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nolte3Roma, 18 ago – Verso la fine degli anni ’80, le polverose cattedre universitarie di Storia dello stantio mondo accademico tedesco e italiano, ristagnanti comodamente nella palude dell’ortodossia marxista, furono spazzate da due cicloni che costrinsero innumerevoli docenti e dottorandi dalle lenti cerchiate d’acciaio d’ordinanza a rincorrere le proprie carabattole per i corridoi delle università di mezza Europa: Ernst Nolte (1923-2016) e Renzo De Felice (1929-1996). Come a De Felice gli storici “ortodossi” non perdonarono di aver dato del Fascismo e dell’opera politica di Mussolini un’interpretazione storica appena difforme dalla vulgata corrente, affibbiandogli senza indugio l’etichetta di “revisionista” – come se il rileggere le vicende storiche alla luce di nuovi documenti fosse un insulto, appunto – anche Ernst Nolte fu ampiamente criticato, minacciato e persino aggredito per aver riaperto la discussione su dei temi di ampio respiro della storia europea contemporanea, colpevolmente fossilizzati da decenni: ossia le origini dei totalitarismi del XX secolo, i loro legami, e gli sviluppi storici in quei trenta anni che vanno dal 1914, la prima guerra mondiale e la Rivoluzione bolscevica, a gli anni ’20-’30 e la nascita del Fascismo in Italia e del Nazionalsocialismo in Germania, e il 1945.

Temi che tratteggiò in un suo famoso articolo del 1986, Il passato che non vuole passare, apparso sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung proprio all’apice della cosiddetta Historikerstreit (Controversia degli storici), un dibattito tra storici sull’opportunità di rivedere “scientificamente” la storia della Germania nel ‘900. Le tesi di questo articolo, poi sviluppate nel suo Nazionalsocialismo e bolscevismo. La guerra civile europea 1917-1945, del 1987, e rivisto e ampliato nel 1997, causarono un vero terremoto nel dibattito scientifico, facendolo trascendere dalla pura tenzone tra accademici, raggiungendo ampi strati della popolazione tedesca e scatenando critiche e consensi anche tra storici, filosofi e lettori in tutto il mondo, accademico e non. Le tesi di Nolte, ovviamente anche esse contestate alla voce diffamatoria “Revisionismo ”, consistevano in primis nel vedere un legame di causa/effetto tra il Comunismo e il Nazionalsocialismo, studiando storicamente e genealogicamente i due totalitarismi, senza indulgere nelle categorie più morali che storiche spesso usate sino a quel momento.

Ma chi era questo guastatore venuto a rovinare i piani del papato laico allora (come oggi) esercitato sulla Germania da Jürgen Habermas, sentinella eterna dei valori usciti vincitori dal secondo conflitto mondiale? Non certo lo storico dilettante che si è voluto far credere, anche se, all’inizio, la sua formazione fu filosofica: fu infatti uno studente di Martin Heidegger e si laureò con una tesi sull’idealismo tedesco. Esattamente come Renzo De Felice, nel suo primo libro (Der Faschismus in seiner Epoche, tradotto anche col titolo I tre volti del fascismo) questo storico che in seguito sarebbe stato accusato delle peggiori nefandezze ideologiche sembrava in realtà piuttosto allineato alla generale condanna senza se e senza ma che pendeva sui movimenti fascisti. All’epoca, la sua tesi era che i fascismi avevano rappresentato una “resistenza alla trascendenza”, dove quest’ultima stava a indicare, piuttosto singolarmente, il movimento di universale omogeneizzazioni di popoli e culture. Un fascismo anti-globalista, si potrebbe dire con terminologia di qualche decennio dopo. Solo che Nolte sembrava prendere posizione proprio in favore di quella “trascendenza”.

Già nel suo saggio sulle radici ideologiche del giovane Mussolini, tuttavia, molti dei dogmi del pensiero storico dominante – tra cui, appunto, la grettezza, l’ignoranza, la superficialità culturale dei leader fascisti – venivano smontate con notevole acribia filologica. I “crimini ideologici” di Nolte furono però altri due: voler vedere nel nazionalsocialismo una risposta e una reazione al terrore sovietico e pretendere che la Germania uscisse dal cono d’ombra colpevolizzante della memoria a senso unico. Tesi che costeranno allo storico un crescente isolamento, una diffamazione perenne e anche attacchi fisici piuttosto pesanti.

Basti pensare che, ancora nel 2000, quando era da tempo uno dei maggiori storici viventi al mondo, il New York Times titolava sul conferimento a Nolte del Konrad Adenauer Prize definendolo un “Hitler apologist”. Nella stessa occasione, Angela Merkel, che era allora a capo del partito cristianodemocratico che assegnava il premio, si rifiutò di tenere la laudatio. Per non farsi mancare nulla, la casta intellettuale aggiunse via via alla qualifica di “revisionista” quella di “negazionista”, in barba alle reali tesi storiche di Nolte. Deborah Lipstadt disse che «storici come Ernst Nolte sono, in certa misura, ancor più pericolosi dei negazionisti. Nolte è un antisemita di prim’ordine, che cerca di riabilitare Hitler sostenendo che non era affatto peggiore di Stalin; ma ha la prudenza di non negare l’Olocausto. I negazionisti facilitano il compito a Nolte, in quanto, con le loro argomentazioni radicali, essi hanno spostato un po’ più dalla loro parte l’area centrale nello schieramento delle opinioni; grazie a loro, un estremista meno radicale come Nolte appare più moderato, il che in realtà lo rende più pericoloso».

A tale, delirante messa in discussione ha del resto contribuito fortemente il grande coraggio intellettuale dello storico, che non si è sottratto anche di fronte a temi scottanti dell’attualità, criticando aspramente Israele e la sua politica nei confronti dei palestinesi, l’influenza culturale americana in Europa, la lobby ebraica negli Usa e la guerra all’Iraq guidata da Bush jr. Tutte tesi ripetute in Italia, nel 2003, a un esterrefatto e indignato Marcello Pera. Era decisamente troppo, per il pigro ma permaloso mondo intellettuale europeo.

Andrea Lombardi

Adriano Scianca

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4 Commenti

  1. Ringrazio Nolte per ore e ore di interessante lettura anche se mai, come d’altronde leggendo De Felice, ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a uno storico d’ “area”.
    Basta poco per incorrere nella scomunica dei democratici, basta essere onesti o almeno tendenzialmente obiettivi.

  2. sul video postato da Milo intitolato ‘Nolte contestato dagli studenti’ , titolo che altera la verità oggettiva: contestato da alcuni ‘studenti’ e più precisamente dalle zecche dei cosiddetti ‘centri sociali’.

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