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Giro d'Italia 2016Sestola, 18 mag – Un Giro d’Italia in versione “volemose bene” aspetta le Dolomiti per mostrare quanto spietate siano le due ruote. Tra sorrisi e la maglia rosa che lavora per i compagni, spunta un nome nuovo per il panorama internazionale del pedale, quello di Giulio Ciccone. Il 21enne, nativo di Chieti, in forza alla CSF-Bardiani si aggiudica la decima tappa del Giro, da Campi Bisenzio a Sestola, azzeccando le traiettorie della discesa di Pian del Falco staccando Damiano Cunego ed il compagno di squadra Stefano Pirazzi. La salita finale che conduce a Sestola, lunga 7,5 km con una pendenza che consentiva di tenere alto il ritmo, diventa la passerella per l’uomo dei Reverberi che dall’ammiraglia lo pilotano sul gradino più alto di giornata.

Dietro il gruppo vede i primi saluti illustri. Fabian Cancellara, mai veramente in corsa, saluta non presentandosi al via, mentre il capitano della Sky, Mikel Landa, deve mettere il piede a terra al 66 km. Un virus intestinale fa crollare il castello di carte della formazione inglese, che si era presentata al via della rassegna italiana con il basco coi gradi di generale – per la prima volta in questa veste nella sua carriera – ma senza un’ossatura che gli consentisse di primeggiare contro Astana e Movistar.

La sfida a questo punto è un faccia a faccia tra Vincenzo Nibali e Alejandro Valverde, lo spagnolo sul traguardo sprinta e rosicchia 4″ al siciliano ed ora si trovano rispettivamente terzo in graduatoria a 50″ dal capo classifica e quinto a 52″. Il simbolo del primato invece cambia padrone. Gianluca Brambilla, dopo l’esaltante vittoria di Arezzo e la difesa della rosa nella crono del Chianti, sente la fatica attanagliargli le gambe e con difficoltà segue l’andatura dei migliori. Scollina nella penultima asperità di tappa a 18″ dal gruppo in lotta per la classifica e si butta in discesa a perdifiato pur di rientrare. Davanti intanto Andrey Amador, vassallo di Valverde, allunga alla ricerca del maglia di leader. Il veneto sente di avere ancora una cartuccia da sparare e si ricongiunge con il compagno Bob Jungels, così decide di mettersi in testa e attacca l’ultima salita tra la vita e la morte. Riesce incredibilmente ad arginare il costaricano della Movistar, ma cede il passo permettendo, comunque, al lussemburghese di passare in testa alla classifica facendo rimanere la rosa in casa Etixx-Quick Step. Jungels riporta il piccolo paese dell’Europa centrale in vetta 60 anni dopo Charly Gaul, forse il più magnificente scalatore di sempre.

Domani si approda in Veneto, arrivo ad Asolo con partenza da Modena, ma per l’esplosione e l’apoteosi della salita manca poco. Lo Squalo dello stretto, su cui tutta l’Italia punta per il bis in rosa, appare imperscrutabile, ma le lamentale di Roccaraso contro l’ammiraglia restano avvisaglia di un matrimonio ormai alla fine tra di lui e i kazaki dell’Astana. Il microclima interno alle fila dei corridori in maglia celeste sarà il vero nemico di Nibali verso la seconda vittoria del Giro d’Italia, perché a parità di condizioni tutti partono battuti dal messinese.

Lorenzo Cafarchio

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2 Commenti

  1. Il fatto che la non si vedano molti attacchi da parte dei Capitani, che centellinano le energie, dimostra che ormai il ciclismo è uscito dall’era del “doping di gruppo”.
    Fatta eccezione per la Sky che trasforma i brocchi in campioni (Froom e Porte) tenendo delle medie orarie degne dei tempi della U.S. Postal.
    Ora dovrebbero essere le altre discipline a seguire le orme del ciclismo, ma temo che ogni federazione badi bene dal fare i conti con quel fenomeno.

  2. Grande Nibali, orgoglio della Sicilia e dell’Italia tutta.
    un uomo semplice legato alla maglia Tricolore, e degno di rappresentare il ns. sport. un uomo semplice e senza fronzoli.

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