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Grazie Kean, per la sberla che hai dato a immigrazionisti e fan dello ius soli (ma non solo)

by Stelio Fergola
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Grazie Kean

Roma, 9 giu – Grazie, Moise Kean. Di cuore e in tutta sincerità. Perché è anzitutto la tua, di sincerità, a cui dobbiamo molto. Perché involontariamente dà uno schiaffo in faccia a chi definisce l’identità come un banalissimo pezzo di carta che si otterrebbe semplicemente con il luogo di nascita, nel contesto di una presunta attività anti-razzista che di anti-razzista non ha proprio nulla.

Grazie Kean

Grazie Kean, perché metti all’angolo un’idea infelice secondo la quale – non si capisce perché – si dovrebbe desiderare una presunta “nuova identità” nonostante radici familiari, nazionali e culturali completamente diverse. Quali sono le tue, nato in Italia ma non per questo italiano tout court come vorrebbero i tristissimi immigrazionisti tanto appassionati di ius soli, convinti che l’identità stessa sia un pezzo di carta in grado di convivere con altre identità o addirittura di buttarle nel cesso come se non valessero niente, in un coacervo di pensieri e parole che altro non fanno che sostenere – in termini semplici ma inequivocabili – che dovremmo essere per forza tutti uguali per essere tutti un gigantesco “nulla” indefinito e tristissimo, offensivo della natura umana e delle sue splendide e innumerevoli varianti. Grazie Kean, perché le tue radici sono ivoriane ed è giusto e sacrosanto che sia così. Ammettendo di “sentirti un pesce fuor d’acqua” nel ritiro azzurro, non hai fatto niente di male. Sei stato anche tu inglobato dalla marea colossale di sciocchezze secondo cui devi sentirti per forza qualcosa di diverso da ciò che sei, esattamente come altri milioni di persone innocenti, inconsapevoli vittime di questa retorica penosa volta ad annullare l’umanità in ogni sua forma, dalle razze, alle culture e le etnie.

Una mazzata in fronte a chi pensa che come esseri umani non valiamo niente, spesso senza neanche accorgersi, nella sua ignoranza, di sostenere un principio tanto demoralizzante, mascherato da un volemose bene che si tramuta spesso e volentieri in scontri metropolitani tra gruppi etnici e culturali diversi che hanno il diritto di essere diversi e che dovrebbero dialogare pacificamente senza essere forzati ad ogni costo a vivere insieme. Sicuramente, non hai fatto considerazioni simili quando hai lasciato il ritiro azzurro. Hai solo parlato con il tuo cuore, e di questo ti va reso onore: manifestando l’insofferenza che la specie umana serba dentro di sé per tutto ciò che le sta accadendo. Ma le pressioni immigrazioniste sono fortissime, non sono in grado di accettare uno schiaffo morale simile, ed ecco che la tua replica che definisce “fake news” le ragioni dell’abbandono del ritiro – senza spiegare in cosa lo sarebbero – lo mostra più di ogni altra cosa. Onestamente, non ce ne frega niente, perché non cancella uno sfogo spontaneo. Per quanto si potrà tentare di “aggiustarlo” per fare contenti i signorotti del pensiero dominante.

L’azzurro si ama e basta

In questa conclusione non mi rivolgo, ovviamente, solo a Kean. Ma a tutti i calciatori italiani che hanno la fortuna di poter vestire una delle maglie più prestigiose della storia del calcio. Se non volete davvero quella maglia, è meglio che non la vestiate mai. L’attaccante della Juventus va ringraziato anche per questo: ha evitato di farci perdere tempo, ammettendo candidamente di non essere interessato all’azzurro. Molto meglio così, piuttosto che andare a giocare senza alcuna voglia di difendere i colori di una squadra tanto importante. Magari per “vergogna” o per timidezza, qualcuno preferisce zittirsi. Salvo, poi, fare un danno enorme alla squadra e alla Federazione. L’azzurro si ama. Oppure non si veste. Non esistono alternative terze.

Stelio Fergola

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1 commento

FRANCO PADOAN 9 Giugno 2023 - 1:00

Grazie. Ogni tanto si legge un commento intelligente.

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