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Roma, 16 nov – A Victoria’s Secret sono colpevoli perché fanno sfilare solo modelle bellissime. Perché non fanno sfilare le “curvy”, termine con cui generalmente vengono definiti esseri con il girovita di Ferrara e il peso di un film di Ozpetek? No non è uno scherzo, giuro che la polemica c’è stata sul serio. Ed è stata testimoniata anche dall’Ansa, che ha anch’essa bacchettato Victoria’s Secret per non aver chiesto scusa. Ma perché Victoria’s Secret non manda semplicemente tutti a quel paese, perché è palese che chiunque stia facendo una polemica del genere è irreversibilmente cerebroleso? Perché il mondo è cambiato, padron Frodo, perché mancano oramai tutte le basi del vivere civile, perché non è più normale che in passarella per sfilare in intimo erotico ci siano solo fiche atomiche con un fisico da urlo, perché c’è sicuramente chi leggendo la frase precedente avrà iniziato a cercare il numero per i diritti civili dei cerebrolesi che sono stati offesi, perché insomma se vai in giro a chiedere “ma davvero pensi che Aldo Cazzullo si possa permettere di parlare male di D’Annunzio?” troverai comunque qualcuno che ti risponderà di sì.

Una volta il mondo era semplice, tutti sapevano cosa differenzia l’antifascismo dall’umanità normodotata: l’umanità ha creato l’arte, l’architettura, l’urbanistica puntando a un ideale di armonia mentre l’antifascismo è brutto e propugna una visione antiestetica del mondo che vuole distruggere la bellezza. Voglio dire, guardate tutto il percorso artistico che ha portato dal tempio dorico al Colosseo Quadrato e poi osservate il “serpentone” di Corviale o Berlino Est. O fatevi un giro per San Lorenzo o in un qualunque quartiere di punkabbestia tra siringhe buttate per terra, graffiti color vomito e subumani coi rasta vestiti di stracci strappati che con la loro deformità disarmonica gridano vendetta e odio contro le Muse. O più semplicemente quando leggete “fascistometro” evitate di cercare motivi storico-sociali-politici per dimostrare che è una cazzata, come se anche bisogno di dimostrarlo non fosse un sintomo della malattia del mondo: no, pensate a chi lo ha fatto. Michela Murgia. “Googlatela”, cliccate su “immagini” e poi dopo avermi maledetto e augurato sofferenze bibliche capirete.

Oppure osservare attentamente la coppia Saviano-Meg, ma fatelo per ore con i cerotti sulle palpebre tipo Arancia Meccanica finché ogni neurone dolorante non chiederà pietà per il dolore che gli state causando. Un concetto semplice, appunto. Ma non lo è più. Perché ci stanno ingannando. Saranno grazie ai messaggi subliminali, o a quelle strisce chimiche nel cielo, o ai vaccini, o più semplicemente alla droga che danno a quelli che credono a queste cose, sta di fatto che ci stanno riprogrammando orwellianamente. Oramai siamo oltre “la guerra è pace” – quello lo abbiamo superato quando la Botteri cercava di spiegare che per la pace nel mondo si doveva votare la Clinton. Ah, guardate la Botteri: anche lei è antifascista, poi dite il caso – o “l’ignoranza è forza” – dopo che ci siamo sorbiti Raimo assessore alla cultura anche questo slogan è superato. Siamo al punto finale: “la bruttezza è bella”. Ed è un virus mortale che ti mangia da dentro, tipo la cimice di Matrix o un ritornello di Jovanotti. Ti consuma i neuroni e tu non te ne accorgi perché pensi ad altro, lo giustifichi con altro e non lo combatti perché sei distratto da altro.

Ed è così che Sephora Ikalaba, che pare la figlia di Fantozzi, però nera, diventa Miss Helsinki battendo in finale tre bionde che sembrano uscite da un sogno erotico di Manara e tu pensi “ha vinto solo perché è nera” e gli altri dicono “la attaccano solo perché è nera” e la battaglia sul razzismo diventa solo uno specchietto per le allodole che ti fa dimenticare la vera questione, ovvero che un concorso di bellezza in Nord Europa lo ha vinto la figlia di Fantozzi. Però nera. Così come i festival della musica europea, cioè parliamo di Musica ed Europa e tu pensi a Beethoven e Verdi – non a Wagner sennò ti arrestano perché inizi a guardare male la Polonia nonostante la manifestazione fichissima con le bandiere e i fumogeni – e a chi te la fanno vincere? Alla donna barbuta che canta in falsetto. E tutti a parlare di omofobia o di lobby gay, scordando il fatto principale: una donna con la barba.

