Roma, 13 mar – Le femministe cattoliche alzano la voce. E a questo punto solo non si vedono i due leocorni. Se è vero che Papa Wojtyla non è mai stato particolarmente amato dalla sinistra, è piuttosto surreale e leggermente fuori tempo massimo l’accusa a lui rivolta in questi giorni: “Chiediamo la decanonizzazione di Giovanni Paolo II”. E’ quanto scritto su Le Monde da Anne Soupa e Cristine Pedotti, rispettivamente  co-fondatrice del Movimento di Riforma della Conferenza Cattolica dei Battezzati francesi e redattrice-capo di “Christian Testimony”.

Le due esponenti di questa sorta di femminismo cristiano, chiedono che Giovanni Paolo II non sia più santo perché secondo loro sarebbe stato troppo legato alla figura della Vergine Maria. Ma come? Esaltare la madre di Gesù, figura femminile per eccellenza, è qualcosa di inaccettabile proprio per le femministe? Sì, perché secondo le raffinate pensatrici francesi significa insistere troppo sulla metafora della Chiesa come donna, un modo dunque per idealizzarla e tenerla sottomessa.

Non solo, secondo le femministe, Papa Wojtyla avrebbe di fatto coperto numerosi casi di abusi sessuali da parte degli uomini di Chiesa. “Non sono meri abusi isolati perpetrati da alcuni pervertiti. È chiaro che emergono da questa ‘cultura dell’abuso’, denunciata da Papa Francesco nella sua lettera del 20 agosto 2018 indirizzata al ‘popolo di Dio’ sull’abuso di minori”, scrivono le due autrice francesi.

Fin qui poco da aggiungere, che purtroppo gli uomini di Chiesa si siano macchiati di orrendi crimini come quelli citati è un dato di fatto emerso, forse sin troppo parzialmente, negli ultimi anni. Secondo le femministe cattoliche però Papa Wojtyla di quel vergognoso sistema in atto “era l’artigiano, con il suo concetto degradante della Donna nella Chiesa”.

Alessandro Della Guglia

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3 Commenti

  1. Giovanni Paolo II santo dà proprio fastidio a satana e ai suoi servi. Non c’è da meravigliarci. Prima vanno all’inferno cattocomunisti, sionisti, frammassoni e Bergoglio meglio è secondo me.
    Maria Grazia Miccheli

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