere, la vita, la morte di Bruno ci indicano idealmente tutto ciò che appartiene alla nostra Tradizione d’Occidente e tutto ciò che ne è assolutamente estraneo, quale specifico atteggiamento culturale che riconosce la propria specificità e per tale consapevolezza riesce a riconoscere, rispettare e tutelare quella altrui:” Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare arti e scienze, porre i semi della nuova cultura che fiorirà, inattesa, improvvisa, proprio quando il potere si illuderà di avere vinto” (Dialogo tra Giordano Bruno e Sagredo).

Infine, mi si permetta di lanciare un appello. In questo giorno, le istituzioni, le forze politiche e sociali si impegnino, compresa l’importanza della personalità del Nolano, a condurre una battaglia affinché si restituisca il giusto e doveroso decoro civico alla piazza romana, Campo dei Fiori, che ne vide la triste arsione e che ne ospita la famosa statua, che le cronache dipingono nel più indecente degrado urbano.

Luca Valentini

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