Home » Hickey, il nemico pubblico numero uno

Hickey, il nemico pubblico numero uno

by Roberto Johnny Bresso
0 commento
Hickey

Roma, 22 luglio – Il mondo dell’hooliganismo, al di là del moral panic e dell’indignazione spesso esagerata trasmessaci da media e politici, ci ha regalato delle figure straordinarie che non avrebbero sfigurato in un film di Martin Scorsese. Periodicamente ve ne presenteremo una ed iniziamo oggi con quella forse più iconica, direttamente dalle gradinate di Stamford Bridge.

Stephen “Hickey” Hickmott

Non c’è nessun’altra figura nel mondo delle gradinate che abbia influenzato l’immaginario collettivo come quella di Stephen Hickmott. Hickey ha rappresentato per anni in Inghilterra il nemico pubblico numero uno. Ed ancora oggi basta che il suo volto venga inquadrato ad una partita per scatenare l’isteria dei tabloid di Sua Maestà. Stupefacente esempio di ciò fu la partita valida per le qualificazioni ai Mondiali di Francia ’98 tra Italia ed Inghilterra svoltasi a Roma. Quella sera scoppiarono incidenti tra tifosi inglesi e forze dell’ordine all’interno dello Stadio Olimpico ed il giorno seguente la partita i giornali britannici ci mostrarono la faccia di Hickey, scovato dai fotografi in mezzo al settore, additato come il direttore delle violenze che impazzarono quel giorno, quando in realtà lui era bello tranquillo a godersi il match. La figura di Hickey è veramente affascinante e troneggia in moltissimi libri scritti da top boys anche di firm rivali. Uomo d’azione a Stamford Bridge e, probabilmente, figura più nota al seguito della nazionale inglese, The General, come era soprannominato, cadde nella rete orchestrata dalla Thatcher per sgominare le più pericolose bande di teppisti da stadio. Condannato a dieci anni nell’ambito dell’Operation Own-Goal, ne scontò più di quattro prima che venne accertato che le prove contro di lui e gli altri Chelsea Headhunters erano state gonfiate e, in qualche caso, falsificate; di conseguenza venne scarcerato e risarcito con 75000 sterline. Nel libro I guerrieri di Verona lo si vede in una foto con una maschera da gorilla. Questa immagine ed il suo enigmatico viso con i gli occhiali da aviatore ci possono dare un’idea di chi sia Hickey. Puro humour inglese e stile personale in un mondo che faceva del look alla moda una regola. Lui, come ci spiega Martin King in Hoolifan, se ne fregava di quello che indossavano gli altri, anzi accusava molti ragazzi di stadio di essere troppo schiavi della moda. Sempre King ci racconta episodi memorabili, come quando Hickmott salì alla ribalta durante una gara dei Blues: lui, allora così giovane e magro, spronò tutta la gradinata a non indietreggiare di fronte all’avversario, dando nuovo coraggio ai suoi ragazzi. Oppure, ormai adulto, quando a Sunderland finse di essersi perso per farsi portare dalla polizia, insieme al suo gruppo, davanti al pub degli avversari.

Armati per la partita

Aiutato da Colin Ward ha scritto il libro Armati per la partita (pubblicato in Italia da Boogaloo Publishing). Al contrario di molti altri testi sull’argomento, nel libro adotta un basso profilo, quasi stupendosi che qualcuno potesse considerarlo un leader, quale invece ovviamente era. Leggendo i suoi ricordi del processo viene quasi spontaneo credere che Hickey fosse un agnellino, una vittima del sistema, come se in realtà fosse un povero innocente. Viene da sorridere al pensiero di quello che si legge di lui in altri testi simili, ma Stephen ha senso dell’umorismo da vendere, come a dire “Sono stato assolto e quindi dico che ero uno, tutto sommato, come tanti… Gli altri dicono che ero quello che faceva succedere le cose… Se lo dicono loro…”. Ma dal racconto emerge tutto lo spessore del personaggio e più minimizza la sua figura più ci si persuade del contrario (in fondo nemmeno la polizia lo aveva capito così bene, in quanto per l’accusa il numero uno era degli Headhunters era l’amico Terence Last). Quando parla di scontri nomina spesso il suo famoso calcio kung-fu e quasi ti sembra di vederlo, nemmeno fosse la mossa finale di qualche wrestler americano. Be’, che altro dire di lui? È stato in attività con un altro leader dei Chelsea (il defunto Chris Chubby Henderson, ex cantante dei Combat 84) nella gestione di un pub in Thailandia, il Dog’s Bollocks Bar, e ha fatto la comparsa nel film The Football Factory, tratto dal best seller di John King. Trasferitosi poi nelle Filippine, recentemente ha fatto ritorno in Thailandia in quanto purtroppo è stato colpito da un cancro ed il fratello ha aperto una raccolta fondi per permettergli di pagarsi le cure. Concludiamo riportando le sue parole, tratte da Armati per la partita, a proposito di tutta la scena in cui è stato coinvolto. Credo che, molto più dei tentativi di giornalisti e sociologi, possano spiegare l’essenza di un certo modo di vivere lo stadio.

“Era un qualcosa che ti seduceva, molto più glamour di qualsiasi altra cosa che si potesse solo immaginare, ed era stato inventato e brevettato proprio da noi. Era l’equivalente inglese del rock and roll. Noi eravamo Presley, Sinatra e Jim Reeves shakerati insieme”.

Roberto Johnny Bresso

You may also like

Commenta

Redazione

Chi Siamo

Il Primato Nazionale plurisettimanale online indipendente;

Newsletter

Iscriviti alla newsletter



© Copyright 2023 Il Primato Nazionale – Tutti i diritti riservati