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Ora anche “Gomorra” ci propina “diritti civili” e teoria gender?

by Emmanuel Raffaele
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conteTransRoma, 7 giu – Avviso agli spettatori della seconda stagione di “Gomorra”: in questo articolo “spoileriamo” il terzo episodio, dunque, organizzatevi di conseguenza. Detto questo, vi chiediamo: ve la immaginate, nel bel mezzo della faida di Scampia e Secondigliano, una surreale storia d’amore tra il temuto boss degli scissionisti, che dovrebbe rimandare al personaggio di Salvatore Conte, ed un transessuale, conclusasi con il boss semi-piagnucolante sotto casa dell’amante che non ne vuole più sapere di lui? Noi, in tutta onestà, nonostante un transessuale sia stato realmente arrestato nell’ambito di quelle inchieste in quanto narcotrafficante, facciamo fatica ad immaginare una scena simile. Ma non è questo il punto e, tra parentesi, riteniamo più in generale che, nella narrazione di questa seconda stagione, gli sceneggiatori abbiano spostato il fulcro del racconto da un piano realistico ad un piano “simbolico”, che non solo lo ha svuotato dal punto di vista dell’azione rispetto alla prima serie, ma ha anche rallentato e reso meno verosimile il racconto. La conferma plateale arriva proprio nel corso del terzo episodio, quello della morte di Salvatore Conte, che si apre e si chiude nello stesso luogo e con un’immagine precisa a fare da sfondo: una piccola chiesetta ed un affresco della Madonna che domina l’altare nell’atto di schiacciare un serpente.

Ma in quell’affresco c’è una particolarità: il suo volto ritrae un transessuale. Nella scena iniziale, infatti, vediamo Conte dare disposizioni sull’opera ed ordinare che il volto della Santa Vergine in corso di preparazione abbia il volto di Nina, che di lì a poco si scoprirà essere un transessuale con cui intreccia una relazione segreta. Nella scena di chiusura, Conte si trova di nuovo ai piedi dell’altare, in un bagno di sangue, dopo esser stato sgozzato dai suoi sodali in accorso con l’amico-nemico Ciro Di Marzio, protagonista fin dal primo episodio in assoluto. Di mezzo ci sono tensioni che, nella fiction, sono originate ovviamente da questioni di droga ma anche da un episodio legato proprio al transessuale: è lui/lei che, durante la festa di compleanno del boss, diventa oggetto di scherno da parte del fedele (fino a quel momento) Totò “o’ mulatt”, il quale viene per questo motivo pugnalato a freddo prima del taglio della torta dallo stesso Conte. Il trans, questa la giustificazione, era fratello/sorella di quella che viene presentata ufficialmente come la donna del boss. Dopo la scena in questione, Conte tenterà invano di ricucire il rapporto, presentandosi appunto sotto casa di Nina e parlando con la sorella, che prima di liquidarlo gli chiede: “E poi, andiamo avanti così o cambiamo tutto?”. Un invito a “non aver paura dei pregiudizi” e dire la verità che non sfigurerebbe in bocca ad un Cecchi Paone qualunque, urlato in faccia ad un boss che, pieno di sensi di colpa, si trova costretto a scegliere “l’apparenza” ed una cultura, quella conservatrice e malavitosa (in fondo non c’è troppa differenza, sembrano quasi voler dire) che lo porterà, nel corso della stessa puntata, ad essere tradito e morire assassinato.

Dall’alto, ad osservare la scena, il volto santificato del trans (o quello profanato della Madonna, a seconda delle prospettive) che funge quasi da monito: Salvatore Conte ha scelto di stare dalla parte sbagliata, di restare fedele ad una cultura conservatrice (è appena rientrato da una processione molto cruenta in cui si ricordano le sofferenze di Cristo sfilando incappucciati e battendosi il petto armati di spilli fino a farlo sanguinare) e malavitosa, non ha avuto il coraggio di ribellarsi ad un mondo che non gli permetteva di “esprimere liberamente la sua vera natura” ed ha pagato il tributo a questo mondo con la morte.

Dall’altra parte, una relazione praticamente omosessuale ma del tutto platonica, dal momento che Conte, religioso e casto, non vuole consumare il rapporto. Contraddizioni a parte, un messaggio implicito che ci lascia decisamente con l’impressione che si sia un attimo perso di vista il contesto per inserire nel racconto una parentesi del tutto impropria e fuori luogo sui diritti civili, le teorie gender e le discriminazioni nei confronti del mondo lgbt. Temi da stampa progressista che in un telefilm come Gomorra, racconto romanzato della camorra ai tempi di Paolo Di Lauro e, appunto, degli scissionisti di Raffaele Amato, appare quanto meno forzato. L’impressione è quella di trovarci di fronte ormai ad una strategia mediatica a tutto campo e che, francamente, ha davvero stancato.

Emmanuel Raffaele

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5 comments

Paolo 7 Giugno 2016 - 1:26

Ma no, Sig, Raffaele, perché interpreta il tutto in questo modo?

Dopotutto a questo punto abbiamo la perfetta “commistione” che tanto piace al pubblico di oggi : storie di Delinquenti (gabellati, in pratica, come eroi, ovvero gli eroi “tipo” del XXI Secolo) e che allo stesso tempo, ci tengono lezioni sui diritti civili e le teorie gender perché, vuole mettere? Delinquenti saranno ma – ed è questo che piace pensare ai benpensanti canaglia di oggi – anche loro sono esseri umani, e quindi dopotutto hanno un cuore, dei sentimenti. Sono solo stati un poco sfortunati. Quasi dei “compagni che sbagliano”, per intenderci.

Per parte mia, penso che un ratto di fogna abbia più “appeal” di un camorrista. L’ unico episodio di Gomorra che guarderei con vero entusiasmo (e che ovviamente non gireranno mai) sarebbe quello in cui arrivano i due Terminator (il T800 ed il T1000) e li massacrano tutti.

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Fabio 10 Giugno 2016 - 10:58

Io personalmente preferirei una versione più reale…o meglio, talmente reale da essere VERA , in cui un novello Mori arrivi e rompa il culo a tutti anche con l’ausilio dell’esercito,se ce ne fosse bisogno.

E ripeto, vorrei fosse realtà questo.e che non esista più traccia di una ridicola fiction su un cancro della società in cui viviamo.

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Nikasio 7 Giugno 2016 - 3:41

Davvero, questa stagione è molto più inconsistente e noiosa rispetto alla precedente. Il paragone non regge. Ma perchè, la compagna nera del boss ‘o Principe e l’ attenzione per la pantera che aveva comprato in suo onore? Nella prossima puntata mi aspetto di vedere Don Pietro che si converte alla legalità grazie alla parola di un “migrante”.

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tony cuttaia 9 Giugno 2016 - 4:08

Ho seguito anchio la serie e devo aggiungere che oltreal tran , i capi clan hanno storie con donne di colore integrate e molti riferimenti alla pedofilia, il rapporto tra Ciro e la figlia e’ al limite e lascia aperta una porta molto pericolosa.
Condivido la teoria che si vogliano trasmettere messaggi molto influenzanti e che volutamente si sta facendo pubblicita’ mondialista.

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Nessuno 12 Giugno 2016 - 4:54

Suvvia, è la figlia e la bacia e la abbraccia.
Comunque vedere una negra parlare un buon napoletano stretto è stato interessante.

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