Così come quest’anno: sì vabbè era il settantesimo anniversario della nascita di Israele, ma era solo un settantesimo, mica un centenario come quello della Vittoria che infatti è stato festeggiatissimo da tutti perché era un centenario, era solo un inutile settantesimo quindi tutti i complottismi sul fatto che ha vinto l’israeliana Netta Barzilai sono appunto solo complottismi. La realtà è che Netta ha vinto perché è brutta come un calcio nei coglioni tirato da uno stivale con la punta di ferro arroventato mentre ti stanno scuoiando durante la replica dei rigori di Roma-Liverpool. E Netta è lì a gridarti “in realtà sono bella” ed è la speranza di tutti i cofani ammaccati che si fanno i selfie in mutande formato famiglia con aria ammiccante mentre tutte le celebrities con la coccarda “I voted Democrat Party” sono là a dire “non ascoltarli, sei bellissima lo stesso” e se provi a dire “guardate che è un cesso” sei solo un cyberbullo. E ti viene in mente la scena di Donny Darko dove il predicatore dice ai due ciccioni “dovete amarvi per come siete” e Donny giustamente dice “se davvero vi amate alzate il culo dal divano, toglietevi i dolci e fate sollevamento pesi” e tu pensi “cazzo ma è un insegnamento normalissimo che fa funzionare il mondo da millenni” e infatti poi alla fine del film il predicatore è un pedofilo e Donny Darko salva il mondo, perché la morale in fondo è semplice, come lo era il mondo una volta.

E invece no, se sei brutto devi amarti, e se sei Adriana Lima devi mezzo chiedere scusa alla cicciona che non può indossare Victoria’s Secret perché le stai facendo un torto. Perché parliamoci chiaro: la bellezza, l’estetica, l’epos sono quanto di più antidemocratico esista al mondo. Ed è questa l’unica grande guerra santa che stanno muovendo contro l’Europa. Distruggere la bellezza. La bruttezza come orizzonte, unico solco su cui può nascere un ordine antifascista basato sulla Boldrini che fa programmi di cucina mentre Chef Rubio presiede la Camera. Un mondo dove non succede più che nonostante i commenti con voce atona e i violini rotti e stonati durante i filmati in bianco e nero, hai sempre quel fascino nascosto per l’estetica che ti fa dubitare che i buoni siano effettivamente quelli con le facce da aguzzini vestiti di stracci e sporchi di merda per il troppo nascondersi tra i monti e non invece i ragazzi belli e sorridenti con le divise fichissime che vanno cantando incontro alla morte, perché tra un po’ sarà normale che i buoni siano quelli deformi e i belli i cattivi.

Un po’ come succede in Star Wars, insomma, capostipite della propaganda antiestetica. Un mondo che ti prende Rose McGowan, che era il sogno erotico di tutti quelli che l’hanno vista ai tempi d’oro, e te la fa diventare un cesso col doppio mento e i capelli rasati fidanzata di un uomo brutto che in realtà è una donna brutta che vuole sembrare un uomo brutto per essere contro il sessismo e l’omofobia, perché ora è impegnata politicamente insieme a quelle che puntano il dito contro la discriminazione di Victoria’s Secret, che poi è lo stesso mondo che ha voluto fare Lara Croft senza tette – capito come? – perché altrimenti sarebbe stata un’icona sessista. E vabbè alla fine l’ho tirata troppo per le lunghe quando bastava constatare un semplice fatto. Se alla domanda “ma perché Victoria’s Secret non fa sfilare i cofani e le donne col cazzo?” non c’è un coro di “ma che davero?” vuol dire che il mondo ha già perso e che potreste davvero trovare qualcuno che dopo la frase di Di Maio sui giornalisti si interessi delle eventuali tariffe di Lucia Annunziata.

Antonio Severo

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