Roma, 2 feb – Il Festival della canzone italiana è alle porte con la sessantanovesima edizione. Le polemiche non sono mancate ancor prima dell’ingresso dei cantanti sul palco. Questa volta a tenere banco sono state le posizioni “politiche” del direttore artistico della kérmesse Claudio Baglioni con il suo affondo al governo che ha definito “una farsa”.
Il palco dell’Ariston è stato utilizzato spesso a sproposito: per trasmettere messaggi non coerenti con il fine di una competizione canora, oppure per fare da sfondo a personaggi malati di protagonismo – e non parliamo nè di autori di canzonette nè di interpreti.
Oggi elencheremo i cinque episodi “memorabili” che fanno parte di questa categoria.

5) Festival di Sanremo 2011
Gianni Morandi ama fare le cose in grande. Per il Festival da lui condotto ha scelto di essere affiancato da due comici che non fanno più ridere (Luca e Paolo e le loro punzecchiate al “potere” indossando lo smoking, dimentichi del fatto che non erano in onda su “Le Iene”) e da due “turbofighe” Belén Rodriguez ed Elisabetta Canalis.
Fin qui, niente di male, o niente di nuovo. Ma mentre la soubrette argentina è stata “nel suo” ballando sensualmente un bolero mezza ignuda (senza farfalla di fuori), all’ex fidanzata di Bobo Vieri è stato chiesto di usare linguaggio e raziocinio e, come prevedibile, la cosa non è andata a finir bene.
Per condire il tutto, visto il recente trasferimento della Canalis in terra d’America, le è stata affidata la conduzione di un’intervista nientemeno che a un ospite internazionale, nello specifico Robert De Niro. E ciò ha ingenerato uno dei momenti più imbarazzanti della tv italiana: nessuno mette in dubbio che la cara Elisabetta riesca con la propria padronanza della lingua a comprare il latte e a far benzina negli Stati Uniti, ma da qui a gestire una conversazione con De Niro ce ne passa. Morandi chiede, lei traduce: domande e risposte, badate bene. Con una lentezza disarmante e spesso riducendo a poche parole le pur laconiche risposte dell’attore. Che avrà pensato, ma non potevano pagare la Olga Fernando?

4) Festival di Sanremo 2001
Siamo all’edizione condotta da Raffaella Carrà e già il fatto che ad affiancarla ci fossero Megan Gale, Enrico Papi e il sempre lucido Massimo Ceccherini rende l’idea di quanta qualità culturale vi fosse dietro il progetto. Tra gli ospiti internazionali presenziarono Enya, Moby, Eminem (come non ricordare il terribile balletto stile hully gully della Raffa nazionale che, volendosi sentire supergiovane, accompagnò il rapper americano?) e infine i protagonisti di questa posizione, i Placebo.
Probabilmente Brian Molko aveva un’idea dell’Italia molto diversa e certamente mutuata dalle sue frequentazioni (anche artistiche sebbene scadenti) con Asia Argento.
Chiamato ad eseguire sul palco un pezzo dall’ultimo album “Black Market Music” il cantante inglese famoso per la sua androginia è andato, in fine esibizione, completamente nel pallone e ha iniziato a sfasciare la chitarra sul palco. Ovviamente, il pubblico presente, sicuramente destato dal suo torpore geriatrico, ha iniziato a ricoprirlo d’improperi e di fischi. Perchè Molko abbia scelto di offirire questa scena che più che “punk” può definirsi isterica, non è dato sapersi. E forse nemmeno ci interessa. Resta il forte senso d’imbarazzo per lui  – e per chi lo ha chiamato e pagato.

3) Sanremo 1995
Pippo Baudo si sente spesso come un dio arcaico proveniente da un’altra epoca che tutto può e tutto sa. Ha potere di vita e di morte su spettatori e colleghi: in questo caso, però, la questione è stata un po’ troppo presa alla lettera.
Riassumendo: mentre è in corso il Festival Pino Pagano, quarantenne disoccupato, pensa bene di minacciare di togliersi la vita dondolandosi dal bordo di una galleria del teatro. Comprensibilmente la gente pensò dapprima ad uno scherzo, poi iniziò a prendere la cosa sul serio. Finalmente, l’intervento salvifico di Pippo: intervenuto personalmente presso l’uomo sulla balconata gli parlò all’orecchio, lo abbracciò e infine lo trasse in salvo.
Tutto perfetto, almeno dal punto di vista degli ascolti, ma già qualche giorno dopo l’idea che, in realtà, la scena fosse stata organizzata da Baudo e dai dirigenti Rai si faceva molto forte.
Questa tesi pare essere stata confermata dallo stesso Pagano, anni dopo, in una lettera di suo pugno. Le sue parole sembrano scagionare Baudo, ma qualcuno al Festival doveva essere comunque “colpevole” di questa pagliacciata, perchè l’uomo scrisse: “Pippo mi perdoni, sono stato consigliato male. Mi sono molto pentito delle cretinate che ho fatto, solo per guadagnare una manciata di milioni e un po’ di pubblicità in più”.

