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di stefanoRoma, 17 lug – Simone Di Stefano, vicepresidente di Casapound Italia e presidente di Sovranità, era presente stamattina al fianco della popolazione di Casale San Nicola, il quartiere romano che è stato teatro di scontri fra italiani e polizia per l’arrivo proditorio di un gruppo di profughi da sistemare in un’ex scuola. L’abbiamo intervistato per sapere cosa è successo.
Simone, ci spieghi cosa è successo stamattina?
Succede che il prefetto, cioè il governo, ha deciso di schierare la polizia contro gli italiani per far entrare gli immigrati clandestini nella strutture del Casale di San Nicola.
Immigrati clandestini? Dicono che fossero profughi…
Io li ho visti da vicino, sono pronto a scommettere che non c’è neanche un siriano o un eritreo fra di loro. C’era qualche srilankese, c’erano presumibilmente dei senegalesi e qualche nordafricano. Non sono rifugiati, sono semplici immigrati clandestini, presi in mezzo al mare e portati alla periferia di Roma, tanto questi chi li controlla? Dicono di essere rifugiati e va bene così…
Che impressione ti hanno fatto?
Erano giovani in salute, ci riprendevano con il telefonino ultimo modello, qualcuno ha mostrato il dito medio.
Com’è stato l’atteggiamento della polizia?
Ha seguito le disposizioni del prefetto, che ha dato ordine di rimuovere il presidio. Abbiamo quindi visto dei poliziotti italiani prendere di peso, con la forza, delle signore e delle madri di famiglia che erano in prima fila con le mani alzate, poi in seconda fila c’erano i loro mariti, cioè dei signori anziani. Quando sono arrivati a contatto con i nostri militanti c’è stata un po’ più di tensione, sono volate le manganellate. Noi ovviamente eravamo disarmati, avevamo solo i caschi. E per fortuna…
Ora che succede?
Noi, come CasaPound Italia, siamo sempre vicini alla popolazione che scende in strada per difendere il proprio territorio da scelte folli come queste. Il caso di Treviso insegna, la mobilitazione può vincere. Al contrario, chi cede su un singolo punto è come se cedesse su tutto.

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