Roma, 14 apr — La Gran Bretagna sembra essere diventata il laboratorio sociale del Vecchio Continente dove viene testato ogni sorta di sopruso e abomino nei confronti delle donne biologiche a favore dell’inclusività nei confronti dei trans. Dove per inclusività si intende la sistematica oppressione e marginalizzazione delle donne per accontentare i capricci dispotici di una lobby di uomini affetti da disforia di genere.

Agenti trans potranno perquisire le donne

E’ il Daily Mail a rivelare l’ennesimo capitolo di questa farsa crudele e pericolosa: in Gran Bretagna le donne sospettate di aver commesso un crimine possono essere perquisite da agenti di polizia trans, nati maschi ma che si identificano come donne, ma non solo: ciliegina sulla torta, per le stesse sospettate è pronta una bella accusa di crimine d’odio se queste si oppongono alla perquisizione perché non vogliono farsi toccare da mani di fatto maschili.

E’ quanto contenuto nelle nuove linee guida della polizia emanate in dal National police chief’s council (Npcc) — l’organismo che rappresenta i capi della polizia britannica. «Si consiglia ai capi ufficiali di riconoscere lo status dei colleghi transgender dal momento della transizione, tenendo in considerazione il genere con cui si identificano». Di conseguenza, il collega trans dovrà perquisire persone dello stesso sesso con cui si identifica. Un trans biologicamente maschio, o «donna transgender», dunque, perquisirà persone di sesso femminile. 

Se la donna si rifiuta, è crimine d’odio

E qui arriva il bello: «Se il rifiuto [della donna a farsi perquisire, ndr]» è formulato «sulla base di opinioni discriminatorie», cioè se una donna si oppone alla perquisizione perché non vuole farsi toccare da mani maschili, scatta la punizione ideologica: «dovrebbe essere presa in considerazione la possibilità che l’incidente venga registrato come “episodio di odio non criminale”». 

Le proteste

Le linee guida, emanate silenziosamente a dicembre, sono venute allo scoperto grazie a Cathy Larkman, un agente di polizia con 30 anni di servizio salita al grado di sovrintendente prima di andare in pensione lo scorso anno. «Più proseguivo nella lettura, più ero scioccata», spiega. «Questo mina in maniera devastante la fiducia delle donne nella polizia. Le donne non sono minimamente presenti in questa guida: sono completamente inesistenti. Tutto gira intorno alla sensibilità dell’agente che effettua la perquisizione. Affermano di voler essere maggiormente inclusivi. Ma queste linee guida non includono le donne e non le rispettano».

Infine, fa notare Larkman, «se io venissi perquisita e dicessi “no, non voglio essere toccata da quell’agente, quello è un uomo”, potrei essere accusata di aver commesso un crimine di odio. Il documento dice poi che, se ciò dovesse accadere, dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di fornire supporto all’agente colpito, non alla donna sospettata. È assolutamente incredibile».

Cristina Gauri

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4 Commenti

  1. Ormai l’abnorme concetto di “inclusività” si sta diffondendo peggio di un virus. Senza contare quanto ci giocano con la parola ultra abusata “odio”.

  2. questi deficienti stanno sbatacchiando un contenitore di nitroglicerina,e non se ne rendono nemmeno conto:
    va a finire che alla gente salteranno i nervi e li vedranno davvero, i “crimini d’odio”

  3. Più son frustrati e più san perquisire nel “recondito”. Con il guanto o senza. Soggetti, sempre utilizzati, costano oltretutto poco, sin dai più remoti tempi.

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