2) Festival di Sanremo 2013
Questa edizione potremmo anche definirla il “Festival del Male” in quanto condotta da Fabio Fazio con l’eterna scandalizzatrice “Lucianina” Littizzetto. Praticamente, è stato preso e impacchettato lo studio di “Che tempo che fa” e traslato sul palco dell’Ariston.
Come era possibile aspettarsi, ci sarebbe stato spazio alla contestazione in maniche di camicia della sinistra Rai più “buona”, quella che dal versante comico è stata monopolizzata dal comico Maurizio Crozza.
Probabilmente, entrando sul palco mascherato da Berlusconi e interpretandone una lunga (e assolutamente non risibile) parodia, l’intrattenitore genovese credeva di fare colpo. Invece niente, risatine, tossicchi. Ma non si è perso d’animo: all’imitazione del Cavaliere segue una canzonettina sul suo conto. E qui, partono gli insulti e le contestazioni del pubblico. Dalla platea si alza più di un “Basta politica!” , “Fuori fuori” e giù fischi.
Crozza in quel momento si è pietrificato: deve aver realizzato che il fatto che il Festival fosse condotto da Fazio non forniva alcuna garanzia di impunità per l’imitazione trita e ritrita di un personaggio politico avverso. E’ stato costretto ad intervenire lo stesso Fazio per sedare gli animi salvando l’inebetito comico.
Le cose sono rientrate per così dire alla “normalità”: ma la bruttissima figura resta.

1) Festival di Saremo 2000
Anche questa edizione fu condotta da Fabio Fazio ma parliamo di un’era pre-Littizzetto in cui era necessario e/o doveroso portare una bella donna sul palco, in questo caso Inés Sastre.
I fantastici anni duemila sono quelli in cui – purtroppo o per fortuna – Jovanotti scese da “l’albero” per insegnarci cosa è la politica, come andrebbero risolti i problemi del terzo mondo e via dicendo. E essendo parte dello stesso sistema che contesta (o finge di contestare) pensa bene di portare la sua rabbia populista sul palco dell’Ariston, con l’umiltà di un messia, richiamando i governanti di tutto il mondo – e, in particolare, Massimo D’Alema allora premier – a “cancellare il debito ai Paesi del terzo mondo. La canzone è a dir poco cacofonica, l’esibizione è quella di un tarantolato col sorriso che non convincerebbe nemmeno un insegnante a cancellare una multa sul registro di scuola, figuriamoci il debito dei paesi del corno d’Africa. Eppure l’incredibile bruttezza della sua esibizione deve aver in un qualche modo stregato il nostro D’Alema che qualche giorno dopo, addirittura, riceve Jovanotti e il prezzemolino dei temi globali Bono Vox per “discutere” dei problemi rappresentati dal brano. Il problema principale rappresentato dalla canzone, a nostro avviso, è la mancanza di metrica e la sua esistenza, in generale: per fortuna la cosa finì nel silenzio assoluto.

Ilaria Paoletti

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1 commento

  1. Un malvezzo tutto italiano (e figlio dei mai abbastanza esecrati anni ’70), quello di voler “politicizzare” ogni tipo di spettacolo… Ma se nel teatro e nel cinema la cosa ha prodotto – sia pur raramente – risultati apprezzabili, almeno sul piano della qualità artistica, in un ambito squisitamente commerciale com’è quello delle canzonette “mainstrem”, gli esiti sono a dir poco esilaranti. Quando cialtroni cresciuti in discoteche o centri sociali se la danno da fini intellettuali (o peggio ancora da rivoluzionari), lo scatto d’ira nello spettatore normale é inevitabile: che a fare la morale siano milionari semianalfabeti francamente risulta insopportabile! Si beino della fortuna caduta loro sul capo senza rompere i coglioni discettando di temi che non capiscono e che non li riguardano. D’accordo: viviamo in un mondo che ha smarrito i limiti del buon gusto, ma consentire a questa gentaglia di tenere lezioncine pagate profumatamente cob i nostri soldi mi pare davvero masochismo puro.

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