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crocetta tutino borsellinoPalermo, 17 lug – Così, alla fine, anche Crocetta è scivolato. Triste la fine -ammesso che si dimetta- di un governatore dietro l’altro di questa, per usare il titolo di un libro di Pietrangelo Buttafuoco dal quale è stata poi tratta anche una piéce tatrale, “buttanissima” Sicilia.
E no, la malagestione non c’entra. Crocetta non è scivolato su una regione con i conti sempre più fuori controllo. Nemmeno ha messo il piede in fallo sulla sanità, il servizio regionalizzato per eccellenza che fra Palermo e Catania fa acqua da tutte le parti. Le infrastrutture allora? Un viadotto in caduta libera dietro l’altro, le autostrade mai completate, le ferrovie in stato di latente dimissione? Neanche questo e’ bastato per scalfire la leadership di Crocetta.
Cosa, allora? La Sicilia danza da anni un tango sconclusionato sull’orlo del precipizio, ma questa non sembra una motivazione valida per individuare responsabilità politiche. Più facile, evidentemente, puntare su un’intercettazione nella quale peraltro Crocetta passa più da vittima che da attore vero e proprio. Il suo silenzio di fronte alle tremende parole del dottor Tutino è senza dubbio terribilmente imbarazzante. Così come imbarazzanti sono le scuse accampate dall’ex sindaco di Gela.
Ancora più imbarazzante è però il comportamento di uno dei partiti di governo della regione, quel Pd che chiude un occhio di fronte allo scriterio di Palazzo dei Normanni ma decide di non far passare un’espressione -rectius: una non reazione verbale- di un loro uomo. Crocetta è da mesi nell’occhio del ciclone, metterlo all’angolo per quanto da lui (non) fatto nel corso del mandato avrebbe però significato trascinare con lui una buona fetta del Pd regionale. E’ il trionfo del politicamente corretto: si fa fuori un uomo non per la sua (mala)gestione -nella quale sì, in questa ci sono precise responsabilità- ma si approfitta di uno scivolone verbale per tentare di cambiar tutto. Anche se il gattopardo è sempre in agguato dietro l’angolo. E a rimetterci saranno, come da anni a questa parte, sempre i siciliani.
Filippo Burla

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