Berlino, 29 mag – I Rammstein tornano a far parlare di sé con il nuovo video Ausländer: oggetto della controversia, questa volta, è il neocolonialismo occidentale sotto forma di turismo sessuale.

I Rammstein come Africa addio

Nel video si vede il gruppo arrivare su un gommone su di un’isola popolata di indigeni vestiti in abiti tribali e impegnati in danze forsennate. Immediatamente i membri del gruppo tedesco si trasformano, tute kaki e stivaloni alla mano, in colonialisti d’antan: quasi sembra di trovarsi sul set di Africa addio di Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi. E sebbene dapprima sembrino fondersi amabilmente con i “selvaggi”, al calar delle tenebre rivelano la loro vera natura: tutti i membri dei Rammstein sono in realtà dei “predatori sessuali”, pronti ad avventarsi sulle donne della tribù. Anche il testo della canzone non è da meno: in tutte le lingue del mondo il cantante Till Lindemann si sdilinquisce in complimenti e inviti ad appartarsi, parlando in prima persona come un turista che viaggia solo per esperienze sessuali, da mettere in atto sulla pelle delle donne povere del terzo mondo.

Un messaggio “ambiguo”

Il messaggio che il video pare rappresentare è ambiguo: se da una parte sembra scagliarsi contro l'”oppressione” dell’uomo bianco, dall’altro il fatto che arrivino col gommone (prerogativa degli immigrati che arrivano a bordo di imbarcazioni di fortuna in Europa) e la conclusione che vede l’unico uomo bianco rimasto diventare il “re” della comunità di indigeni sembra voler dare il messaggio che la conquista di una cultura si attua anche attraverso la conquista sessuale delle donne che vi appartengono. E questa provocazione, tenuto conto di alcuni allarmanti dati (in Italia, sugli 82mila immigrati che nel corso del 2015 hanno fatto domanda di asilo, il 90% sono uomini tra i 18 e i 34 anni), non può che far riflettere.

Ilaria Paoletti

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