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Roma, 16 nov – I giovani sono progressisti e gli anziani conservatori, se non addirittura reazionari. È questa la narrazione (distorta) che ha accompagnato, ad esempio, le analisi sulla Brexit. Tanto che i soliti giornalisti e opinion maker «sinceramente democratici» proposero persino di togliere il diritto di voto ai vecchi, proprio perché sconnessi dalla modernità e non sintonizzati sulle frequenze del global world. Una narrazione però che, almeno in Italia, non ha ragion d’essere. Lo rileva uno studio del Pew Research Center, da cui emerge che i giovani italiani sono i meno di sinistra di tutta l’Europa occidentale.
Il sondaggio è stato condotto su un campione di elettori di diverse età in Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Spagna, Olanda, Svezia e Danimarca, per testare se all’anagrafe corrisponda una determinata collocazione politica. Ebbene, se in quasi tutti questi Paesi i giovani «tendono a essere più di sinistra, più progressisti nelle loro idee sociali e politiche, più recettivi nei confronti degli immigrati e più favorevoli nei confronti dell’Unione Europea», è proprio l’Italia a fare eccezione. Nella nostra nazione, infatti, gli under 30 che si dichiarano di sinistra sono appena il 28%, ossia la stessa cifra rilevata tra gli over 50. Anzi, sono semmai proprio gli adulti italiani a essere i più sinistrorsi, ribaltando così lo storytelling dei Saviano e dei Severgnini: se togliessero il voto ai «vecchi», in Italia la sinistra sarebbe prossima all’estinzione.
Anche sul gradimento dell’Unione europea e sui benefici dell’immigrazione, a fronte di medie molto alte tra gli under 30 europei, i giovani italiani si mostrano come quelli più tiepidi: si parla di 20-25 punti percentuali in meno rispetto ai coetanei inglesi, francesi e tedeschi. Di più: i nostri giovani sono addirittura più euroscettici dei nostri adulti. Segno che la martellante propaganda liberal si è sostanzialmente sgretolata di fronte agli effetti devastanti della crisi economica, causati in buona parte dalle politiche di austerity imposte da Bruxelles e ricaduti soprattutto sulle spalle dei più giovani. Insomma, che i «bardi cosmopoliti» si mettano l’anima in pace: il fallimento della loro ideologia, a quanto pare, non ha età.
Elena Sempione

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