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tornelli biblio bolognaBologna, 17 feb – La biblioteca della facoltà di Lettere dell’università di Bologna, assurta agli onori delle cronache per gli scontri che hanno opposto i centri sociali della città a rettore e Polizia dopo l’installazione dei tornelli per limitare l’accesso ai soli iscritti dell’ateneo, è chiusa e chiusa resterà per molto tempo ancora. Chi l’ha vista parla di una struttura devastata, per sistemare la quale serviranno settimane di lavoro.



Quando riaprirà, però, l’avranno vinta i centri sociali. Perché il rettore dell’Alma Mater Francesco Ubertini ha deciso di alzare le mani e rinunciare al progetto che voleva riconsegnare agli studenti bolognesi quello che era diventato – e resterà, evidentemente – un porto franco dello spaccio e del degrado. Non sono bastate le orribili testimonianze e le denunce arrivate perfino da parte del sindaco Virginio Merola, che non ha esitato a parlare di gente che in biblioteca “andava a bucarsi”, nemmeno la linea dura del capogruppo Pd in consiglio comunale Claudio Mazzanti ha pagato: il Cua, collettivo protagonista di tutta la vicenda che va dall’occupazione alle cariche della Polizia, nonostante la polemica arrivata fino ai vertici della politica nazionale ha continuato ad alzare l’asticella dello scontro, arrivando alla fine a far fare marcia indietro alle più alte cariche dell’università.

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Il secco “no comment” di Ubertini alle numerose richieste di chiarimenti sulla vicenda tornelli lascia di stucco, perché sembra una resa su tutta la linea. Vincono i centri sociali, perdono gli studenti, perde un’intera zona di Bologna da anni in mano al più totale degrado.

Nicola Mattei

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